Dietro le tensioni tra Matteo Salvini e Antonio Tajani non ci sono solo i temi di politica estera, il rapporto Usa-Europa, o le questioni di casa nostra legate alla politica economica del governo. Come raccontano a microfoni spenti alcuni alti dirigenti di entrambi i partiti, ad alimentare le tensioni esplose in questi giorni ci sono argomenti più prosaici. Uno in particolare non piace a Salvini: la campagna acquisti messa in atto da FI verso alcuni dirigenti del Carroccio. Con Tajani che sfrutta la virata a destra del Capitano e attrae i moderati del partito fondato da Umberto Bossi. «Un continuo accaparramento di nostri amministratori fin dall’insediamento di questo governo», sussurra un leghista, sottolineando come la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia stato il passaggio, a legislatura in corso, del deputato Davide Bellomo: «Lascio un partito alleato con Orban e Afd, con l’estrema destra; intese che mi creano disagio», ha detto l’ormai ex deputato leghista accolto a braccia…
Dietro le tensioni tra Matteo Salvini e Antonio Tajani non ci sono solo i temi di politica estera, il rapporto Usa-Europa, o le questioni di casa nostra legate alla politica economica del governo. Come raccontano a microfoni spenti alcuni alti dirigenti di entrambi i partiti, ad alimentare le tensioni esplose in questi giorni ci sono argomenti più prosaici. Uno in particolare non piace a Salvini: la campagna acquisti messa in atto da FI verso alcuni dirigenti del Carroccio. Con Tajani che sfrutta la virata a destra del Capitano e attrae i moderati del partito fondato da Umberto Bossi. «Un continuo accaparramento di nostri amministratori fin dall’insediamento di questo governo», sussurra un leghista, sottolineando come la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia stato il passaggio, a legislatura in corso, del deputato Davide Bellomo: «Lascio un partito alleato con Orban e Afd, con l’estrema destra; intese che mi creano disagio», ha detto l’ormai ex deputato leghista accolto a braccia aperte da Tajani.
Ma, appunto, questo è solo l’ultimo casus belli. Dicono che in via Bellerio giri una cartellina, aggiornata, con i nomi di almeno una trentina di dirigenti passati a Forza Italia, e alcuni anche a Noi moderati, l’altro contenitore centrista molto più vicino alla premier Giorgia Meloni. I numeri più significativi sono quelli in direzione forzista. E sono soprattutto al Nord.
Qualche giorno fa ha annunciato il suo passaggio dalla Lega a FI l’assessore della provincia autonomia di Bolzano Christian Bianchi. In Valle d’Aosta invece ha lasciato il Carroccio il consigliere regionale Christian Ganis, anche lui lamentando «la deriva a destra» impressa da Salvini al partito. In Veneto è in corso la battaglia più forte tra Lega e forzisti, questi ultimi guidati dall’ex leghista Flavio Tosi, in pressing per incassare l’arrivo tra gli azzurri del consigliere regionale Enrico Corsi, dopo gli addii al Carroccio del consigliere regionale Fabrizio Boron, dell’ex vicepresidente della Regione Gianluca Forcolin e dell’ex deputato Paolo Paternoster. Tosi fa scouting tra i delusi e ha già preso dalla sua parte anche gli ex leghisti lombardi Gianmarco Senna, Max Bastoni e Gianmarco Reguzzoni. In Piemonte danno in uscita dalla Lega l’ex consigliere regionale Gianluca Gavazza. A Milano ha lasciato la Lega la consigliera comunale Deborah Giovanati, insieme a cinque consiglieri nei Municipi: tutti verso FI. A Firenze è toccato all’ex consigliere regionale Jacopo Alberti, e sempre stessa destinazione.
Anche nelle Marche c’è stata una vera fuga dalla Lega verso gli azzurri con tanto di benedizione di Tajani: hanno lasciato il partito di Salvini i consiglieri regionali Mirko Bilò e Giovanni Dallasta e la consigliera Lindita Elezi. In Umbria il consigliere regionale Stefano Pastorelli ha salutato i colleghi leghisti per iscriversi al gruppo di FI, questa volta con la benedizione del deputato nazionale azzurro Raffaele Nevi.
La scorsa estate nel Lazio aveva fatto rumore l’addio al Carroccio di Giuseppe Cangemi, vicepresidente del consiglio regionale, anche lui in direzione dei berlusconiani: poche settimane prima aveva lasciato la Lega per andare in FI anche il consigliere regionale Angelo Tripodi. E con loro è approdato tra i berlusconiani anche il sindaco di Ladispoli Alessandro Grando. In Sardegna poi, c’è stato un evento definito dai giornali locali “lo scippo” di FI a Salvini: tutto il Partito d’azione sardo, legato alla Lega da intense elettorali, è passato alla corte di Tajani, che ha così raddoppiato i consiglieri regionali sardi del suo gruppo, passati da tre a sei.
Ma attenzione, Salvini è irritato certo con Tajani perché la gran parte delle fughe hanno avuto come punto di approdo proprio la casa forzista. Ma dall’inizio della legislatura ci sono stati altri saluti di leghisti, andati però nell’altra sigla moderata del centrodestra: quella guidata da Maurizio Lupi. In via Bellerio però il nemico vero, per via della concorrenza, è considerato soprattutto uno: e si chiama Forza Italia.