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Donne, giovani, bambini: incontro tra generazioni nel nome di Ventotene

“Una piazza per l’Europa”, manifestazione a Piazza del Popolo a Roma

 

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Liceali, famiglie e attivisti, bandiere della pace e facce dipinte di blu. “Sarebbe bella una manifestazione insieme in tutto il Continente”
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Nell’ultimo spicchio di piazza del Popolo, accanto a un gruppo che intona la Marsigliese, Matilde guarda la mamma: «Ma non ti sembra che quelle stelline sulla bandiera si abbraccino?». Convinta europeista, Benedetta Cassani, 45 anni, funzionaria esperta di startup della Sapienza di Roma, ha convinto la sua bambina e una decina di amici a dipingersi le guance di blu: «Sono stata fortunata a conoscere la vecchia generazione di federalisti europei che mi ha insegnato cos’ha significato conquistare il sogno europeo, cos’ha voluto dire intuire che per una pace duratura bisognava mettere insieme valori e unire Paesi». Mentre parla d’Europa le brillano gli occhi eppure, dice, «sono arrabbiata perché noi della generazione Erasmus non ci rendiamo conto di cosa ci hanno regalato: l’Europa è un tesoro da proteggere. Se penso a dove far crescere i miei figli, posso rispondere solo: in Europa».

Come lei, abbarbicato su un muretto vicino al palco, la bandiera come mantello, c’è Matteo, 24 anni, un…

Nell’ultimo spicchio di piazza del Popolo, accanto a un gruppo che intona la Marsigliese, Matilde guarda la mamma: «Ma non ti sembra che quelle stelline sulla bandiera si abbraccino?». Convinta europeista, Benedetta Cassani, 45 anni, funzionaria esperta di startup della Sapienza di Roma, ha convinto la sua bambina e una decina di amici a dipingersi le guance di blu: «Sono stata fortunata a conoscere la vecchia generazione di federalisti europei che mi ha insegnato cos’ha significato conquistare il sogno europeo, cos’ha voluto dire intuire che per una pace duratura bisognava mettere insieme valori e unire Paesi». Mentre parla d’Europa le brillano gli occhi eppure, dice, «sono arrabbiata perché noi della generazione Erasmus non ci rendiamo conto di cosa ci hanno regalato: l’Europa è un tesoro da proteggere. Se penso a dove far crescere i miei figli, posso rispondere solo: in Europa».

Come lei, abbarbicato su un muretto vicino al palco, la bandiera come mantello, c’è Matteo, 24 anni, universitario e organizzatore d’eventi, «nativo europeo», che ha lasciato Pisa in auto per arrivare qui: «Ci sono perché l’Europa è l’ultimo luogo in cui si difendono le libertà individuali e collettive. Se viene messa in dubbio, va protetta, anche militarmente. Qui c’è tanta gente che non la pensa come me, ma la dialettica è parte dell’Europa, non siamo un monolite ed è bello così». Di ragazzi, quelli che girano il Continente con l’interrail e i voli low cost, non ce ne sono tanti, «ne aspettavamo di più», dicono con rammarico Cosma e Sofia, 17 e 16 anni, studenti del classico, «cittadini d’Europa». Se gli chiedi cos’è “Europa” rispondono in coro: «La nostra casa. Un ideale, una speranza, un progetto politico fondato sui valori in cui crediamo. Primo tra tutti: la parità». Sono soprattutto loro, i più giovani, a dirsi «tristemente realisti davanti al riarmo perché c’è chi ci fa la guerra. E dobbiamo difendere i nostri concittadini, compagni, fratelli». Accanto alla gigante testa di cartapesta di un Donald Trump che addenta banconote, c’è Damiano Masella, 22 anni, avvolto in una bandiera blu: «Gli Stati Uniti ci hanno voltato le spalle, dobbiamo rendere l’Europa indipendente: non puoi ragionare con una tigre quando hai la testa tra le sue fauci».

È un’altra la generazione in questa piazza plurale che sventola le (tante) bandiere della pace. Fabrizio Lepri, 68 anni, pensionato, la alza in cielo: «Serve uno sforzo organizzativo e non economico per la difesa europea, ammesso che l’istanza militare sia la più importante per la sicurezza dei cittadini e non solo per i profitti dell’industria delle armi. Sono qui, confuso, come dice Serra, ma bisogna stare insieme per tornare a contare». Fatima Morelli è arrivata da Pesaro con il pullman della Cgil, è un’ex bancaria, una femminista. Sul cartello che indossa c’è scritto: “La salvezza non sta nella forza bruta delle armi ma nella costruzione dei rapporti umani”: «Sono contro la guerra — spiega — C’è un modello diverso di rapporti personali e politici da costruire che non è visto o non si vuol vedere ed è quest’idea che ho voluto portare in piazza».

Mirko Fina, 40 anni, di Tivoli, la bandiera dell’Ucraina in mano, scuote la testa: «Noi l’Europa l’abbiamo vissuta a pieno, ma non vorrei fosse stata solo un bel sogno. Ora non c’è un’alternativa alla spesa di difesa, non c’è una pace ideale. Trump ci ha risvegliati dal sonno». Alisa, 33 anni, di Ciampino, ce l’ha invece con Putin, è russa, ha al collo un cartello contro il suo presidente: «Parlare di pace e di unificazione europea è dire la stessa cosa. Qui ci sono i diritti umani, leggi che proteggono le minoranze. Non sarà una democrazia perfetta ma è una democrazia. E insieme può farcela più di tanti Paesi disuniti».

Emanuela, 65 anni, è seduta a terra, su una bandiera blu a stelle gialle che le fa da cuscino. «Perché l’Europa è un’idea comoda — scherza — però...». In quel “però” c’è la sua convinzione che sia «importantissimo rafforzare l’unità perché se i giovani hanno potuto viaggiare e lavorare senza confini è perché la generazione prima della mia ha lottato. Non sono guerrafondaia, non sono capace di usare arma né di dare pugno ma in questo pazzo mondo polarizzato dobbiamo essere capaci di salvarci da un’aggressione. Funziona per l’Europa come per i diritti: abbiamo imparato che sono così facili da perdere». Daniela e Marta, due amiche, scendono dal Pincio dopo 4 ore: «Dovevamo esserci tutti qui, per i diritti civili, la salute, il lavoro, la pace. Sarebbe bella una data comune per scendere in piazza insieme, da Berlino a Madrid. L’Europa siamo noi».

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