ROMA – Da Ponte Galeria a Gjader, ovvero provincia di Roma in Albania. Così è per il foro competente e per la questura. E adesso così sarà anche per la detenzione amministrativa di immigrati irregolari destinati all’espulsione. Questa la filosofia che, insinuandosi in un vuoto normativo che attraversa sia il Testo unico dell’immigrazione che la vigente direttiva rimpatri europea, sorregge il nuovo provvedimento (due soli articoli) con il quale il governo Meloni intende utilizzare da subito quei centri in Albania da mesi desolatamente vuoti.
Ma in Consiglio dei ministri approdano anche una stretta sulla concessione della cittadinanza per ius sanguinis (che ora sarà possibile ottenere per non più di due generazioni) e l’attesa tutela legale per gli esponenti delle forze d’ordine coinvolti in inchieste per l’uso delle armi durante il servizio. Non uno scudo penale, come era stato ipotizzato dopo alcuni episodi che avevano visto poliziotti e carabinieri indagati per aver sparato durante …
ROMA – Da Ponte Galeria a Gjader, ovvero provincia di Roma in Albania. Così è per il foro competente e per la questura. E adesso così sarà anche per la detenzione amministrativa di immigrati irregolari destinati all’espulsione. Questa la filosofia che, insinuandosi in un vuoto normativo che attraversa sia il Testo unico dell’immigrazione che la vigente direttiva rimpatri europea, sorregge il nuovo provvedimento (due soli articoli) con il quale il governo Meloni intende utilizzare da subito quei centri in Albania da mesi desolatamente vuoti.
Ma in Consiglio dei ministri approdano anche una stretta sulla concessione della cittadinanza per ius sanguinis (che ora sarà possibile ottenere per non più di due generazioni) e l’attesa tutela legale per gli esponenti delle forze d’ordine coinvolti in inchieste per l’uso delle armi durante il servizio. Non uno scudo penale, come era stato ipotizzato dopo alcuni episodi che avevano visto poliziotti e carabinieri indagati per aver sparato durante il servizio in situazioni dove era evidente la correttezza delle loro azioni. Per loro adesso una iscrizione solo proforma con rapida archiviazione e soprattutto spese legali a carico dell’amministrazione di appartenenza, nessuna sospensione dal servizio né conseguenze sulla carriera. Una misura fortemente richiesta dai sindacati di polizia che Lega e Fratelli d’Italia hanno voluto anticipare, visti i tempi lunghi del disegno di legge sicurezza in cui era originariamente contenuta.
Il decreto si è reso necessario per modificare la legge di recepimento del protocollo Italia-Albania di cui, secondo il governo, non è necessaria la revisione. Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si tratta infatti solo di una «prossima riattivazione almeno per una componente delle funzioni di quel centro, che è già esistente: quella di centro per i rimpatri. In attesa, di qui a poche settimane o pochi mesi - ha aggiunto - di una decisione della Corte di giustizia europea, che noi non vediamo come sia possibile che non sia in linea con le posizioni italiane».
Insomma, il governo non cambia destinazione d’uso, ma intende utilizzare come cpr anche altre parti del centro di Gjader originariamente pensato come luogo di trattenimento, per un massimo di 28 giorni, di richiedenti asilo soccorsi in mare da navi militari italiane, provenienti dai cosiddetti Paesi sicuri a cui applicare le procedure accelerate di frontiera. Adesso invece in quel centro di detenzione, gli immigrati potranno rimanere parcheggiati fino a diciotto mesi nell’attesa che i Paesi d’origine, laddove esistano accordi di rimpatrio, li riconoscano ufficialmente e accettino il loro ritorno a casa. Che, però, a meno di nuove intese con il governo albanese, dovrà avvenire comunque da territorio italiano. Dunque, gli immigrati irregolari già trattenuti al cpr di Ponte Galeria potranno essere trasferiti in Albania in attesa che le pratiche di espulsione vadano a buon fine, poi dovranno essere riportati in Italia per il rimpatrio effettivo. E, considerando che mediamente solo il 50% dei migranti trattenuti nei cpr viene poi effettivamente rimpatriato, è facile prevedere un nuovo via vai di mezzi dall’Italia all’Albania con un ulteriore aggravio di costi: la prassi prevede infatti che ogni immigrato trattenuto debba essere scortato da due poliziotti.
L’operazione, per altro, non è scevra da dubbi giuridici. I return hub in Paesi terzi saranno previsti (non prima del 2027) dal nuovo regolamento europeo, ma oggi non è previsto da nessuna norma il trasferimento in un un Paese che non è né quello di origine né quello di transito.