«Ho commesso un errore e di questo mi dispiaccio. Ma è evidente dalle immagini e dall’audio che non ho mai inteso aggredire, né tanto meno intimidire la giornalista». Romano Prodi si scusa. Dirama una nota serale per provare a mettere fine alle polemiche che lo inseguono da sabato scorso, dopo che ha afferrato una ciocca di capelli a Lavinia Orefici, inviata di Quarta Repubblica, la trasmissione di Nicola Porro (Rete4), che gli aveva fatto una domanda su Ventotene. «Il gesto che ho compiuto appartiene ad una mia gestualità familiare. Mi sono reso conto, vedendo le riprese, di aver trasportato quasi meccanicamente quel gesto in un ambito diverso», è l’autodifesa del Professore.
Fa ammenda all’indomani di Di Martedì, il talk di Giovanni Floris, che ha mandato in onda un video che non lascia più dubbi sul gesto, inizialmente negato. Da giorni la destra lo attacca. Il caso è affiorato anche in Parlamento durante il dibattito sulla mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Carlo No…
«Ho commesso un errore e di questo mi dispiaccio. Ma è evidente dalle immagini e dall’audio che non ho mai inteso aggredire, né tanto meno intimidire la giornalista». Romano Prodi si scusa. Dirama una nota serale per provare a mettere fine alle polemiche che lo inseguono da sabato scorso, dopo che ha afferrato una ciocca di capelli a Lavinia Orefici, inviata di Quarta Repubblica, la trasmissione di Nicola Porro (Rete4), che gli aveva fatto una domanda su Ventotene. «Il gesto che ho compiuto appartiene ad una mia gestualità familiare. Mi sono reso conto, vedendo le riprese, di aver trasportato quasi meccanicamente quel gesto in un ambito diverso», è l’autodifesa del Professore.
Fa ammenda all’indomani di Di Martedì, il talk di Giovanni Floris, che ha mandato in onda un video che non lascia più dubbi sul gesto, inizialmente negato. Da giorni la destra lo attacca. Il caso è affiorato anche in Parlamento durante il dibattito sulla mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ma l’ex premier contesta la strumentalizzazione: «Questa vicenda mi offre l’occasione per una riflessione che forse è utile. Penso sia un diritto di ciascuno, non importa affatto quale ruolo abbia ricoperto nella vita, rivendicare la propria storia e la propria onorabilità e non accettare, come un destino inevitabile, la strumentalizzazione e persino la derisione dilaganti, anche grazie alla potenza della Rete. Come se un’intera vita non contasse, come se il futuro non esistesse».
Che il Professore abbia sbagliato - alle domande, se ritenute provocatorie, si può eventualmente non rispondere - è stato riconosciuto anche dalle deputate del Pd, Lia Quartapelle («Gesto inopportuno») e Laura Boldrini («Non doveva farlo»). «Prodi ha fatto un gesto da nonno, ma la giornalista non è sua nipote e certamente c’è stato qualcosa di indelicato e sbagliato», ha spiegato Pierluigi Bersani a Otto e mezzo. «Soprattutto ha sbagliato a negare per due giorni e a non chiuderla subito mandando un mazzo di fiori», ha scritto sui social, Chiara Geloni, la portavoce di Bersani.
Ancora in mattinata aveva detto «si scambia l’affetto per l’aggressione», il che ha rinfocolato, se possibile, il fuoco di fila del centrodestra. L’intervista risale a sabato scorso, a margine della presentazione del suo ultimo libro.
Prodi a 85 anni gira instancabilmente il mondo. Ieri era a Bruxelles. Qui ha visto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Il disimpegno americano lo preoccupa. «Ho assistito nella mia lunga vita a grandi crisi, ma non ho mai vissuto momenti come quelli degli ultimi mesi. Il messaggio di Trump è semplice: sta tentando di minacciare la democrazia dentro gli Usa e fuori. Nel suo Paese lanciando decreti contro l’equilibrio dei poteri. Sul fronte estero minacciando il Canada, la Groenlandia», ha detto nel corso di una conferenza al club privato, TheMerode. «Dobbiamo approfittare di questo momento come Europa per recuperare il nostro ruolo morale, organizzare un esercito europeo. Senza gli Usa e senza la Nato so che è difficile e serviranno molti anni soprattutto sul fronte dell’intelligence, ma dobbiamo cominciare questo processo. Dico no a rafforzare 27 sistemi di difesa ma averne uno forte e comune».