Floridia: “Sulle nomine la Rai mortifica le donne. Bloccare la commissione è un atto eversivo”
di Giovanna Vitale“Ci sono due cose davvero inaccettabili. Il primo è uno scandalo che credo non abbia precedenti: le nomine predisposte dai vertici Rai sono tutte maschili, avvalorano la tesi che all’interno non ci sia nessuna donna in grado di assumere ruoli dirigenziali. Il secondo, non meno grave: a sei mesi dall’insediamento, l’amministratore delegato non è ancora venuto in Vigilanza, come da noi più volte richiesto, a spiegarci le sue scelte e le sue strategie”. Barbara Floridia, presidente della bicamerale di controllo sul servizio pubblico, non ha più parole per esprimere sconforto e rabbia.
Giovedì in Cda verranno nominati i direttori dei Tg fin qui retti ad interim. Considerando quelli già in carica, le testate giornalistiche Rai saranno tutte guidate da uomini. Che segnale è?
“Pessimo. E pure contestabile, dal momento che nel contratto di servizio la valorizzazione delle competenze femminili e il rispetto dell’equilibrio di genere sono scritti nero su bianco. Siamo stati noi delle opposizion…
“Ci sono due cose davvero inaccettabili. Il primo è uno scandalo che credo non abbia precedenti: le nomine predisposte dai vertici Rai sono tutte maschili, avvalorano la tesi che all’interno non ci sia nessuna donna in grado di assumere ruoli dirigenziali. Il secondo, non meno grave: a sei mesi dall’insediamento, l’amministratore delegato non è ancora venuto in Vigilanza, come da noi più volte richiesto, a spiegarci le sue scelte e le sue strategie”. Barbara Floridia, presidente della bicamerale di controllo sul servizio pubblico, non ha più parole per esprimere sconforto e rabbia.
Giovedì in Cda verranno nominati i direttori dei Tg fin qui retti ad interim. Considerando quelli già in carica, le testate giornalistiche Rai saranno tutte guidate da uomini. Che segnale è?
“Pessimo. E pure contestabile, dal momento che nel contratto di servizio la valorizzazione delle competenze femminili e il rispetto dell’equilibrio di genere sono scritti nero su bianco. Siamo stati noi delle opposizioni a batterci per inserire questo passaggio nel testo: è stato uno dei motivi, insieme alla tutela del giornalismo d’inchiesta, per cui alla fine l’abbiamo votato”.
Siamo in presenza di una violazione del contratto di servizio?
“Vediamo cosa succede domani in Cda. Tutto quanto sappiamo l’abbiamo appreso dai giornali, visto che non abbiamo avuto ancora il piacere di ascoltare l’ad Giampaolo Rossi in Vigilanza. Dopodiché, la fotografia che emerge dalla lettura dei quotidiani è allarmante: a capo dei telegiornali non ci sarà neppure una donna. E nei canali, alcune di quelle che c’erano saranno probabilmente sacrificate a vantaggio degli uomini. È vero che va sempre privilegiato il merito, ma dubito fortemente che all’intero di una grande azienda come la Rai non ci siano figure femminili da spendere in ruoli dirigenziali”.
È un problema tipico della destra o culturale, secondo lei?
“Sicuramente culturale perché l’Italia è ancora un Paese patriarcale, su cui però incide la postura di una destra che non ha mai prestato attenzione alla parità di genere. Non è un caso se la stessa premier Meloni ha deciso di farsi chiamare “il” presidente, con l’articolo al maschile. La lotta per una vera uguaglianza fra uomini e donne non è in cima ai loro pensieri. Ma è una questione che afferisce al corretto funzionamento della democrazia, alla quale evidentemente sono allergici. Come dimostra anche la scelta di bloccare la Vigilanza”.
La maggioranza non ha i numeri per eleggere Simona Agnes al vertice della Rai e dice alle opposizioni: noi abbiamo il diritto di indicare il nome e le opposizioni hanno il dovere di collaborare. Quanto durerà il muro contro muro?
“Guardi ormai credo che questa sia diventata una scusa. Paralizzare completamente una commissione parlamentare, usando a pretesto la ratifica di Agnes, significa che vogliono fare tutto per conto loro: innanzitutto la riforma della Rai in splendida solitudine, e poi impedire che si vigili sulle scelte aziendali, su come si spendono i soldi dei cittadini, sul rispetto degli obblighi previsti nel contratto di servizio. Altrimenti non si spiega perché, in presenza di uno stallo sul presidente, abbiano scelto di bloccare anche il lavoro ordinario”.
Quindi non c’è speranza, se le opposizioni non cedono al ricatto sul presidente?
“La commissione resterà bloccata per sempre. Il che mi sembra un atto quasi eversivo. Siamo alla dittatura della maggioranza. Non posso rispondere alle richieste dei comitati referendari affinché si garantisca una corretta informazione sui quesiti che andranno al voto in primavera. Mi hanno perfino negato la possibilità di fare delle visite nelle sedi regionali che mi hanno scritto lamentando la penuria di personale e di risorse. Mi è stato detto in modo esplicito: se prima non si vota la presidenza, non si fa niente”.
Ma non c’è modo di sbloccare la partita?
“Se si lavorasse subito e insieme a una riforma del servizio pubblico, si potrebbe discuterne, ma dopo. Però ci dovrebbe essere un segno tangibile e chiaro, non basta l’incardinamento della legge in Parlamento. Bisogna che tutte le forze politiche si siedano intorno a un tavolo e strutturino un testo condiviso. Non dicendo: “Vedremo”, “Faremo”. Facendolo sul serio. Anche perché ad agosto scatta la procedura d’infrazione e le multe le pagheranno, come sempre, i cittadini”.
In conclusione, cosa ci racconta l’atteggiamento della destra sulla Rai e la Vigilanza?
“Che tutti i contrappesi del potere – si chiamino libertà di stampa, magistratura, opposizioni politiche – rischiano di essere imbavagliati. Un pericolo per una sana democrazia partecipata. Maggioranza non vuol dire comando assoluto. Significa assumersi responsabilità di scelte che devono trovare un consenso largo in Parlamento e nel Paese. Non solo nella cerchia ristretta dei partiti di governo. Sennò si chiama in un altro modo: autocrazia”.