ROMA – È l’unica riforma che tiene (quasi) unito il governo, la sola che il governo di Giorgia Meloni veda a portata di mano: e proprio un suo fedelissimo, il super-protetto Andrea Delmastro, la piccona platealmente. Fino a provocare la furia di Forza Italia, il fastidio degli altri, l’irritazione della premier.
Separazione delle carriere e creazione dei due Csm, il sottosegretario alla Giustizia FdI le boccia: «La riforma? Non mi piace. Unica cosa figa è il sorteggio dei togati». Ma soprattutto offre alla schiera di toghe e giuristi già in rivolta contro il ddl di revisione costituzionale la conferma a tutti gli allarmi. «C’è un rischio nel doppio Csm, – spiega Delmastro in un colloquio informale con Il Foglio – o si va fino in fondo e si porta …
ROMA – È l’unica riforma che tiene (quasi) unito il governo, la sola che il governo di Giorgia Meloni veda a portata di mano: e proprio un suo fedelissimo, il super-protetto Andrea Delmastro, la piccona platealmente. Fino a provocare la furia di Forza Italia, il fastidio degli altri, l’irritazione della premier.
Separazione delle carriere e creazione dei due Csm, il sottosegretario alla Giustizia FdI le boccia: «La riforma? Non mi piace. Unica cosa figa è il sorteggio dei togati». Ma soprattutto offre alla schiera di toghe e giuristi già in rivolta contro il ddl di revisione costituzionale la conferma a tutti gli allarmi. «C’è un rischio nel doppio Csm, – spiega Delmastro in un colloquio informale con Il Foglio – o si va fino in fondo e si porta il pm sotto l’esecutivo, come avviene in tanti Paesi, oppure gli si toglie il potere di impulso sulle indagini». Autogol micidiale. Reagisce l’Associazione nazionale magistrati: «Vogliono sottomettere i pm alla politica, via le ipocrisie». Le opposizioni: deve lasciare. E non sarà né la correzione del sottosegretario, smentito dall’audio che Il Foglio rende pubblico; né le parole ecumeniche di Nordio, a sera, a cancellare la clamorosa grana.
Ma è indicativa la seccata risolutezza con cui il viceministro della giustizia Sisto, rientrando da un dibattito a Napoli, scandisce: «Ognuno può pensarla come vuole. Una cosa è certa: sulla riforma andremo avanti come prima, più di prima». Forza Italia non gliela perdona. Anche il portavoce Raffaele Nevi gela subito l’intervista con due parole: «Considerazioni personali»
E con FI, i primi a reagire, ieri mattina, sono i vertici dell’Anm. «Delmastro non è soltanto il sottosegretario, ma la voce della giustizia in Fratelli d’Italia, il governo dia chiarimenti», dice a Repubblica il presidente Cesare Parodi. Seguito dal segretario Rocco Maruotti: «Delmastro certifica ciò che sempre abbiamo denunciato: il governo vuole il pm agli ordini della politica, ora la maschera è caduta».
Dopo burrascosi contatti telefonici con Chigi e Nordio, il sottosegretario è costretto a inviare una nota per gettare acqua sul fuoco, insistendo su un concetto: «Sfumature interpretative». «L’impianto della riforma è ottimo – scrive – ho argomentato che in fase di stesura della riforma c’era un confronto fra due opzioni, con vantaggi e svantaggi», insomma «no a distorsioni». E il ministro Nordio da Venezia minimizza: «C’è stata un’ enfatizzazione giornalistica di una discussione complessa». Sposta il mirino sui magistrati: «Non abbiamo gettato maschere e sono sconcertato dalla reazione di alcuni dell’Anm». Poi rilancia: «Stiamo lavorando per modificare i criteri della custodia cautelare».
Ma la bufera è in corso. Cavalcata dalle opposizioni che mettono insieme la collezione di “perle” del sottosegretario per chiedere il passo indietro: la condanna in primo grado dopo il caso Cospito, le accuse alle toghe di considerarsi «ayatollah», le parole shock di novembre: «Non dobbiamo lasciar respirare chi sta sull’auto della penitenziaria».
Il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia bolla come «imbarazzante balletto» quello della maggioranza: «Ciò che ha confessato il sottosegretario è la verità. La separazione delle carriere dei magistrati e lo sdoppiamento del Csm ha un fine preciso, assoggettare il potere giudiziario a quello esecutivo. Ora la domanda è: come fa un sottosegretario a sconfessare il ministro e a rimanere al suo posto? Come fa Nordio a fingere che non si accaduto? E la premier a tacere?». Sarcastico Conte, leader M5S: «D’accordo con Delmastro solo sul giudizio pessimo che dà di Nordio e della riforma. È uno che dice la verità: non solo la legge non risolve i problemi della giustizia ma li peggiora, rendendo i pm alle dipendenze del governo». E Matteo Renzi: «Stesso governo, stesso partito, stesso palazzo, dicono l’uno il contrario dell’altro. Meloni fa dimettere il ministro o il sottosegretario?». Da Avs, Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro: «Dopo essere stato condannato per rivelazione del segreto d’ufficio, avrebbe già dovuto dimettersi: ora Delmastro ha un motivo in più per andarsene».