Governo, lite sulle armi tra Meloni e Giorgetti poi confronto con Salvini
di Giuseppe Colombo , Lorenzo De CiccoL’accordo sulla risoluzione di maggioranza ci sarà? «Sicuramente», sibila Matteo Salvini sbucando da una sala di Montecitorio, dopo il federale della Lega. In realtà la quadra sul testo che il centrodestra dovrà votare martedì e mercoledì in Parlamento, prima del consiglio europeo del 20-21 marzo, ancora non c’è. Per oggi è attesa una bozza, ma le posizioni tra i partiti del centrodestra sono all’opposto. FdI e FI hanno votato a favore del Rearm Eu all’Eurocamera di Strasburgo. La Lega ha detto no, bersagliando Ursula von der Leyen. E ieri per tutto il giorno ha continuato a mettere paletti.
Salvini fissa la linea a metà mattinata, in una riunione con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che da FdI e FI bollano come «un controvertice». Poi torna di nuovo alla carica nel consiglio federale del tardo pomeriggio. Cosa chiede il Carroccio? Di aumentare gli investimenti nella difesa, ma solo dopo il via libera ad altre misure, cioè le pensioni, la flat tax, la nuova rottamazio…
L’accordo sulla risoluzione di maggioranza ci sarà? «Sicuramente», sibila Matteo Salvini sbucando da una sala di Montecitorio, dopo il federale della Lega. In realtà la quadra sul testo che il centrodestra dovrà votare martedì e mercoledì in Parlamento, prima del consiglio europeo del 20-21 marzo, ancora non c’è. Per oggi è attesa una bozza, ma le posizioni tra i partiti del centrodestra sono all’opposto. FdI e FI hanno votato a favore del Rearm Eu all’Eurocamera di Strasburgo. La Lega ha detto no, bersagliando Ursula von der Leyen. E ieri per tutto il giorno ha continuato a mettere paletti.
Salvini fissa la linea a metà mattinata, in una riunione con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che da FdI e FI bollano come «un controvertice». Poi torna di nuovo alla carica nel consiglio federale del tardo pomeriggio. Cosa chiede il Carroccio? Di aumentare gli investimenti nella difesa, ma solo dopo il via libera ad altre misure, cioè le pensioni, la flat tax, la nuova rottamazione delle cartelle fiscali, che Salvini vuole far approvare in commissione Finanze, al Senato, entro fine marzo. E ancora: se si dovranno fare acquisti militari, vanno realizzati comprando da aziende italiane. E basta. Filosofia su cui FdI potrebbe essere d’accordo in linea di principio, ma che — spiegano ambienti della Difesa — non si può mettere in pratica logisticamente. Anche perché molte aziende italiane attive nel comparto hanno joint venture o rami in condivisione con Francia e Germania. Paesi che peraltro non vanno indispettiti, per portare a dama le modifiche al Rearm Eu ed evitare che sia finanziato principalmente a debito, senza garanzie europee.
La presidente del consiglio è irritata per le notizie che fanno circolare dal Carroccio. Su questo si confronta a margine del Cdm, davanti a testimoni, proprio con Giorgetti. Uno scambio «teso», raccontano diverse fonti. La premier non condividerebbe le sortite leghiste, il modo, i toni scelti. Le richieste insostenibili. Quando la notizia del diverbio — per ore sulla bocca di diversi ministri — alla fine trapela online, sia Palazzo Chigi che il Mef «smentiscono categoricamente qualsiasi ipotesi di contrasto» tra la presidente del consiglio e il titolare delle Finanze. Poco dopo il confronto con Giorgetti, Meloni comunque viene vista parlare per diversi minuti con Salvini, che si accomoda accanto a lei in Cdm, nel posto di Antonio Tajani, impegnato ieri in Canada per il G7 degli Esteri (oggi vedrà in un bilaterale il segretario di Stato Usa, Marco Rubio). Poi la premier ha modo di confrontarsi anche con il titolare della Difesa, Guido Crosetto.
Sono ore tese, in maggioranza e al governo. Anche perché la Lega insiste su altri dossier, dai dazi, premendo per trattare a due con Washington, all’autonomia differenziata: il ministro Roberto Calderoli in Cdm ha chiesto ai colleghi di andare avanti sulla norma riguardante i Lep, ricordando anche che il federalismo fiscale è una riforma compresa tra quelle legate al Pnrr.
Il clima è questo. Tanto che a sera, dagli schermi di Rete4, interviene anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa. «Dovremmo controllare i toni almeno in politica estera — è l’invito — mantenere posizioni anche diverse ma senza urlare o creare una rottura che indebolisca l’Italia e l’Europa». Meloni, per La Russa, vuole essere «un punto di raccordo» tra l’Ue e Trump. E a proposito: la premier continua a cambiare l’agenda. Ieri ha annullato la trasferta a Milano, oggi ha anticipato di due ore la visita agli Special Olympics di Torino. Secondo fonti governative sarebbero in corso valutazioni su un viaggio lampo negli Usa. Anche se per Palazzo Chigi non ci sono novità sulle missioni internazionali.