Meloni con i volenterosi a Parigi per rafforzare le basi in Romania
dal nostro inviato Tommaso CiriacoGiorgia Meloni
(agf)PARIGI – Ancora una volta, sarà la leader europea più vicina alle posizioni di Washington. O, almeno, la meno distante. Ecco perché Giorgia Meloni, presentandosi stamane a Parigi per il vertice dei “volenterosi” mobilitati da Emmanuel Macron, continuerà a insistere su un punto: serve una missione internazionale di pace – possibilmente sotto le bandiere dell’Onu – per spingere l’Italia a spedire propri uomini a vigilare sulla fine delle ostilità in Ucraina. È una posizione tattica, perché è ovvio che neanche Parigi e Londra possono sfidare Mosca mandando soldati senza il consenso del Cremlino. Anche perché nelle cancellerie europee si sta facendo strada una consapevolezza: Trump e Putin ballano da soli, meglio intanto esplorare anche soluzioni immediate meno ambiziose e più concrete da realizzare nelle prossime settimane.
È uno spiraglio in cui intende incunearsi la presidente del Consiglio, che ha molto sofferto l’attivismo anglo-francese. Intende farlo soprattutto per mostrarsi in …
PARIGI – Ancora una volta, sarà la leader europea più vicina alle posizioni di Washington. O, almeno, la meno distante. Ecco perché Giorgia Meloni, presentandosi stamane a Parigi per il vertice dei “volenterosi” mobilitati da Emmanuel Macron, continuerà a insistere su un punto: serve una missione internazionale di pace – possibilmente sotto le bandiere dell’Onu – per spingere l’Italia a spedire propri uomini a vigilare sulla fine delle ostilità in Ucraina. È una posizione tattica, perché è ovvio che neanche Parigi e Londra possono sfidare Mosca mandando soldati senza il consenso del Cremlino. Anche perché nelle cancellerie europee si sta facendo strada una consapevolezza: Trump e Putin ballano da soli, meglio intanto esplorare anche soluzioni immediate meno ambiziose e più concrete da realizzare nelle prossime settimane.
È uno spiraglio in cui intende incunearsi la presidente del Consiglio, che ha molto sofferto l’attivismo anglo-francese. Intende farlo soprattutto per mostrarsi in sintonia con gli americani. Ed è proprio guardando alla Casa Bianca, in questa fase piuttosto fredda rispetto all’iniziativa di Macron e Starmer, che la presidente del Consiglio ribadirà durante il summit un concetto: per spedire uomini sul campo occorre prima la copertura dell’Onu.
Ieri, per la prima volta, questa posizione è stata ufficializzata addirittura in una nota ufficiale di Palazzo Chigi al termine del vertice tra Meloni, i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro della Difesa Guido Crosetto. E così, dopo aver ribadito che «non è prevista alcuna partecipazione nazionale ad una eventuale forza militare sul terreno» – opzione come detto che non esiste, senza un contesto di legalità internazionale o comunque senza il via libera di Mosca – Meloni sostiene: «È stato affrontato il tema dell’attuazione e del monitoraggio del cessate il fuoco su cui si sta facendo spazio un possibile ruolo delle Nazioni Unite, che il governo italiano sostiene da tempo». «È l’unica condizione possibile», rafforza il concetto il ministro degli Esteri.
È un punto di caduta utile per almeno tre ragioni. Permette di silenziare Salvini, che difficilmente può esporsi contro una spedizione che sarebbe autorizzata anche da Mosca. Garantisce inoltre alla premier uno slogan utile contro Macron, che si può sintetizzare così: abbiamo sempre detto che servono le Nazioni Unite. E soprattutto, interpreta un obiettivo che si fa largo al vertice parigino: non ridurre l’attivismo al solo tema dei militari sul campo.
Sono ragionamenti che convincono Meloni. Ad esempio, non dispiace l’opzione di rendere ancora più solido l’esercito ucraino, attraverso sostegno militare ed economico. È una filosofia analizzata anche a Bruxelles, durante l’ultimo consiglio europeo: sfruttare Kiev come baluardo orientale dell’Europa. Anche perché, come hanno ammesso ieri i polacchi, in caso di attacco russo una superpotenza militare come Varsavia avrebbe munizioni a disposizione solo per «una o due settimane». L’Italia e gli altri partner potrebbero aiutare gli ucraini anche in un altro modo: mobilitando addestratori necessari a formare truppe di Kiev. Ma soprattutto, pare farsi largo un altro progetto, che potrebbe riunire gli europei: il potenziamento dell’impegno europeo sul fronte orientale, all’interno della cornice Nato.
È una possibilità che gli americani avevano già lasciato intendere, informalmente, durante il vertice sulla sicurezza di Monaco. Il piano sarebbe quello di rafforzare lo schieramento dei partner Ue dell’Alleanza nelle basi in Romania. E sempre da quel Paese i missili americani a lunga gittata potrebbero fungere da deterrente verso Putin. Se ne discute in queste ore. E Meloni non è ostile.
Lo è anche per una ragione pragmatica: difficilmente sarà possibile strappare dagli Usa «garanzie di sicurezza» migliori, che pure Meloni invoca chiedendo unità «transatlantica». Ciononostante Roma insiste su un punto: «Serve un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall’articolo 5» della Nato. Il piano, al momento, non sembra convincere i partner europei.