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Gualtieri e la piazza: “Roma città dei trattati. Orgoglioso, lo rifarei”

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Il sindaco della capitale respinge le critiche e gli esposti della Lega sulle spese per l’evento del 15 marzo: “Iniziativa istituzionale”
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Non solo legittimo. «Era doveroso per Roma capitale — la città dove furono firmati i trattati del ‘57 considerati l’atto di nascita della Ue, di cui l’Italia è fondatore — promuovere e sostenere una grande manifestazione per l’Europa. Lo rivendico con orgoglio», sbotta il sindaco Roberto Gualtieri. Attraversato dalla benché minima ombra di rimorso: «Lo rifarei mille volte».

Attaccato dalla destra che ne invoca le dimissioni minacciando esposti in procura e alla Corte dei conti, l’inquilino del Campidoglio a trazione Pd non rinnega nulla né arretra di un passo: era nelle sue prerogative di primo cittadino — insiste — finanziare con 270mila euro la piazza «inclusiva e civica» convocata sabato scorso per celebrare l’Unione. «È stata una bella iniziativa istituzionale, uno straordinario momento di partecipazione», scandisce. Le ragioni snocciolate come i grani di un rosario: «Non c’erano simboli di partito, solo bandiere europee e arcobaleno della pace, sotto cui si sono ritrovate 50mila …

Non solo legittimo. «Era doveroso per Roma capitale — la città dove furono firmati i trattati del ‘57 considerati l’atto di nascita della Ue, di cui l’Italia è fondatore — promuovere e sostenere una grande manifestazione per l’Europa. Lo rivendico con orgoglio», sbotta il sindaco Roberto Gualtieri. Attraversato dalla benché minima ombra di rimorso: «Lo rifarei mille volte».

Attaccato dalla destra che ne invoca le dimissioni minacciando esposti in procura e alla Corte dei conti, l’inquilino del Campidoglio a trazione Pd non rinnega nulla né arretra di un passo: era nelle sue prerogative di primo cittadino — insiste — finanziare con 270mila euro la piazza «inclusiva e civica» convocata sabato scorso per celebrare l’Unione. «È stata una bella iniziativa istituzionale, uno straordinario momento di partecipazione», scandisce. Le ragioni snocciolate come i grani di un rosario: «Non c’erano simboli di partito, solo bandiere europee e arcobaleno della pace, sotto cui si sono ritrovate 50mila persone. Nessun esponente politico ha parlato dal palco, eccezion fatta per tre senatori a vita: Cattaneo, Segre e Piano, che certo non sono ascrivibili a questa o quella fazione. Non c’era neanche una piattaforma, proprio per consentire a tutti di portare il proprio punto di vista. Né contestazioni al governo o a Giorgia Meloni».

Un elenco infinito. Da far valere in tribunale, se serve. «Perciò, se qualcuno della Lega o di FdI ritiene che l’Europa sia un’idea divisiva», conclude Gualtieri, «è un problema più loro che mio. Ma è una cosa che onestamente mi addolora perché penso che l’Europa sia patrimonio di tutti. Non credo esista niente di più patriottico che ritrovarsi in tantissimi sotto un unico vessillo. Quello della Ue. Lo stesso che, insieme al tricolore, sventola sui palazzi delle istituzioni italiane».

Ieri, nella commissione capitolina Trasparenza riunita su richiesta delle opposizioni per chiedere conto delle procedure, il capo-segreteria del sindaco lo ha spiegato chiaro. «Tutto nasce da un equivoco, da un’interpretazione sbagliata», la precisazione di Albino Ruberti. «Non è che il promotore era Michele Serra e noi siamo diventati l’organizzatore: Serra ha lanciato un appello, che è stato fatto proprio da Roma Capitale e da un gruppo di sindaci, e si è generata una manifestazione».

Accade spesso. A Roma, eventi simili sono stati promossi da amministrazioni di ogni colore. Fu la giunta Alemanno — ricorda il dirigente — a organizzare a seguito di un appello i festeggiamenti per il ventennale della caduta del Muro di Berlino «che costò 896 mila euro». C’era la grillina Virginia Raggi, che ora annuncia fuoco e fiamme, quando Roma partecipò in pompa magna al Global Forum. L’anno scorso, in occasione della fiaccolata per il dissidente russo Aleksej Navalny a cui aderì anche la destra, «la piazza è stata allestita con le stesse modalità di sabato scorso». Idem la fiaccolata dal Campidoglio al Colosseo promossa nel 2022 per l’inizio della guerra in Ucraina.

Allora nessuno ebbe da ridire. «Ma non vorrei che queste polemiche surreali fossero solo l’inizio», riflette amaro Gualtieri. «Non vorrei che a qualcuno adesso venisse in mente di mettere in discussione la piazza del 25 Aprile».

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