ROMA – Febbraio, carcere El Rodeo 1, Venezuela. Alberto Trentini è vivo. È in una cella di due metri per due, dalla quale può uscire pochi minuti al giorno. Lo guardano secondini con nomi in codice che raccontano tutto: Hitler, Diavolo, Squalo, agenti pronti a sedare con la violenza ogni tentativo di protesta. Alberto ha le medicine per le sua malattia ma si trova in condizioni di “tortura psicol…