Meloni si schiera con Vance: “Ha ragione, l’Europa si è persa”
di Tommaso CiriacoLa premier Giorgia Meloni con il presidente della Repubblica di Polonia, Andrzej Duda
(agf)Roma – Si dovesse condensare in uno slogan il senso dell’intervista, si potrebbe provare così: Donald, io ci sono e voglio essere dalla tua parte. Giorgia Meloni sceglie il Financial Times per lanciare un messaggio alla Casa Bianca. Parla direttamente a Trump. Con un’operazione politica e mediatica che affida a uno dei più autorevoli quotidiani finanziari del mondo, nel momento forse più difficile — almeno sul fronte internazionale — della sua esperienza a Palazzo Chigi. Gli Stati Uniti, è il pilastro del ragionamento della premier, sono «il primo alleato» dell’Italia. Certo, ammette, è in atto un conflitto tra le due sponde dell’atlantico sul tema della difesa, «ma mi piace pensare che una crisi nasconde sempre un’opportunità». In ogni caso, sarebbe «infantile e superficiale» chiedere a Roma con chi intenda schierarsi tra Washington e Bruxelles. Una neutralità che è già di per sé una scelta fragorosa per un Paese fondatore dell’Unione.
L’intera intervista con FT — la prima ad una t…
Roma – Si dovesse condensare in uno slogan il senso dell’intervista, si potrebbe provare così: Donald, io ci sono e voglio essere dalla tua parte. Giorgia Meloni sceglie il Financial Times per lanciare un messaggio alla Casa Bianca. Parla direttamente a Trump. Con un’operazione politica e mediatica che affida a uno dei più autorevoli quotidiani finanziari del mondo, nel momento forse più difficile — almeno sul fronte internazionale — della sua esperienza a Palazzo Chigi. Gli Stati Uniti, è il pilastro del ragionamento della premier, sono «il primo alleato» dell’Italia. Certo, ammette, è in atto un conflitto tra le due sponde dell’atlantico sul tema della difesa, «ma mi piace pensare che una crisi nasconde sempre un’opportunità». In ogni caso, sarebbe «infantile e superficiale» chiedere a Roma con chi intenda schierarsi tra Washington e Bruxelles. Una neutralità che è già di per sé una scelta fragorosa per un Paese fondatore dell’Unione.
L’intera intervista con FT — la prima ad una testata estera — ruota attorno al presidente Usa. Che Meloni ridimensiona, blandisce, apprezza. «Sono conservatrice. Trump è un leader repubblicano. Di sicuro sono più vicina a lui che a molti altri». E comunque, «capisco che difende i suoi interessi nazionali. Io difendo i miei». Una tesi da cui deriva questa convinzione: «L’Italia può avere buoni rapporti con gli Usa. E se c’è qualcosa che posso fare per evitare uno scontro con l’Europa e costruire ponti, lo farò», anche «nell’interesse degli europei».
Per capire cosa muove Meloni, bisogna inquadrare il momento. La premessa è che è riuscita a costruire un rapporto con il tycoon. Lo sente al telefono. Da settimane, però, attende l’invito ufficiale alla Casa Bianca. La richiesta diplomatica è partita formalmente già da una ventina di giorni. E però, questa telefonata da Washington non arriva. Non è detto che sia un male, perché esporsi oggi al fianco di Trump provocherebbe imbarazzo per lo scontro sui dazi. Ma sottotraccia, crescono i timori: il ritardo è dovuto al nodo di Starlink? Pesa la posizione mediana sull’invio dei soldati? Certo è che se si escludono i leader di Canada e Germania — entrambi uscenti — l’italiana è l’unica del G7 a non aver visitato il repubblicano nello Studio Ovale (a differenza di Macron, Starmer e del premier giapponese).
Sui dazi, comunque, la linea resta morbida, anche se FT precisa che l’intervista è precedente all’annuncio trumpiano di tariffe del 25% sulle auto. «Pensate davvero che il protezionismo negli Stati Uniti sia stato inventato da Trump?», chiede Meloni. Ma guardare all’amministrazione Usa significa anche frapporre ostacoli al piano anglo-francese per l’Ucraina. A Parigi, l’altro ieri, la premier ha bocciato di nuovo l’opzione di soldati europei sul terreno, senza il consenso dell’Onu. Al quotidiano britannico ribadisce il concetto, bocciando le forze di “rassicurazione”: «Dobbiamo stare attenti. Può essere vista più come una minaccia». Servirebbe invece, insiste, una sorta di articolo 5 della Nato: «Sarebbe più semplice ed efficace». Meloni nega comunque che stia inseguendo Macron e Starmer: «Non mi interessa dire: “Sono io quella in mezzo, sono una protagonista”. Non ora. La posta in gioco è troppo alta». Quanto alla Russia, il tono è netto, ma forse meno di un tempo: «Se può essere una minaccia a lungo termine? Credo che potrebbe esserlo».
L’ultimo messaggio è diretto a J.D. Vance. Meloni sostiene di condividere le parole pronunciate dal vicepresidente Usa a Monaco: «Devo dire che sono d’accordo. Lo dico da anni... L’Europa si è un pò persa». Anche perché la critica, aggiunge, non era rivolta agli europei, ma «alla sua classe dirigente». Vale a dire, «all’idea che invece di leggere la realtà e trovare modi per dare risposte alle persone, si possa imporre la propria ideologia». Ragionamenti espressi già a ridosso di quell’intervento, anche se in privato. Ma che sembrano anche l’ennesimo modo per marcare stretto Matteo Salvini, che ieri ha rilanciato la missione con gli imprenditori negli Stati Uniti, «come da dialogo con J.D. Vance».