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Meloni, un caso le parole su Ventotene: ho fatto impazzire l'opposizione. Poi Palazzo Chigi corregge

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Risate dopo l’attacco a Spinelli: “Volevo dirlo già al Senato. Ho fatto impazzire l’opposizione”. E sulla Lega: “Non ho mandato? Oggi neanche si vota”. Il fioretto di non bere alcol per la Quaresima
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BRUXELLES – Non brinda, perché si è imposta un fioretto quaresimale: niente alcol fino alla Pasqua. Giorgia Meloni ci mette un po’, per lasciarsi trasportare dal clima conviviale del cenone di Bruxelles con i suoi eurodeputati. Ma a un certo punto, la serata prende una piega euforica, nella saletta riservata del ristorante all’ultimo piano del The Hotel. La premier è divertita per quanto accaduto alla Camera sul manifesto di Ventotene, raccontano diversi presenti. Pensa di aver colto nel segno. Rivendica la scelta. Se la gode. E dice, sempre secondo quanto raccontano alcuni dei parlamentari europei attovagliati con la leader: “Volevo parlarne già al Senato, avevo gli appunti, non c’è stato modo perché era tutto molto tranquillo, ma appena si è presentata l’occasione…”. Nell’aula di Montecitorio l’aria era più frizzantina, in effetti. E Meloni si è dedicata all’opera di demolizione del contenuto di uno dei testi sacri dell’europeismo.

The Hotel non è una location qualsiasi: è l’en…

BRUXELLES – Non brinda, perché si è imposta un fioretto quaresimale: niente alcol fino alla Pasqua. Giorgia Meloni ci mette un po’, per lasciarsi trasportare dal clima conviviale del cenone di Bruxelles con i suoi eurodeputati. Ma a un certo punto, la serata prende una piega euforica, nella saletta riservata del ristorante all’ultimo piano del The Hotel. La premier è divertita per quanto accaduto alla Camera sul manifesto di Ventotene, raccontano diversi presenti. Pensa di aver colto nel segno. Rivendica la scelta. Se la gode. E dice, sempre secondo quanto raccontano alcuni dei parlamentari europei attovagliati con la leader: “Volevo parlarne già al Senato, avevo gli appunti, non c’è stato modo perché era tutto molto tranquillo, ma appena si è presentata l’occasione…”. Nell’aula di Montecitorio l’aria era più frizzantina, in effetti. E Meloni si è dedicata all’opera di demolizione del contenuto di uno dei testi sacri dell’europeismo.

The Hotel non è una location qualsiasi: è l’enorme albergo a cubo che si arrampica per molti piani e affaccia sull’Avenue de la Toison d’Or. E’ un posto a suo modo storico, perché ha ospitato in una città spettrale devastata dal covid le riunioni a tre con Giuseppe Conte, Angela Merkel ed Emmanuel Macron, quelle che hanno sancito la nascita del Recovery. Gli eurodeputati del partito con la fiamma ci arrivano con un piccolo bus riservato per l’occasione, in modo da tenere alla larga i cronisti. “Guai a chi racconta come è andata! Guai a chi dice dove ceniamo!”. Quando salgono a bordo, molti di loro neanche sanno dove sono diretti: va detto, tante energie spese per questa azione di “intelligence” per contenere la stampa.

Meloni, come detto, non beve. Chiama un brindisi Carlo Fidanza, la premier parla per tre minuti. Racconta delle prime mosse dell’eurolegislatura, dei voti su Ursula von der Leyen, del posizionamento. Più tardi, parla nei capannelli che si creano attorno ai tavoli del Consiglio europeo di oggi e delle polemiche di Matteo Salvini, che ha fatto dire alla Lega: “Non hai il mandato per votare a favore del ReArm Europe”. La presidente del Consiglio minimizza, ma soprattutto taglia corto: “Non ho capito di che mandato parlano, domani (oggi per chi legge, ndr) neanche si vota… Io ribadirò la posizione italiana sulla difesa europea”. Non che si diverta a subire gli assalti quasi quotidiani del suo vicepremier leghista, ma comunque: “Per ora resto tranquilla – è il senso del suo ragionamento, secondo quanto riferiscono - perché hanno il congresso la settimana prossima. Lui ha necessità di massimizzare il consenso, in questa fase”. Come a dire: quando l’assise sarà chiusa, si impegni a rientrare nei ranghi.

Il tema del giorno è comunque l’assalto a Ventotene, al suo spirito, a ciò che rappresenta. La premier aveva il colpo pronto da giorni. La propaganda di Palazzo Chigi aveva già armato i suoi emissari. Ne aveva parlato il capogruppo al Senato Lucio Malan, poi a Metropolis Francesco Giubilei. E ragionamenti simili erano comparsi anche sui giornali del gruppo Angelucci poco dopo la piazza per l’Europa lanciata da Michele Serra. I commensali ridono di gusto per le reazioni “scomposte”, anzi frutto quasi di “isterismo” – così dice il capo – del centrosinistra. Si è tolta una soddisfazione, si è divertita a vedere “impazzire” l’opposizione: “Ho toccato un nervo scoperto. Oppure, magari, davvero non l’avevano letto…”. Arriva la tagliata, il roast beef, poi il dolce al cioccolato. E il vino. Per tutti, ma non per la presidente del Consiglio.

La precisazione di Chigi

Fonti di Palazzo Chigi smentiscono categoricamente le ricostruzioni riportate da alcuni organi di stampa in merito ai colloqui tra il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e gli eurodeputati di Fratelli d’Italia a Bruxelles. In particolare, si precisa che Meloni non ha mai definito la propria citazione del Manifesto di Ventotene alla Camera come «una trappola» in cui sarebbero «cascati esponenti dell'opposizione con reazioni isteriche», né «una mossa mediatica» che «ha fatto impazzire la sinistra».

«Ogni interpretazione attribuita alle parole del presidente al di fuori di quanto detto pubblicamente è da considerarsi priva di fondamento. Preoccupano le ormai quotidiane notizie diffuse da alcuni media su fatti mai accaduti».

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