Nevi (FI) “La difesa comune serve, anche gli alleati lo capiranno”
di Matteo PucciarelliRaffaele Nevi, Forza Italia
(fotogramma)Raffaele Nevi, vicecapogruppo alla Camera e portavoce di Fi, è convinto: «Alla fine contano i fatti, la Lega voterà la risoluzione del governo», dice.
Come sta andando il lavoro sul documento del governo per recepire il ReArm?
«Non è ancora arrivato al tavolo di discussione parlamentare, i tempi sono stretti ma la nostra posizione è chiara: l’Europa deve dotarsi di una difesa adeguata a fronteggiare i problemi che purtroppo esistono, dalla minaccia cibernetica al tema dello spazio, dalle tecnologie innovative all’intelligence. E in più abbiamo sempre detto che siamo favorevoli a rispettare i patti con la Nato sulle spese in difesa».
Quelli del 2 per cento rispetto al Pil o il 5 che chiede Trump?
«No, il 2, il 5 non è un patto preso. Poi serve una razionalizzazione delle spese di difesa europee, sul lungo periodo bisogna arrivare a un comparto comune».
La Lega non la pensa così però, qual è un punto di caduta possibile?
«Riconoscere che sono tecnologie utili anche per il civile,…
Raffaele Nevi, vicecapogruppo alla Camera e portavoce di Fi, è convinto: «Alla fine contano i fatti, la Lega voterà la risoluzione del governo», dice.
Come sta andando il lavoro sul documento del governo per recepire il ReArm?
«Non è ancora arrivato al tavolo di discussione parlamentare, i tempi sono stretti ma la nostra posizione è chiara: l’Europa deve dotarsi di una difesa adeguata a fronteggiare i problemi che purtroppo esistono, dalla minaccia cibernetica al tema dello spazio, dalle tecnologie innovative all’intelligence. E in più abbiamo sempre detto che siamo favorevoli a rispettare i patti con la Nato sulle spese in difesa».
Quelli del 2 per cento rispetto al Pil o il 5 che chiede Trump?
«No, il 2, il 5 non è un patto preso. Poi serve una razionalizzazione delle spese di difesa europee, sul lungo periodo bisogna arrivare a un comparto comune».
La Lega non la pensa così però, qual è un punto di caduta possibile?
«Riconoscere che sono tecnologie utili anche per il civile, che è un investimento che sviluppa posti di lavoro e Pil. Per noi “difesa” è la sicurezza dei cittadini, o dei commerci, è il contrasto all’immigrazione illegale, che è collegato alle sicurezza delle città. Pensiamo sempre alle bombe e ai cannoni ma non è solo quello».
Ma l’ha colpita la presa di posizione critica di Giorgetti al ReArm? È il ministro dell’Economia, i conti passano da lui.
«Quello che conta in politica sono i fatti, bisogna aspettare e vedere ma mi fido della Lega che è stata sempre compatta e in linea col governo anche quando c’erano differenze. Del resto facciamo parte di forze politiche diverse in Europa, noi sosteniamo von der Leyen e loro no e la preoccupazione di Giorgetti è anche la nostra: che non ci siano spese militari che sostituiscono quelle per altri servizi pubblici. Il fatto che siano fuori dal Patto di stabilità ci tranquillizza».
Quindi il veto leghista lo si può superare, dice lei.
«Non vedo veti. Sa, “riarmo” è una brutta definizione, sbagliata sul piano comunicativo, siamo già armati e spendiamo già oggi più della Russia, il tema è se vogliamo essere un grande Paese che compete tra i grandi del mondo».
Ma al di là del ReArm, a destra non c’è più che altro una differenza tra chi è per l’Europa e chi sposa visioni nazionaliste?
«C’è un po’ di scetticismo, certamente, legato al fatto che l’Europa ha fatto enormi errori e perciò è calata la considerazione e la fiducia verso l’istituzione. Ma non è una posizione ideologica».
Putin è davvero una minaccia per Europa?
«Penso e spero che non abbia in testa mire continentali, ma quattro anni fa pensavamo lo stesso sull’Ucraina e invece è stato possibile, per cui non sottovalutiamo nulla».
Con Trump sembrano condividere lo scopo di indebolire l’Europa.
«Non mettiamoli sullo stesso piano, bisogna parlare di più con Trump e non dare per scontato che non ci possa essere un dialogo, come Fi riteniamo che abbiamo interessi comuni con gli Usa e troveremo il modo di intenderci».