L’audizione del sottosegretario Alfredo Mantovano ieri al Copasir – seppur stretta nella sua segretezza, come impongono le regole d’ingaggio del comitato – sembrano aver messo un primo punto fermo sulla vicenda Paragon. Tracciando una sintesi che suona così: la Ong Mediterranea, e quindi alcuni dei suoi principali attori (Luca Casarini, Beppe Caccia), è stata oggetto di un’indagine preventiva dei nostri servizi esteri che si occupavano di immigrazione clandestina. Visto il lavoro che svolgevano nel Mediterraneo è stata considerata un target per la sicurezza nazionale. Nessuno ha però mai ascoltato il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. Per lo meno non ufficialmente. Non sono stati i Servizi. Non possono essere state le procure. Chi, allora? E’ una domanda che resterà al centro del dibattito nei prossimi mesi in attesa delle risultanze dell’indagine che Citizen Lab, il gruppo di ricerca dell’Università di Toronto, sta portando avanti.
Tornando a Mediterranea, l’indagine, da q…
L’audizione del sottosegretario Alfredo Mantovano ieri al Copasir – seppur stretta nella sua segretezza, come impongono le regole d’ingaggio del comitato – sembrano aver messo un primo punto fermo sulla vicenda Paragon. Tracciando una sintesi che suona così: la Ong Mediterranea, e quindi alcuni dei suoi principali attori (Luca Casarini, Beppe Caccia), è stata oggetto di un’indagine preventiva dei nostri servizi esteri che si occupavano di immigrazione clandestina. Visto il lavoro che svolgevano nel Mediterraneo è stata considerata un target per la sicurezza nazionale. Nessuno ha però mai ascoltato il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. Per lo meno non ufficialmente. Non sono stati i Servizi. Non possono essere state le procure. Chi, allora? E’ una domanda che resterà al centro del dibattito nei prossimi mesi in attesa delle risultanze dell’indagine che Citizen Lab, il gruppo di ricerca dell’Università di Toronto, sta portando avanti.
Tornando a Mediterranea, l’indagine, da quanto risulta a Repubblica, è cominciata nel 2024 su input del Servizio con l’assenso dell’autorità delegata. E poi autorizzata dal procuratore generale di Roma, Jimmy Amato, che si è insediato a maggio. Al di là da una valutazione politica o di opportunità (si tratta pur sempre soltanto di una Ong) nascerebbe dall’esigenza di Aise di monitorare quello che accadeva nel Mediterraneo. Quello che è certo, o almeno questo avrebbe spiegato ieri Mantovano al Copasir, è che tutte le procedure sulle intercettazioni preventive, previste dalla legge, sono state rispettate. E che la scelta di utilizzare il software particolarmente invasivo come quello prodotto dalla software house israeliana Paragon (in grado di infettare il telefonino e trasformarlo di fatto in una microspia senza alcuna azione da parte del proprietario del telefono: vieni aggiunto a un gruppo whatsapp, arriva un Pdf e poi va tutto in automatico) rientrasse nelle possibilità che in quel momento il Servizio aveva. Aise infatti aveva firmato un contratto con l’azienda israeliana (mentre Aisi, dopo aver fatto un periodo di prova, aveva deciso di prendere tempo) e dunque ne poteva sfruttare le potenzialità. E’ bene parlare al passato perché al momento i contratti sono stati sospesi: Palazzo Chigi e azienda avevano scritto un comunicato congiunto nel quale parlavano di una “due diligence” del Copasir in corso.
Un’espressione infelice: evidentemente il Copasir non può fare alcuna “due diligence” ma al massimo un’indagine, come quella che sta conducendo, e che terminerà – non è ancora ufficiale, ma andrà così – con una relazione al Parlamento in tempi brevi. L’audizione di ieri di Mantovano è stata sicuramente infatti una delle ultime. A quel punto il Copasir informerà il Parlamento. Dove, a più riprese, le opposizioni hanno protestato per essere state lasciato all’oscuro della situazione in un dibattito che ritenevano si dovesse svolgere in Parlamento e non invece nel segreto del Comitato.
Anche perché il caso Cancellato, come più volte ha denunciato il senatore e leader di Italia Viva, Matteo Renzi, rischia di diventare un problema serio per il Governo: «Su Paragon – ha detto – si gioca una delle partite chiave per il futuro della democrazia in Italia». Se si dovesse scoprire che davvero qualcuno in Italia ha spiato il giornalista, il vento attuale si farebbe tempesta. Tanto che in molti – nel comparto e anche in ambienti di Governo – cominciano a dubitare che effettivamente si tratti di Paragon. Mentre sembra essere ormai tramontato la pista delle procure: la Direzione nazionale antimafia sta coordinando il lavoro delle diverse procure che stanno indagando sulla vicenda (Napoli, Roma, Venezia, Bologna e Palermo) e ha chiesto a tutte le distrettuali se avessero mai utilizzato il software israeliana. Al netto che è difficile poter dare una risposta certa – perché l’organizzazione degli uffici sul punto è troppo diversa e confusa tanto che è possibile che il procuratore nazionale Giovanni Mellillo intervenga per mettere ordine – sembra escluso che qualcuno in un ufficio giudiziario possa aver usato Paragon contro Cancellato. Chi, allora?