ROMA – Resta sbalordita Elly Schlein quando su Repubblica legge l’intervista al vicesegretario della Lega, Claudio Durigon, per il quale il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani «è in difficoltà» e dovrebbe farsi aiutare da loro nel rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump.
«Non ci potevo credere», dice la segretaria del Pd in un video diffuso sui social: «La Lega sfiducia il ministro degli Esteri». E ricorda che, solo qualche giorno fa, prima del Consiglio europeo, il partito di Matteo Salvini «aveva già commissariato Giorgia Meloni dicendo che non aveva un mandato per andare ad approvare le proposte sul riarmo a Bruxelles». Non sfugge dunque alle forze di opposizione il nervosismo che si respira all’interno della maggioranza. La telefonata tra il leader leghista e il vicepresidente americano JD Vance, con la dura reazione del vicepremier forzista, che ha detto «la politica estera compete a me», è stato solo l’ultimo episodio, arrivato dopo lo scontro sui dazi e su…
ROMA – Resta sbalordita Elly Schlein quando su Repubblica legge l’intervista al vicesegretario della Lega, Claudio Durigon, per il quale il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani «è in difficoltà» e dovrebbe farsi aiutare da loro nel rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump.
«Non ci potevo credere», dice la segretaria del Pd in un video diffuso sui social: «La Lega sfiducia il ministro degli Esteri». E ricorda che, solo qualche giorno fa, prima del Consiglio europeo, il partito di Matteo Salvini «aveva già commissariato Giorgia Meloni dicendo che non aveva un mandato per andare ad approvare le proposte sul riarmo a Bruxelles». Non sfugge dunque alle forze di opposizione il nervosismo che si respira all’interno della maggioranza. La telefonata tra il leader leghista e il vicepresidente americano JD Vance, con la dura reazione del vicepremier forzista, che ha detto «la politica estera compete a me», è stato solo l’ultimo episodio, arrivato dopo lo scontro sui dazi e sul riarmo.
Non a caso il segretario di +Europa, Riccardo Magi, parla di «cortocircuito totale sulla politica estera». E si chiede «con quale credibilità Meloni andrà al vertice della coalizione dei volenterosi», convocato per giovedì a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron. «Visto che la Lega, filo Putin, tiene le relazioni diplomatiche al posto della Farnesina — aggiunge — è evidente che Meloni non ha una maggioranza sul sostegno a Kiev e sulla politica estera». Sulla stessa linea Angelo Bonelli. Per il deputato di Avs «la maggioranza non sta più in piedi» perché «con le parole di Durigon la Lega ha sfiduciato Tajani e la crisi di governo è evidente».
I partiti di minoranza incalzano e a mettere un argine al fuoco di fila che l’intervista del vicesegretario leghista ha scatenato ci prova l’altro vicesegretario Andrea Crippa: «Schlein si preoccupi della sinistra, visto che non è in grado di compattare nemmeno il suo Pd». Poi sostiene che maggioranza e governo siano «solidi, con la Lega che fa da collante».
Ma Schlein ribatte colpo su colpo e ricorda che la maggioranza, per votare compattamente la risoluzione sul riarmo, ha scritto un testo «vuoto» in cui si è stati attenti a non utilizzare «termini divisivi, riferimenti alla difesa comune né alle proposte di riarmo, perché nel governo ci sono tre posizioni diverse. Hanno dedicato più spazio agli oceani che all’Ucraina. Praticamente un governo balneare». Quanto all’invito a preoccuparsi del Pd, la segretaria sostiene che a differenza della maggioranza «prima che del partito ci preoccupiamo del Paese».
Anche Debora Serracchiani, responsabile giustizia della della segreteria Pd, non ha dubbi sul fatto che nel governo siano ormai «separati in casa. Non basta più stare insieme per le poltrone». Parla di «spettacolo indecoroso» il deputato dem Piero De Luca che invita Meloni a prendere atto che «la maggioranza non c’è più».
E sull’atteggiamento della premier, questa volta in tema di diritti, si sofferma anche Schlein dal palco di Libri come 2025, la festa del libro ospitata dall’Auditorium Parco della musica di Roma. «Non ce ne facciamo niente di una presidente del Consiglio donna che non si batte per migliorare le condizioni di lavoro di tutte le donne», sostiene la segretaria, che sembra voglia togliersi anche un sassolino dalla scarpa. Riguardo le critiche ricevute per aver dato al Pd l’indicazione di astenersi in Europa sul riarmo, replica dicendo che «a colleghi uomini di vent’anni di più nessuno si sarebbe mai sognato di dire ciò che è stato detto a me». Un modo per rispondere ai ripetuti attacchi della maggioranza ma anche ad alcune prese di distanza che sono arrivate dall’interno del suo partito.