Com’è andato il vertice di maggioranza? «Benissimo», fa Matteo Salvini sbucando con un sorrisone alla Camera dei deputati per un evento della Lega sulla sanità. «Benissimo», ripete pure il ministro della Difesa, Guido Crosetto, circondato dai cronisti in Transatlantico. A sera Palazzo Chigi diffonde pure una nota per sostenere che l’incontro «ha confermato la salda convergenza dei leader». In realtà, secondo diverse fonti governative, la riunione convocata ieri mattina da Giorgia Meloni con i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, più Crosetto, per trovare una quadra sulla politica estera, non è stata un allegro punto settimanale tra amici. Non poteva essere altrimenti, dopo settimane di guerriglia tra Lega e Forza Italia, da ultimo per l’intervista a Repubblica del vicesegretario del Carroccio, Claudio Durigon, che ha consigliato a Tajani di «farsi aiutare» nei rapporti con gli Usa, perché «in difficoltà».
Da qui comincia Meloni, riportano fonti a conoscenza del vertice. Un invi…
Com’è andato il vertice di maggioranza? «Benissimo», fa Matteo Salvini sbucando con un sorrisone alla Camera dei deputati per un evento della Lega sulla sanità. «Benissimo», ripete pure il ministro della Difesa, Guido Crosetto, circondato dai cronisti in Transatlantico. A sera Palazzo Chigi diffonde pure una nota per sostenere che l’incontro «ha confermato la salda convergenza dei leader». In realtà, secondo diverse fonti governative, la riunione convocata ieri mattina da Giorgia Meloni con i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, più Crosetto, per trovare una quadra sulla politica estera, non è stata un allegro punto settimanale tra amici. Non poteva essere altrimenti, dopo settimane di guerriglia tra Lega e Forza Italia, da ultimo per l’intervista a Repubblica del vicesegretario del Carroccio, Claudio Durigon, che ha consigliato a Tajani di «farsi aiutare» nei rapporti con gli Usa, perché «in difficoltà».
Da qui comincia Meloni, riportano fonti a conoscenza del vertice. Un invito a «evitare liti» in pubblico, che pare rivolto soprattutto al leghista. «Non facciamoci le interviste contro - il ragionamento della premier - perché così offriamo il fianco alle opposizioni». Semmai, è il suggerimento di Meloni, «dobbiamo confrontarci di più, parlarci di più tra noi, direttamente». Meloni si mette diplomaticamente nel mucchio di chi dovrebbe dialogare meglio, ma l’invito sembra indirizzato principalmente ai due vice, che da settimane non si parlano, non si confrontano: Salvini nemmeno ha avvisato la Farnesina della telefonata con JD Vance.
È soprattutto l’iper-attivismo di Salvini a impensierire Meloni. La premier sa che il leghista ha il congresso tra meno di 10 giorni. Che dunque deve alzare un po’ i toni. Ma senza eccessi, è il messaggio ribadito ieri. Esempio: «Non si può dare del matto a un capo di stato dell’Ue», riferimento a Emmanuel Macron, definito così dal lumbard. Non che Meloni sia diventata di colpo macroniana, tutt’altro: dal progetto dei “volenterosi” resta distantissima. Il punto è un altro: «Noi dobbiamo dialogare con gli altri paesi dell’Unione europea». Il fatto che Salvini sia stato invitato al vertice di ieri, tutto incentrato sulla politica estera e di difesa, è stato anche un modo, secondo fonti dell’esecutivo, per renderlo più consapevole del momento delicatissimo che l’Italia, con il resto dell’Europa, sta vivendo. A questo proposito Meloni ha insistito: «Dobbiamo essere in linea, in una fase così importante». E quanto alla politica estera, «la coordino io». Come dire: niente bizze o fughe in avanti. Nel corso del vertice, è Tajani a insistere sulla necessità di cooperare con l’Ue, anche per rispondere ai dazi americani. E a caldeggiare la necessità di un canale diretto con Berlino, magari dopo un incontro fra Meloni e il cancelliere in pectore Friedrich Merz, per bilanciare l’asse Parigi-Londra.
Tutto risolto a destra? Pare di no. Salvini, appena finita la riunione, si affaccia nella sala stampa di Montecitorio e torna a picconare l’Ue e Ursula von der Leyen: «In Europa qualcuno pensa di spendere 800 miliardi per le armi. L’Ue ci dovrebbe permettere invece di fare debito sano, italiano, per la sanità». Poco prima Raffaele Nevi, portavoce nazionale di FI, rivendicava l’ingresso nel gruppo azzurro dell’ex leghista Davide Bellomo: «Noi accogliamo semplicemente chi è in fuga...».
Meloni a sera non ha voglia di dichiarare, quando attraversa il villaggio “Agricoltura È”, allestito a piazza della Repubblica dal ministro Francesco Lollobrigida. Preferisce il bagno di folla, i coretti dei ragazzi dell’agrario, tuffarsi tra gli stand di arrosticini, fragole “sensoriali”, prosciutto crudo («senza pane, sono a dieta»). Le offrono pure un barattolo di miele. «Per addolcire i miei interlocutori? Ce ne vorrebbe un tir». Gran dribbling alle polemiche di giornata. Intanto Luca De Carlo, meloniano aspirante “Doge”, fa già da padrone di casa davanti allo stand del Veneto: «L’anno prossimo - dice così - lo faremo meglio».