Bruxelles - Aveva già lasciato intendere che l’Italia non avrebbe in ogni caso fatto richiesta di spendere in deficit per armamenti, nonostante la flessibilità prevista dal piano ReArm Europe di Ursula von der Leyen. Adesso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rilancia, incontrando faccia a faccia la presidente della commissione europea prima del consiglio di Bruxelles e mettendo agli atti le critiche italiane al progetto (su cui comunque Roma non si è opposta neanche in occasione dell’ultimo summit di inizio marzo). Meloni, fa sapere una nota di Palazzo Chigi, si è detta d’accordo con la necessità di un ‘’rafforzamento della difesa in tutti i suoi ambiti’’, ma si e ‘’concentrata in particolare sugli aspetti relativi al finanziamento degli investimenti’’.
È la posizione italiana da un paio di settimane: invece di chiedere una deroga al patto di stabilità e di spendere in deficit per nuove armi, circostanza che in ogni caso comporterebbe uno stigma sui mercati e dunque un da…
Bruxelles - Aveva già lasciato intendere che l’Italia non avrebbe in ogni caso fatto richiesta di spendere in deficit per armamenti, nonostante la flessibilità prevista dal piano ReArm Europe di Ursula von der Leyen. Adesso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rilancia, incontrando faccia a faccia la presidente della commissione europea prima del consiglio di Bruxelles e mettendo agli atti le critiche italiane al progetto (su cui comunque Roma non si è opposta neanche in occasione dell’ultimo summit di inizio marzo). Meloni, fa sapere una nota di Palazzo Chigi, si è detta d’accordo con la necessità di un ‘’rafforzamento della difesa in tutti i suoi ambiti’’, ma si e ‘’concentrata in particolare sugli aspetti relativi al finanziamento degli investimenti’’.
È la posizione italiana da un paio di settimane: invece di chiedere una deroga al patto di stabilità e di spendere in deficit per nuove armi, circostanza che in ogni caso comporterebbe uno stigma sui mercati e dunque un danno per i titoli di Stato italiani, è meglio ipotizzare nuove forme e nuove garanzie per i privati che permettano all’industria bellica ai paesi di agire in modo più coordinato ed efficace. Meloni ha dunque ribadito ‘’la necessità di porre l’accento sulla partecipazione del capitale privato, per esempio attraverso il modello Invest-EU, come proposto da parte italiana, e su strumenti europei davvero comuni che non pesino direttamente sul debito degli Stati’’.
Di fatto, si tratta dell’ufficializzazione della volontà italiana di non aderire alle possibilità previste dal piano di riarmo di von der Leyen. Una nota critica che accontenta almeno in parte Matteo Salvini. C’è da capire se durante il consiglio verranno discusse o annunciate altre possibili soluzioni alternative che consentano il rafforzamento della difesa, soprattutto per i paesi ad alto debito come l’Italia. Nel frattempo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce la linea di FI, ostile al sovranismo della Lega: ‘’Siamo leali al governo ma non rinunceremo a nulla di ciò che riguarda i nostri valori. Sull'Europa non si tratta. FI è europeista e atlantista. Se fosse un governo anti-Ue non ne farei parte, le posizioni di Meloni sono pro-Europa". Quanto al Carroccio, aggiunge: ‘’La posizione di Fi è per l'esercito comune Ue".