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Centrosinistra a Ventotene, fiori sulla tomba di Spinelli. Zingaretti a Conte e Calenda: serve unità

Centrosinistra a Ventotene, fiori sulla tomba di Spinelli. Zingaretti a Conte e Calenda: serve unità
(ansa)

La visita sull’isola dei parlamentari e politici dopo l’attacco di Meloni al manifesto europeista

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VENTOTENE – Tulipani gialli e fucsia. Insieme alla grande corona. E alle fasce tricolore dei sindaci. Pensieri fermi ma senza rabbia camminano sulle gambe di giovani e vecchi, di big dei partiti e ragazzi dell’isola. È come se l’affondo di Giorgia Meloni in Parlamento avesse fissato un’altra data tra le altre, per omaggiare il padre del Manifesto di Ventotene.

E ora sono in molti qui, tra maltempo e pace dell’isola, il rigore dell’omaggio ma pure il ritmo lento (e il sorriso) dell’alzataccia da Roma. Tutti in silenzio - la folta delegazione di parlamentari del Pd in testa, Provenzano, Zingaretti, Sensi, Casu, Di Biase, Madia, Morassut con Luciano Nobili di Italia Viva, il segretario di Sinistra italiana Lazio Danilo Cosentino e il coordinatore provinciale di Latina, Giuseppe Bortone, di Sinistra ecologista, di +Europa - davanti alla tomba di Altiero Spinelli, che non ha un tetto manco nel cimitero, spalancato ai venti, semplice, e ovviamente a strapiombo sul mare.

“Ci voleva, ci voleva questa cosa”, scuote la testa Cataldo Matrone, intabarrato ma contento, sui 75, consigliere comunale della sinistra a Ventotene. “È stato troppo brutto quello che ha fatto la Meloni, ma poi alla Camera, una presidente del Consiglio che dovrebbe rappresentare tutti?”.

Accanto a lui, il Vicesindaco Giuseppe Pepe, ex socialista, che coltiva un piccolo sogno, "una grande manifestazione qui: ma con i vertici europei".

“Ci dicono che siamo caduti nella trappola, che Meloni ha fatto un’opera di distrazione, ma certo lo sappiamo. Ma finché sí toccano i simboli di una storia costituente dell’Europa, noi parleremo e reagiremo, e lo faremo sempre”, sottolinea Beppe Provenzano, responsabile Esteri dei dem. “Una gita della sinistra ostriche e champagne? Io suggerirei come ingrediente, alla destra, di ripensare all’olio di ricino. Se avesse vinto la loro parte, nessun dissenso sarebbe stato possibile esprimere, tantomeno offendere la memoria di Spinelli: che ovunque, non solo in Europa, ma sul pianeta terra - sorride calmo Zingaretti - viene riconosciuto un padre dell’Europa, insieme agli altri politici filosofi intellettuali confinati a Ventotene, Colorni, Rossi, Di Vittorio”.

“Noi siamo la generazione di quelli che ‘mio padre ci ha portato sulla tomba di Spinelli”, si allarga il sorriso della deputata dem romana Michela Di Biase. Provenzano: “Io stavo in Sicilia, troppo lontano all’epoca, ma ora ci porto i miei figli”. Unici previsti assenti: i rappresentanti di Conte e Calenda.

E l’eurodeputato Zingaretti, senza citarli, li chiama pacatamente in causa. “Sì, è un appello molto rispettoso e caldo il mio: quelli che credono in un’Europa dei diritti e della pace, forte, libera, devono stare uniti. Con tutte le identità, con ogni storia da proteggere: però colpire uniti è importante”. I nazionalismi ottusi o esasperati, è il ragionamento dell’ex segretario e governatore, hanno sempre portato distruzione. “E noi non abbiamo idea del danno che ci fa nell’Unione essere un paese che, dopo averla fondata questa idea dell’Europa dei popoli, adesso mostra di non crederci, prova anche maldestramente a sfregiarla, a demolirla”. "Non basta appellarsi a Ventotene, bisogna combattere sul terreno, concretamente" per la difesa di una democrazia non solo formale ma sostanziale, sembra rispondere a distanza il leader del M5S mentre interviene a una lectio magistralis alla Scuola di formazione politica di Baiano (Avellino) sul futuro della democrazia.

E nonostante i toni pacati che partono da Ventotene, le analisi pure con un filo di ironia a bordo banchina, c’è spazio pure per una polemica. Zingaretti ragiona sulle divisioni interne del governo: “In Europa vedono tutti benissimo che la Meloni ha un problema enorme: lei dice sempre nì, la Lega sempre no, forza Italia sempre sì. Tra l’altro con sorprendenti intuizioni. Tajani è arrivato a dire: che, per lenire il grande colpo dei dazi di Trump, i nostri imprenditori, noi dovremmo comprare americano. Ma dico: allora cediamo questa discussione alla psichiatria. Chiamiamo l’ambulanza”. E il leader di Fi: “Zingaretti chieda scusa, inaccettabile “.

La commemorazione sulla tomba è il clou, breve intensa e muta. Poi il drappello, venuto a disturbare solitudine e incanto del mare d’inverno, con le sole bandiere blu Europa che sventolano, sciama verso la piazzetta davanti al Municipio. Il microfono passa di mano velocemente, soddisfatto il segretario regionale pd Lazio, Daniele Leodori, che in poche ore ha dato vita a questa trasferta sull’isola: “L’idea è stata subito trasformata dal passaparola. Quello che deve passare, e che anche la presenza dei sindaci e dei giovani democratici ha mostrato, è che venire qui significa riprenderci in mano le radici, ma puntando con ogni forza al futuro. È quello che si deve costruire. Il lavoro che dobbiamo fare con più lena ancora: l’integrazione europea, il destino che fu sognato per noi sotto il regime fascista, nonostante terrore e confino”.

E nonostante i toni pacati che partono da Ventotene, le analisi pure con un filo di ironia a bordo banchina, c’è spazio pure per una polemica. Zingaretti ragiona sulle divisioni interne del governo: “In Europa vedono tutti benissimo che Meloni ha un problema enorme: lei dice sempre nì, la Lega sempre no, Forza Italia sempre sì. Tra l’altro con sorprendenti intuizioni. Tajani è arrivato a dire: che, per lenire il grande colpo dei dazi di Trump, i nostri imprenditori, noi dovremmo comprare americano. Ma dico: allora cediamo questa discussione alla psichiatria. Chiamiamo l’ambulanza”. E il leader di FI: “Zingaretti chieda scusa, inaccettabile”. La commemorazione sulla tomba è il clou, breve intensa e muta. Poi il drappello, venuto a disturbare solitudine e incanto del mare d’inverno, con le sole bandiere blu Europa che sventolano, sciama verso la piazzetta davanti al Municipio. Il microfono passa di mano velocemente, soddisfatto il segretario regionale Pd Lazio, Daniele Leodori, che in poche ore ha dato vita a questa trasferta sull’isola: “L’idea è stata subito trasformata dal passaparola. Quello che deve passare, e che anche la presenza dei sindaci e dei giovani democratici ha mostrato, è che venire qui significa riprenderci in mano le radici, ma puntando con ogni forza al futuro. È quello che si deve costruire. Il lavoro che dobbiamo fare con più lena ancora: l’integrazione europea, il destino che fu sognato per noi sotto il regime fascista, nonostante terrore e confino”.

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