Passaggio alla funzione civile, trasferimento a Milano e perdita di un anno di anzianità. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha deciso di sanzionare il magistrato Gianfranco Colace, sostituto procuratore a Torino, sottoposto a procedimento per il caso delle intercettazioni illegittime svolte nel corso dell'inchiesta chiamata Bigliettopoli. Il fascicolo riguardava anche la giudice Lucia Minutella, per la quale è stata disposta la censura. Le intercettazioni (poi diventate inutilizzabili per effetto di una pronuncia della Corte costituzionale) riguardavano Stefano Esposito, all'epoca parlamentare del Pd, che fu indagato e prosciolto nel dicembre scorso dal gip di Roma.
Era accusato di corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze, per cui era stato rinviato a giudizio a Torino su richiesta del pm Colace, magistrato che intercettò, in violazione della legge, 500 volte l’allora parlame…
Passaggio alla funzione civile, trasferimento a Milano e perdita di un anno di anzianità. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha deciso di sanzionare il magistrato Gianfranco Colace, sostituto procuratore a Torino, sottoposto a procedimento per il caso delle intercettazioni illegittime svolte nel corso dell'inchiesta chiamata Bigliettopoli. Il fascicolo riguardava anche la giudice Lucia Minutella, per la quale è stata disposta la censura. Le intercettazioni (poi diventate inutilizzabili per effetto di una pronuncia della Corte costituzionale) riguardavano Stefano Esposito, all'epoca parlamentare del Pd, che fu indagato e prosciolto nel dicembre scorso dal gip di Roma.
Era accusato di corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze, per cui era stato rinviato a giudizio a Torino su richiesta del pm Colace, magistrato che intercettò, in violazione della legge, 500 volte l’allora parlamentare.
In seguito alla segnalazione arrivata dall’ex parlamentare si è espresso il Csm. Esposito era presente nel momento del verdetto.
La sezione disciplinare ha discusso del caso l'11 marzo scorso. Secondo l'accusa, il pm Colace aveva chiesto il rinvio a giudizio di Esposito indicando fra le fonti di prova anche le intercettazioni telefoniche svolte in maniera illecita e la gip Minutella aveva disposto il rinvio a giudizio dell'allora senatore Pd indicando quelle stesse intercettazioni come fonti di prova. Per queste ragioni il sostituto procuratore generale della Cassazione Marilia Di Nardo, chiedendo la sanzione disciplinare, aveva definito quelle intercettazioni indirette e non occasionali, una captazione prolungata nel tempo. "La Corte costituzionale - aveva detto Di Nardo - è stata chiara nel ritenere che queste intercettazioni, a partire da questa data, dall'agosto 2015, si caratterizzassero come intercettazioni indirette e necessitassero, dunque, della preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza del parlamentare, ma non può non rilevarsi, come contestato, che anche a voler ritenere occasionali le predette intercettazioni, esse non potevano essere utilizzate senza inoltrare alla Camera di appartenenza richiesta di autorizzazione all'utilizzazione, così come prefisso dall'articolo 6 della legge 140 del 2003".