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Schlein: “Un oltraggio all’antifascismo, riscrivono la storia”

Il segretario del PD Elly Schlein, durante le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni per il consiglio europeo del 20 e del 21. Roma, 19 marzo 2025 ANSA/MASSIMO PERCOSSI (ansa)

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I partiti d’opposizione si riscoprono compatti all’assemblea della Camera convocata sulle comunicazioni della premier in partenza per Bruxelles. E parlano con una voce sola: contro Giorgia Meloni
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Avranno pure presentato sei risoluzioni diverse, come non manca di rimarcare il centrodestra nel vano tentativo di nascondere le sue, di divisioni, che certo pesano di più, trattandosi della coalizione di governo chiamata a rappresentare l’Italia in Europa. Ma, nella sostanza, i partiti d’opposizione si riscoprono compatti all’assemblea della Camera convocata sulle comunicazioni della premier in partenza per Bruxelles. E parlano con una voce sola: contro Giorgia Meloni.

«Commissariata dalla Lega quando dice che non ha il mandato per esprimersi al Consiglio Ue», la incalza Elly Schlein. Una filippica senza sconti, la sua. «Se lei dice che l’Europa sua è diversa da quella di Ventotene, chiedo a Giorgia Meloni qual è la sua Italia. È quella della Costituzione? Perché sono gli stessi antifascisti che l’hanno scritta e stiamo ancora aspettando di sentire che lei si dichiari antifascista come la nostra Costituzione sulla quale ha giurato».

«In fuga dal Parlamento, non la si vedeva da m…

Avranno pure presentato sei risoluzioni diverse, come non manca di rimarcare il centrodestra nel vano tentativo di nascondere le sue, di divisioni, che certo pesano di più, trattandosi della coalizione di governo chiamata a rappresentare l’Italia in Europa. Ma, nella sostanza, i partiti d’opposizione si riscoprono compatti all’assemblea della Camera convocata sulle comunicazioni della premier in partenza per Bruxelles. E parlano con una voce sola: contro Giorgia Meloni.

«Commissariata dalla Lega quando dice che non ha il mandato per esprimersi al Consiglio Ue», la incalza Elly Schlein. Una filippica senza sconti, la sua. «Se lei dice che l’Europa sua è diversa da quella di Ventotene, chiedo a Giorgia Meloni qual è la sua Italia. È quella della Costituzione? Perché sono gli stessi antifascisti che l’hanno scritta e stiamo ancora aspettando di sentire che lei si dichiari antifascista come la nostra Costituzione sulla quale ha giurato».

«In fuga dal Parlamento, non la si vedeva da mesi, ormai pensavamo fosse un ologramma sui social», incalza Giuseppe Conte. E Nicola Fratoianni, che la addita quale principale artefice della «retorica sulla vittoria militare dell’Ucraina».

Stavolta, neppure un accenno polemico, una battuta, un graffio verbale del M5S all’indirizzo del Pd, di Azione o Italia viva: né viceversa. Solo un unico coro critico su Meloni che «non sta facendo gli interessi nazionali». Un miracolo, tutt’altro che scontato: sul RearmEu, il conflitto fra Mosca e Kiev, le politiche Ue, le idee non sono sempre coincidenti. Reso possibile, anche, dall’attacco sferrato al Manifesto di Ventotene: il «testo sacro» del centrosinistra.

«È fuggita di nuovo», attacca la segretaria del Pd, indicando il banco lasciato vuoto dalla prima ministra che ha preferito partire, anziché aspettare la fine del dibattito. «Da mesi è chiusa nel silenzio imbarazzato di chi non sa cosa dire o non vuole dire cosa pensa». La ragione è evidente, per Schlein: «Le divisioni nella maggioranza». Per questo «Meloni ha deciso di oltraggiare la memoria europea», insiste, «ma noi non accetteremo tentativi di riscrivere la storia», tuona, prima di affrontare nel merito le questioni sottoposte al voto di Montecitorio. «Trump annuncia dazi, ma anziché alzare la voce con lui, lei se la prende con l’Ue che cerca di reagire», il primo capo d’accusa. «Quali interessi sta facendo: quelli dell’Italia o quelli degli amici?», il secondo: «Voleva fare la pontiera e invece di si è ridotta a complice silenziosa del presidente americano».

E non è tutto. Schlein incalza sul controverso piano militare proposto da von der Leyen: «Il RearmEu va nella direzione di favorire il riarmo dei 27 Stati membri», incalza. «L’unico contributo al dibattito dato dalla nostra presidente del Consiglio è stato chiedere che sia cambiato il nome. E invece va cambiato radicalmente perché allontana una vera difesa comune europea. È questo che serve, non la corsa al riarmo dei singoli Stati, con investimenti comuni e col debito europeo, non col debito nazionale». Un punto su cui, sebbene a fatica, il centrosinistra si scopre più o meno d’accordo, all’opposto del centrodestra che ha scritto la sua risoluzione «con l’inchiostro simpatico, mai una volta è citato il piano di riarmo per non far emergere le loro profonde divisioni», conclude Schlein.

«Meloni è un’irriconoscente», urla Conte: «Se lei siede al Consiglio europeo è grazie a Spinelli, Colorni, Rossi». Di «operazione squallida e cinica per coprire le divisioni nella maggioranza e la mancanza di una linea chiara in politica estera», la renziana Maria Elena Boschi. La minoranza vota ciascun per sé la propria mozione, salvo alcuni scambi di cortesie tra Pd e Avs. L’ex ministro Guerini sposa invece quella di Azione che ricalca quella Ue. Ma il risultato è raggiunto: smascherare le giravolte di Meloni.

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