Il pellegrinaggio a Ventotene: “Qui per difendere valori attuali”
dalla nostra inviata Conchita SanninoVentotene – Il pellegrinaggio ha il passo svelto dietro le poche bandiere, solo blu stellate, col vento che le gonfia. Si sale, lungo i corti tornanti di Ventotene: contro Meloni, contro l’offesa alla memoria di Altiero Spinelli e per il valore del manifesto di Ventotene, dileggiato dalle parole della premier nel cuore del Parlamento, dopo la grande piazza romana per l’Europa unita del 15 marzo. E se ci fosse Virzì, forse partirebbe dalle facce degli operai rumeni o dalla giovane mamma ucraina che osservano incuriositi, da un viottolo a strapiombo, questo corteo della sinistra in un sabato italiano antifascista, destinazione la tomba di quel “confinato” che – con Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Sandro Pertini, qui costretti al silenzio, alla fame – è nome-simbolo del continente rinato dalla devastazione della guerra.
Un momento dell'evento del centrosinistra a Ventotene
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Ventotene – Il pellegrinaggio ha il passo svelto dietro le poche bandiere, solo blu stellate, col vento che le gonfia. Si sale, lungo i corti tornanti di Ventotene: contro Meloni, contro l’offesa alla memoria di Altiero Spinelli e per il valore del manifesto di Ventotene, dileggiato dalle parole della premier nel cuore del Parlamento, dopo la grande piazza romana per l’Europa unita del 15 marzo. E se ci fosse Virzì, forse partirebbe dalle facce degli operai rumeni o dalla giovane mamma ucraina che osservano incuriositi, da un viottolo a strapiombo, questo corteo della sinistra in un sabato italiano antifascista, destinazione la tomba di quel “confinato” che – con Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Sandro Pertini, qui costretti al silenzio, alla fame – è nome-simbolo del continente rinato dalla devastazione della guerra.
Un momento dell'evento del centrosinistra a Ventotene
All’attracco li aspettano i mazzi di tulipani, fresie, lassù in cima, al cimitero poi la grande corona con il vicesindaco di Ventotene, Pino Pepe, che accoglie la lunga delegazione del Pd, con esponenti di Avs, Più Europa, Italia Viva. Mezz’oretta scarsa, poi la sosta, muta, davanti a quel marmo, tra tombe semplici, molte fiorite, alle intemperie. «Se il nome di Spinelli viene offeso noi siamo qui a ricordare che gli dobbiamo, a lui e agli altri che vissero sofferenza e confino, la nostra libertà», ragiona Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd in Ue. Che poi, appena uscito dal cimitero, senza nominare gli assenti Conte e Calenda, non può fare a meno di lanciare un appello: «Quelli che credono in un’Europa di pace e di diritti, un’Europa forte e libera che è stata tracciata qui da politici e intellettuali, devono restare uniti. Perché non abbiamo idea del male che fa all’Italia avere un governo che demolisce l’idea dell’Unione, che continuamente prova a delegittimarla per interessi di parte».
Anche Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, non ci sta a fare la parte di chi è caduto in una trappola: «Dicono che abbiamo abboccato. Che Meloni è riuscita ancora una volta a distrarci dai guai e le divisioni della maggioranza. Ma certo. Però Spinelli e Ventotene per noi non sono solo simboli e memoria, ma vita, azione che ispira delle scelte concrete. E da cui non si deflette specialmente in tempi come questi».
Si cerca di accostare, alle assenze che pesano – più che annunciate, quelle dei leader di M5S e di Azione – la piccola squadra degli amministratori, i sindaci di Anzio, Nettuno, Zagarolo, gli amministratori-ragazzi di Comuni anche più piccoli, tutti intorno al segretario Pd del Lazio, Daniele Leodori, che ha lanciato l’idea e poi raccolto l’adesione dei vari parlamentari. «Noi siamo la generazione che “mio padre mi ha portato a Ventotene” – racconta la deputata dem Michela Di Biase – e non va sottovalutato quanto sia trasversale e sentito questo legame. Quello di Meloni è stato un oltraggio, ma pure un passo falso. Chi sta con dignità nelle istituzioni sa che Spinelli non si tocca, bene ha fatto il presidente Fontana a rilevarlo». Altro che scampagnata a Ventotene, il club radical di ostriche e champagne. «Ricorderei come menu l’olio di ricino – rintuzza Andrea Casu – il pellegrinaggio ha un senso perché non è solo un attacco alla memoria ma l’indice di una direzione». Scendono in silenzio anche Filippo Sensi, Roberto Morassut, Marianna Madia. Mentre il numero due del comune isolano, Pepe, più a sinistra del sindaco, vuole sognare: «Sì, il nostro primo cittadino (Carmine Caputo, ndr) ha detto che vuole qui Meloni. Va bene, è la premier, ma vorrei qualcosa di più : che venisse von der Leyen. Se lo merita Spinelli, e tutta la storia che si voleva radere al suolo quando hanno abbattuto la citta “confinaria”». Un vecchio consigliere, Cataldo Matrone, sui 75: «L’Europa si deve dare una mossa, e la sinistra ha fatto bene a venire qua: scioccanti le parole di Meloni, che cosa brutta, assurda»
Il cielo si apre. Il meteo nero, almeno quello, arretra. I più giovani, come Francesca Calamari, 24 anni, già assessora a Paliano, o Franco Romolo di 26, o Elsa De Angelis, di 31, hanno ricordi recenti: la scuola di formazione che da qualche anno il Pd regionale apre sull’isola a settembre, o le ultime immagini di Mattarella venuto tre anni fa, era l’80esimo del manifesto. «Ora non servono congressi del Pd, serve essere coesi: lo vediamo che a destra vogliono sfondare con la memoria, lo sfregio alla storia», ti dicono. E la giornata che era cominciata con la xamamina per il mal di mare finisce con Zingaretti che addenta pane e mortadella («prodiana», sfotte l’amico). E con Sensi che acquista nella piccola libreria-gioiello il manifesto di Ventotene in italiano e ucraino. È la bottega d’arte e parole di Fabio Masi, diventata anche circolo dem. Ci passa Umberto Matrone, porta ai “compagni” anche il saluto di sua moglie Filomena Gargiulo: «È lei che ha raccolto la memoria popolare, ha scritto: Ventotene, isola di confino». Tanto, è il saluto, «ci rivediamo presto».