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Delmastro contro la riforma Nordio, l’ira di Palazzo Chigi. E FI pretende un chiarimento

Il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro (ansa)

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Telefonate di Mantovano e Sisto col sottosegretario: “Io fregato”. Nessuno alleato lo difende. Tajani evoca un vertice di maggioranza
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ROMA – È il sottosegretario di Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, il primo ad attivarsi e a chiamare, ieri mattina presto, Andrea Delmastro. Chiarissimo chi l’abbia incaricato di questa prima telefonata esplorativa: Giorgia Meloni, che raccontano come estremamente irritata per lo scivolone del fedelissimo. L’obiettivo dell’uomo-macchina della premier, riferiscono più fonti a conoscenza del colloquio, sarebbe stato soprattutto uno: limitare il danno delle affermazioni del sottosegretario alla Giustizia pubblicate dal Foglio. Capire se ci fosse un audio (si capirà poi: c’era, eccome), se si potesse smentire seccamente il contenuto della chiacchierata così come riportato (no, non si poteva) o se tentare una rettifica parziale, la strada poi battuta dal politico biellese.

Mantovano non è l’unico a sentire Delmastro. Gli telefona anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, piuttosto seccato per com’era stato tratteggiato, poco carinamente, il suo progetto costituzionale. Si attiva sub…

ROMA – È il sottosegretario di Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, il primo ad attivarsi e a chiamare, ieri mattina presto, Andrea Delmastro. Chiarissimo chi l’abbia incaricato di questa prima telefonata esplorativa: Giorgia Meloni, che raccontano come estremamente irritata per lo scivolone del fedelissimo. L’obiettivo dell’uomo-macchina della premier, riferiscono più fonti a conoscenza del colloquio, sarebbe stato soprattutto uno: limitare il danno delle affermazioni del sottosegretario alla Giustizia pubblicate dal Foglio. Capire se ci fosse un audio (si capirà poi: c’era, eccome), se si potesse smentire seccamente il contenuto della chiacchierata così come riportato (no, non si poteva) o se tentare una rettifica parziale, la strada poi battuta dal politico biellese.

Mantovano non è l’unico a sentire Delmastro. Gli telefona anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, piuttosto seccato per com’era stato tratteggiato, poco carinamente, il suo progetto costituzionale. Si attiva subito anche Forza Italia, la più sensibile sulla separazione delle carriere, perché è un cavallo di battaglia storico dei berlusconiani e perché forse, mormorano da tempo gli azzurri, sarà l’unica riforma che il centrodestra porterà a casa in questa legislatura. Il vicepremier Antonio Tajani chiama dal Canada il viceministro Francesco Paolo Sisto. Raccontano fonti forziste che il segretario azzurro non ha preso bene (eufemismo) la sortita di Delmastro. Chiede smentite pubbliche. In assenza delle quali FI pretende un vertice di maggioranza, allargato al guardasigilli Nordio, allo stesso Delmastro e forse anche ai leader della coalizione. Tocca allora a Sisto chiamare Delmastro. E in questa telefonata il sottosegretario avrebbe ammesso che sì, quella frase era stata pronunciata. «Mi hanno fregato — il senso del ragionamento, secondo diverse fonti — ma era una chiacchierata informale, in cui peraltro difendevo la riforma nel suo complesso». Soprattutto FI ottiene una rassicurazione politica, dal sottosegretario meloniano: «Non era una velina fatta filtrare, FdI non cambia linea, in aula voteremo compatti il testo».

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani

 (reuters)

Gli azzurri comunque restano in tensione, anche se la richiesta di un vertice sembra per ora accantonata. Però nessun azzurro difende Delmastro, anzi c’è chi lo critica apertamente. Anche la Lega non pronuncia una sillaba di sostegno. Lo fa solo FdI, dopo la pubblicazione integrale dell’audio: un ordine di batteria partito dalla comunicazione di Palazzo Chigi, coordinata dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Restano però i malumori sottotraccia. Di Nordio, che intanto vede slittare ancora la mozione di sfiducia personale ai suoi danni, oltre la prossima settimana. E di Meloni, che fino a sera non si è fatta sentire, con il suo colonnello in Piemonte.

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