«In qualunque altro Paese, a fronte delle divisioni che abbiamo visto in questi giorni, si sarebbe già aperta una crisi di governo». La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, chiede al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «messo sotto tutela dall’altro vicepremier Matteo Salvini», di «trarre le conclusioni domandando a Meloni se è ancora lui il ministro degli Esteri».
Salvini ha detto che Tajani, quando ha criticato i partiti populisti definendoli «quaquaraquà», si riferiva alla sinistra e non alla Lega. Vi sentite chiamati in causa?
«Stanno cercando di mettere la polvere sotto il tappeto e di nascondere le divisioni tra i due vicepremier, che però sono sotto gli occhi di tutti. La verità è che in Italia c’è un governo che non ha una linea comune sull…
«In qualunque altro Paese, a fronte delle divisioni che abbiamo visto in questi giorni, si sarebbe già aperta una crisi di governo». La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, chiede al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «messo sotto tutela dall’altro vicepremier Matteo Salvini», di «trarre le conclusioni domandando a Meloni se è ancora lui il ministro degli Esteri».
Salvini ha detto che Tajani, quando ha criticato i partiti populisti definendoli «quaquaraquà», si riferiva alla sinistra e non alla Lega. Vi sentite chiamati in causa?
«Stanno cercando di mettere la polvere sotto il tappeto e di nascondere le divisioni tra i due vicepremier, che però sono sotto gli occhi di tutti. La verità è che in Italia c’è un governo che non ha una linea comune sulla politica estera e lo dimostra il voto sulla risoluzione votata prima del Consiglio europeo».
La Lega era contraria al piano Von der Leyen. Forza Italia si era detta a favore. Alla fine la maggioranza ha trovato un accordo togliendo espliciti riferimenti al riarmo. Ritiene che il ministro Tajani sia commissariato?
«Lo dice il vicesegretario leghista Claudio Durigon. E ricordo che il capogruppo della Lega Riccardo Molinari aveva detto che Meloni non aveva mandato per trattare in Europa e votare il riarmo».
Anche tra le opposizioni ci sono posizioni diverse sul riarmo e nel Pd ci sono stati distinguo in Europa.
«Il Pd ha espresso chiaramente la sua posizione sulla politica estera e sulla difesa comune europea nelle risoluzioni votate compattamente alla Camera e al Senato. Sì a una difesa comune, no a scelte che favoriscano la corsa al riarmo dei singoli Stati. Il governo invece non ha una linea condivisa e non è in grado di rappresentare l’Italia nei tavoli internazionali».
Vede una divisione nel governo tra una posizione filo Trump di Salvini e una più moderata di Tajani?
«Mi pare che dentro questa gara a chi è più amico di Trump a farne le spese sarà l’Italia. Sui dazi Meloni e Salvini si illudono di potere trattare separatamente condizioni migliori, ma non fanno altro che indebolire il Paese».
In che modo Tajani dovrebbe reagire a questa morsa?
«Se FI è ancora una forza europeista, come dice il ministro degli Esteri, dovrebbe spiegare alla presidente del Consiglio che non c’è altra strada possibile che reagire insieme come Europa altrimenti, anche su questo, a farne le spese rischiano di essere gli imprenditori italiani».
Eppure il portavoce nazionale di Forza Italia Raffaele Nevi ha detto che non serve un vertice di maggioranza e che non ci sono problemi di fondo nella maggioranza.
«Stanno mentendo. La misura dovrebbe essere colma anche per Tajani. Se pensa di poter svolgere il suo ruolo passando le giornate ad arginare l’altro vicepremier, che fa di tutto per indebolire la posizione dell’Italia, forse dovrebbe trarne le conseguenze. Tutto ciò si ripercuote anche sul piano interno».
In che modo?
«Da settimane vediamo che non riescono a dare risposte nelle questioni fondamentali, come le liste d’attesa infinite. In più continuano con i tagli alla sanità pubblica e le bollette sono sempre più alte. Abbiamo una produzione industriale ferma da 26 mesi e a tutto ciò si aggiunge la mannaia dei dazi, che rischiano di abbattersi sui consumatori e sulle imprese. E poi c’è il tema immigrazione».
Si riferisce ai centri in Albania?
«La propaganda della destra si è scontrata con il fallimento totale del modello Albania, che finora ha prodotto solo uno spreco inaccettabile di quasi un miliardo di euro. Quelle risorse potevano essere destinate a sanità, scuola e servizi per le famiglie».