Francesca Vecchioni: “Voci così diverse sono una ricchezza da conservare”
di Concetto VecchioFrancesca Vecchioni, presidente della Fondazione Diversity, cosa rimarrà della piazza per l’Europa?
«La consapevolezza che siamo una democrazia, proprio perché non tutti la pensavamo allo stesso modo sabato. Ma questo è un bene, perché questa pluralità rappresenta esattamente la ricchezza che siamo chiamati a difendere: avere opinioni differenti ed essere nello stesso luogo».
Chi l’ha colpita di più?
«Tutti avevano qualcosa da dire. Sono state dette cose molto importanti, ma se devo fare un nome dico Marina Cuollo che ha posto il tema dell’accessibilità. Spesso si dimentica che una persona su quattro in Europa ha una qualche forma di disabilità, ma il mondo non è disegnato per tutte le persone. In questo l’Unione sta dettando standard importanti, e accessibilità significa anche inclusione nel mondo del lavoro».
Come farne tesoro?
«È un po’ come durante la pandemia. Nel senso che Trump e Musk sono un virus per le democrazie. Ma noi europei abbiamo gli anticorpi per non riusc…
Francesca Vecchioni, presidente della Fondazione Diversity, cosa rimarrà della piazza per l’Europa?
«La consapevolezza che siamo una democrazia, proprio perché non tutti la pensavamo allo stesso modo sabato. Ma questo è un bene, perché questa pluralità rappresenta esattamente la ricchezza che siamo chiamati a difendere: avere opinioni differenti ed essere nello stesso luogo».
Chi l’ha colpita di più?
«Tutti avevano qualcosa da dire. Sono state dette cose molto importanti, ma se devo fare un nome dico Marina Cuollo che ha posto il tema dell’accessibilità. Spesso si dimentica che una persona su quattro in Europa ha una qualche forma di disabilità, ma il mondo non è disegnato per tutte le persone. In questo l’Unione sta dettando standard importanti, e accessibilità significa anche inclusione nel mondo del lavoro».
Come farne tesoro?
«È un po’ come durante la pandemia. Nel senso che Trump e Musk sono un virus per le democrazie. Ma noi europei abbiamo gli anticorpi per non riuscire a farci infettare: sono i nostri valori che ci uniscono nella diversità. Ecco, dobbiamo farli valere».
La democrazia è a rischio?
«Trump ha smantellato i programmi di diversità e inclusione del governo federale in un attimo. Pensiamo cosa succederebbe se accadesse anche da noi. Diritti faticosamente acquisiti per migliorare la società polverizzati con un ordine esecutivo: è questa la deriva che dobbiamo combattere».
La piazza era figlia della paura?
«Anche. Si avvertiva l’ansia di perdere quel che si ha. Tu ti accorgi di quello che hai quando capisci che te lo potrebbero togliere».
Abbiamo dato per scontate le nostre libertà?
«Probabilmente sì. Non è una cosa banale essere liberi. Dimentichiamo, per limitarci a due soli esempi, sono oltre 70 paesi i paesi in cui una persona perché Lgbt non può lavorare, o fidanzarsi, o, semplicemente vivere perché condannata a morte. O che ci sono 130 milioni di bambine che non possono studiare perché destinate al matrimonio, o perché in guerra o solo perché femmine».
Per un pezzo di sinistra la piazza avrebbe però dovuto essere più critica contro un’Europa che punta al riarmo.
«Se fossimo tutti d’accordo non sarebbe democrazia, no? La polarizzazione ha portato a indurci a schierarci per un sì o per un no. Parliamone. Ricordiamoci che quando dobbiamo far valere la lesione di un diritto è all’Europa che ci rivolgiamo».
Dalla piazza viene un appello all’unità?
«In piazza bisognava esserci, per difendere un’idea di democrazia e i nostri valori che da quell’idea discendono. Sul resto discutiamo liberamente».
Questa Europa burocratica però non piace a molti, anche a sinistra.
«Burocratica perché le conquiste costano fatica? Non è vero che l’Europa non c’è stata su tante frontiere. Al contrario corregge la rotta di paesi come Ungheria, e fino all’anno scorso la Polonia, che cercano di tradire i valori e i diritti».
I giovani ci credono nell’Europa?
«Io penso proprio di sì, l’Europa è un faro per molti giovani, e per tutte le persone che vedono in lei la propria casa».