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Premierato in manutenzione: che fine ha fatto “la madre di tutte le riforme?”

La ministra per le Riforme, Elisabetta Alberti Casellati 

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Mentre la premier incalza: “È fondamentale per un’Italia più stabile”, fermo da tempo al momento è solo in programma nei lavori del Parlamento, calendarizzato per maggio alla Camera. E rischia altri rinvii
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“Sulle riforme fila tutto liscio come l’olio”. Parola di Nazario Pagano, il presidente della commissione Affari costituzionali, forzista e uomo di pace, che ai leghisti non porta rancore. Ma l’accordo a destra funziona perché delle riforme istituzionali resta un vago ricordo. Praticamente nulla. Il premierato è “in manutenzione”. L’autonomia differenziata siamo al complicato incastro della legge delega, dopo le correzioni della Consulta, nelle mani di Roberto Calderoli, che ne ha fatto una vocazione.

Il premierato made in Italy dovrebbe essere votato in aula a maggio.

Ora la premier Giorgia Meloni incalza: “Il premierato è fondamentale per un’Italia più stabile, più forte, restituisce ai cittadini la scelta e dà tempo per realizzare il mandato”. Per ora però è solo in programma nei lavori del Parlamento, calendarizzato alla Camera dopo la prima lettura al Senato (in tutto ci vogliono 4 passaggi). Ma con l’ingorgone che c’è in commissione a Montecitorio (adesso la riforma della Corte …

“Sulle riforme fila tutto liscio come l’olio”. Parola di Nazario Pagano, il presidente della commissione Affari costituzionali, forzista e uomo di pace, che ai leghisti non porta rancore. Ma l’accordo a destra funziona perché delle riforme istituzionali resta un vago ricordo. Praticamente nulla. Il premierato è “in manutenzione”. L’autonomia differenziata siamo al complicato incastro della legge delega, dopo le correzioni della Consulta, nelle mani di Roberto Calderoli, che ne ha fatto una vocazione.

Il premierato made in Italy dovrebbe essere votato in aula a maggio.

Ora la premier Giorgia Meloni incalza: “Il premierato è fondamentale per un’Italia più stabile, più forte, restituisce ai cittadini la scelta e dà tempo per realizzare il mandato”. Per ora però è solo in programma nei lavori del Parlamento, calendarizzato alla Camera dopo la prima lettura al Senato (in tutto ci vogliono 4 passaggi). Ma con l’ingorgone che c’è in commissione a Montecitorio (adesso la riforma della Corte dei Conti, il decreto Pubblica amministrazione) difficilmente a maggio la ministra Elisabetta Alberti Casellati avrà la soddisfazione di vedere la riforma del premier d’Italia sul binario giusto. La “madre di tutte le riforme”, come ebbe a dire, e ripete, Giorgia Meloni, sarà quindi per un’altra volta? Che la si porti a casa entro la fine di questa legislatura è tutto da vedere. È più che altro una speranza meloniana o un diktat per chi ci sta.

“Se non si dà una accelerazione prima dell’estate, se si scavalla l’estate non si farà più niente sul premierato”, chiosa il forzista Emilio Russo. Non ci sono i tempi anche perché bisogna rimetterci mano e non in modo lieve. Due voragini si sono aperte nella riforma: la “combine” premierato e legge elettorale e come articolare il voto degli italiani all’estero. Non funzionano, lo sa lo stesso centrodestra. Per l’opposizione lo stop è il minimo sindacale. “La riforma non sta in piedi va completamente riscritta”, osservano dal Pd Federico Fornaro, Simona Bonafè e i senatori Andrea Giorgis e Dario Parrini.

La ministra Casellati mostra calma e gesso e qualche giorno fa, alla richiesta di spiegare che fine ha fatto il tanto sbandierato premierato, ha risposto: “Il percorso è iniziato, il premierato è la madre di tutte le riforme. C'è stato un rallentamento per la congestione in commissione Affari costituzionali della Camera, siamo a livello di audizioni, che spero al più presto proseguano. Penso che per la fine della legislatura avremo le quattro letture, le prime due sono fondamentali”. Aveva negato lo stallo il capogruppo di Fdl, Galeazzo Bignami, ricordando che il centrodestra si è impegnato su giustizia, premierato, autonomia e ci saranno.

Ma intanto, nel massimo della riservatezza, si sta lavorando alla legge elettorale. Gruppo ristrettissimo, vertici volanti per gettare le basi dell’istruttoria. Alberto Balboni, il presidente meloniano della commissione Affari costituzionali del Senato, conferma. Anche se minimizza il suo ruolo e le distanze tra alleati. Sulla legge elettorale casca l’asino: il modello attorno a cui si gira è un proporzionale con premio di maggioranza per le coalizioni che raggiungano il 40%, soglia del 3% per fare scattare il seggio e il rebus preferenze sì o no. E qui siamo in alto mare.

Tanto più lontani dall’approdo se i confronto è anche con le opposizioni, come deve essere. La “bomba” lanciata da Dario Franceschini qualche mese fa per dire “basta campo largo” meglio un proporzionale secco, non ha portato a proposte concrete. Ma attraverso una riforma della legge elettorale si può arrivare a un premierato di fatto, senza bisogno di modificare la Costituzione. In casa dem si considera prematura la discussione sulla legge elettorale, convinti che l’onere di una proposta spetti al centrodestra”.

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