Ucraina, vertice a Chigi: “Nostre truppe solo con l’Onu”. Meloni a Salvini e Tajani: “Basta liti”
di Lorenzo De CiccoLe truppe in Ucraina, i “volenterosi” convocati da Macron e Starmer, i dazi. Ma pure le bizze in maggioranza, dove i rapporti tra Lega e Forza Italia sono al minimo storico, una polemica (e una stoccata) al giorno. Di questo si è parlato, per circa un’ora, nel vertice a palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani (che fisicamente non era nella sede del governo, ma è apparso in video-collegamento da Trieste) e Matteo Salvini, più il ministro della Difesa Guido Crosetto.
La riunione si è svolta alla vigilia del summit dei "volenterosi" sull'Ucraina fissato dal presidente francese Emmanuel Macron per domani a Parigi. A Chigi si è fatto dunque il punto sulla politica estera del governo, tema su cui le posizioni in maggioranza …
Le truppe in Ucraina, i “volenterosi” convocati da Macron e Starmer, i dazi. Ma pure le bizze in maggioranza, dove i rapporti tra Lega e Forza Italia sono al minimo storico, una polemica (e una stoccata) al giorno. Di questo si è parlato, per circa un’ora, nel vertice a palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani (che fisicamente non era nella sede del governo, ma è apparso in video-collegamento da Trieste) e Matteo Salvini, più il ministro della Difesa Guido Crosetto.
La riunione si è svolta alla vigilia del summit dei "volenterosi" sull'Ucraina fissato dal presidente francese Emmanuel Macron per domani a Parigi. A Chigi si è fatto dunque il punto sulla politica estera del governo, tema su cui le posizioni in maggioranza sono distantissime, con FdI e FI a favore del piano di difesa e riarmo presentato da Ursula von der Leyen e la Lega tenacemente contraria. Durante il summit di governo, riferiscono fonti dell’esecutivo, si è parlato anche delle tensioni tra alleati. Della telefonata di Salvini con il vicepresidente americano JD Vance, colloquio di cui non era stata informata la Farnesina. E dell’affondo del vicesegretario nazionale leghista, Claudio Durigon, che ha dipinto il vicepremier Tajani come “in difficoltà”, tanto da doversi “far aiutare” dal Carroccio nella gestione dei rapporti con gli Usa e l’amministrazione Trump.
Da quanto trapela, la premier Meloni ha rivolto questo appello ai due soci di maggioranza: “Evitiamo le liti, anche perché così offriamo il fianco alle opposizioni”. Che proprio dopo l’intervista a Repubblica di Durigon avevano evocato una crisi di governo. Sembra esserci intesa invece nel centrodestra sulla posizione che l’Italia terrà domani al vertice parigino: parlare di truppe ora è prematuro, è la linea, visto che non c’è ancora un accordo sul cessate il fuoco in Ucraina. L’Italia può valutare sì di mandare truppe in Ucraina, ma con l’Onu. O comunque, come ha ricordato il ministro Crosetto, in una forza multinazionale larga, non solo occidentale ed europea, che abbia un placet delle Nazioni Unite.
Proprio da Trieste, subito dopo il vertice, è intervenuto Tajani: per il ministro degli Esteri quella della missione delle Nazioni Unite "è l'unica condizione per noi per inviare militari. Poi rimane l'opzione per garantire la sicurezza europea di una sorta di articolo 5 bis della Nato, ma anche per proteggere l'Ucraina. Il dibattito è in corso, domani se ne parlerà. Siamo tutti concordi sul tenere questa posizione italiana". Per il vicepremier azzurro, "adesso si comincia a parlare di missioni delle Nazioni Unite, vedremo quello che accadrà. La nostra posizione rimane quella solita, lavorare per la pace, sostegno totale all'Ucraina, non inviare militari in missioni che non siano delle Nazioni Unite".
Successivamente Palazzo Chigi ha diffuso un comunicato in cui conferma “che non sono previste truppe italiane sul terreno” e “che si sta facendo spazio un possibile ruolo delle Nazioni Unite, che il Governo italiano sostiene da tempo”.
Ecco la nota.
"Nel corso della riunione è stato riaffermato l’impegno alla costruzione, insieme ai partner europei e occidentali e con gli Stati Uniti, di garanzie di sicurezza solide ed efficaci per l’Ucraina che trovino fondamento nel contesto euroatlantico. Ciò anche sulla base di un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall’articolo 5 del Trattato di Washington, ipotesi che sta riscontrando sempre più interesse tra i partner internazionali.
L’incontro ha inoltre permesso di ribadire che non è prevista alcuna partecipazione nazionale ad una eventuale forza militare sul terreno.
È stato, infine, affrontato il tema dell’attuazione e del monitoraggio del cessate il fuoco, su cui si sta facendo spazio un possibile ruolo delle Nazioni Unite, che il Governo italiano sostiene da tempo".