Un vero e proprio kit di sopravvivenza. Con acqua, viveri, medicine e batterie. Per resistere almeno tre giorni. Settantadue ore per non morire in caso di guerra, di disastro naturale o di qualunque altro stato di crisi. È questa l’esortazione che l’Unione europea lancia alle famiglie europee: dotarsi di una scorta in caso di crisi. Per tenere duro senza aiuti esterni. Un allarme — che sparge anche una bella dose di ansia sui cittadini — contenuto nella “Strategia di preparazione dell’Unione” che sarà presentata stamattina dalla Commissaria, appunto, alla gestione delle crisi, la belga Hadja Lahbib, e dalla Commissaria agli affari sociali, la rumena Roxana Minzatu. Si tratta di un documento che in teoria dovrebbe preparare le famiglie nel caso in cui gli eventi — tutti i tipi di eventi — in qualche modo dovessero precipitare. Un po’ come durante la guerra fredda c’era chi si costruiva un bunker casalingo. «Dobbiamo prepararci a incidenti e crisi intersettoriali su larga scala, compres…
Un vero e proprio kit di sopravvivenza. Con acqua, viveri, medicine e batterie. Per resistere almeno tre giorni. Settantadue ore per non morire in caso di guerra, di disastro naturale o di qualunque altro stato di crisi. È questa l’esortazione che l’Unione europea lancia alle famiglie europee: dotarsi di una scorta in caso di crisi. Per tenere duro senza aiuti esterni. Un allarme — che sparge anche una bella dose di ansia sui cittadini — contenuto nella “Strategia di preparazione dell’Unione” che sarà presentata stamattina dalla Commissaria, appunto, alla gestione delle crisi, la belga Hadja Lahbib, e dalla Commissaria agli affari sociali, la rumena Roxana Minzatu. Si tratta di un documento che in teoria dovrebbe preparare le famiglie nel caso in cui gli eventi — tutti i tipi di eventi — in qualche modo dovessero precipitare. Un po’ come durante la guerra fredda c’era chi si costruiva un bunker casalingo. «Dobbiamo prepararci a incidenti e crisi intersettoriali su larga scala, compresa la possibilità di un’aggressione armata — si legge — che colpiscano uno o più Stati membri». Durante e dopo la pandemia si parlava di “policrisi”, ecco anche se di natura diversa il timore è lo stesso: che un’emergenza ne provochi a catena un’altra e un’altra ancora.
L’esecutivo europeo, è dunque convinto che «in un contesto di aumento dei rischi naturali e antropogenici e di deterioramento delle prospettive di sicurezza per l’Europa, è urgente che l’Ue e i suoi Stati membri rafforzino la loro preparazione». Soprattutto irrobustiscano «la resilienza dell’Europa di fronte alla violenza armata che potrebbe essere messa alla prova in futuro».
Insomma Palazzo Berlaymont descrive un potenziale scenario di guerra o di catastrofi. Per questo propone — ovviamente si tratta di consigli e non di obblighi — 30 azioni in grado di affrontare l’emergenza almeno nel breve periodo. E allora oltre alle “razioni K”, immagina manovre congiunte tra i paesi partner e corsi specializzati per giovani e adulti. L’importante è «dispiegare tutti i mezzi possibili». Verrà anche costituito un “Comitato speciale”.
La premessa di ogni valutazione è che negli incidenti il periodo iniziale è sempre il più critico: bisogna resistere alle prime 72 ore. In caso di disastro ambientale verranno emesse delle linee guida per sopravvivere fino a quando la fase più dirompente non sarà finita. Verrà istituita pure una piattaforma digitale per informare su rischi e possibili rifugi su tutto il territorio comunitario. Nello stesso tempo i 27 dovranno coordinare le riserve di farmaci, cibo e energia.
Non c’è dubbio che queste indicazioni sono il prodotto della guerra in Ucraina e delle minacce russe e si inseriscano in un quadro più ampio di risposte che passa dal riarmo alle contromisure per evitare le conseguenze del cambiamento climatico fino alla difesa delle infrastrutture. Perché oltre alla “classica” guerra, i pericoli possono derivare da cyberattacchi in grado di mettere in crisi le reti energetiche o bancarie. Sistemi la cui essenzialità è stata evidenziata negli ultimi anni. Oppure potrebbero essere affrontati sabotaggi a cavi sottomarini (come già accaduto nel mare del Nord), oleodotti o gasdotti. I disastri climatici poi potrebbero determinare incendi, siccità o inondazioni. Senza dimenticare i rischi, già affrontati, delle pandemie.
Il rapporto sarebbe il frutto della relazione confezionata ad hoc da Sauli Niinisto, ex presidente della Finlandia. Ma in effetti non è la prima volta che le istituzioni comunitarie si preparano al peggio. A ottobre scorso il report sulla difesa prevedeva già soluzioni analoghe e durante il Covid venne predisposta una guida per gestire le situazioni di emergenza. «Se non si migliora la capacità strutturale delle nostre società di gestire i rischi, i costi umani, economici e sociali del cambiamento climatico — si legge — non faranno che aumentare nei prossimi anni».