✕

Per il caso Esposito il Csm punisce pm e gip

Il Pm Gianfranco Colace durante l'udienza del processo Eternit bis presso maxi aula 6 del tribunale. Torino 17 febbraio 2025 ANSA/TINO ROMANO 

Ascolta l'audio

“Intercettazioni illegittime”, trasferito il pubblico ministero Colace. L’ex senatore del Pd soddisfatto: “Io ho rispettato la legge, loro no”
2 minuti di lettura

Ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex senatore dem Stefano Esposito indicando fra le fonti di prova anche intercettazioni raccolte illecitamente. Il Consiglio superiore della magistratura ieri ha stabilito che Gianfranco Colace, il pm dell’inchiesta Bigliettopoli, non sarà più pubblico ministero ma giudice civile, non più a Torino ma a Milano, e che perderà un anno di anzianità lavorativa. L’accusa è di aver commesso «grave violazione di legge, determinata da ignoranza o negligenza inescusabile».

Esposito, intercettato 500 volte in modo illecito, dopo la lettura del dispositivo si lascia andare a un commento liberatorio: «Io ho rispettato la legge, loro no. Dopo la Cassazione e la Corte costituzionale, ora anche il Consiglio superiore della magistratura sancisce che l’indagine nei miei confronti, e chi l’ha condotta, ha violato le regole e la legalità».

Il trasferimento di Colace diventerà effettivo solo quando la sentenza passerà in giudicato. Intanto questa mattina il pm si t…

Ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex senatore dem Stefano Esposito indicando fra le fonti di prova anche intercettazioni raccolte illecitamente. Il Consiglio superiore della magistratura ieri ha stabilito che Gianfranco Colace, il pm dell’inchiesta Bigliettopoli, non sarà più pubblico ministero ma giudice civile, non più a Torino ma a Milano, e che perderà un anno di anzianità lavorativa. L’accusa è di aver commesso «grave violazione di legge, determinata da ignoranza o negligenza inescusabile».

Esposito, intercettato 500 volte in modo illecito, dopo la lettura del dispositivo si lascia andare a un commento liberatorio: «Io ho rispettato la legge, loro no. Dopo la Cassazione e la Corte costituzionale, ora anche il Consiglio superiore della magistratura sancisce che l’indagine nei miei confronti, e chi l’ha condotta, ha violato le regole e la legalità».

Il trasferimento di Colace diventerà effettivo solo quando la sentenza passerà in giudicato. Intanto questa mattina il pm si troverà in aula a Torino per la sentenza del caso “Bigliettopoli”, che arriva dopo numerosi colpi di scure e prescrizioni. La toga è accusata di aver intercettato Esposito in maniera illegittima, tra il 2015 e il 2018, nell’ambito dell’inchiesta che oggi dovrebbe chiudersi e nella quale è coinvolto un amico del politico, l’imprenditore Giulio Muttoni accusato di corruzione. Intanto in un ramo dell’inchiesta, poi trasferita a Roma, nel dicembre scorso tutte le accuse nei riguardi di Esposito sono state archiviate: corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze.

È raro che un politico si rivolga al Csm, sul tema non c’è infatti una casistica. E anche la decisione assunta dal Csm è un fatto anomalo: in generale, nel 2023, sono state archiviate il 95% delle 2000 segnalazioni arrivate su presunte intercettazioni illecite.

La prima segnalazione al Csm fatta da Esposito e legata all’utilizzo non autorizzato degli ascolti è del 2021 e il fascicolo riguardava anche la giudice Lucia Minutella, per la quale è stata disposta la censura.

La sezione disciplinare ha discusso del caso l’11 marzo scorso e ieri si è riunita la camera di consiglio per decidere. Secondo l’accusa, il pm Colace aveva chiesto il rinvio a giudizio di Esposito indicando fra le fonti di prova anche le intercettazioni telefoniche svolte in maniera illecita e la gip Minutella aveva disposto il rinvio a giudizio dell’allora senatore Pd indicando quelle stesse intercettazioni come fonti di prova. Per queste ragioni il sostituto procuratore generale della Cassazione Marilia Di Nardo, chiedendo la sanzione disciplinare, aveva definito questi ascolti «indiretti e non occasionali», una captazione prolungata nel tempo. «La Corte costituzionale — aveva detto Di Nardo — è stata chiara nel ritenere che queste intercettazioni si caratterizzassero come indirette e necessitassero, dunque, della preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza del parlamentare» per essere utilizzate.

Colace durante il procedimento, aveva reso spontanee dichiarazioni chiarendo che «aver indicato fonti di prova» non significava «averle utilizzate».

Leggi i commenti