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Riarmo, la tregua nel centrodestra è finita. Tajani contro Salvini: “Basta sfasciacarrozze”

Antonio Tajani e Matteo Salvini (agf)

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Il ministro degli Esteri critica l’alleato sul piano europeo e sui dazi. Il leader leghista: “Non mi fermo”. Meloni rinvia il viaggio negli Usa
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Che sia stufa, l’aveva già comunicato ai diretti interessati durante l’ultimo vertice a Palazzo Chigi. E invece, trascorsi solo quattro giorni, Giorgia Meloni ha dovuto assistere all’ennesimo tentativo di Matteo Salvini di metterla in difficoltà. Peggio: di spingerla giù dal filo da equilibrista sul quale cammina, cercando di non schierarsi troppo tra Stati Uniti ed Europa. Il leghista promette un’iniziativa dei Patrioti per affossare il piano di riarmo. Attacca Ursula von der Leyen, proprio mentre la Commissione europea prova a studiare una reazione comune ai dazi trumpiani. Non si fa insomma scrupolo di mettere in difficoltà la presidente del Consiglio. E ai suoi confida: «Non ho alcuna intenzione di fermarmi».

Non si ferma. Come avviene da…

Che sia stufa, l’aveva già comunicato ai diretti interessati durante l’ultimo vertice a Palazzo Chigi. E invece, trascorsi solo quattro giorni, Giorgia Meloni ha dovuto assistere all’ennesimo tentativo di Matteo Salvini di metterla in difficoltà. Peggio: di spingerla giù dal filo da equilibrista sul quale cammina, cercando di non schierarsi troppo tra Stati Uniti ed Europa. Il leghista promette un’iniziativa dei Patrioti per affossare il piano di riarmo. Attacca Ursula von der Leyen, proprio mentre la Commissione europea prova a studiare una reazione comune ai dazi trumpiani. Non si fa insomma scrupolo di mettere in difficoltà la presidente del Consiglio. E ai suoi confida: «Non ho alcuna intenzione di fermarmi».

Non si ferma. Come avviene da settimane ormai, Antonio Tajani reagisce. Anche il ministro degli Esteri, come e più di Meloni, è allarmato dai dazi e dal tentativo salviniano di tirare fuori l’Italia dal piano di rafforzamento della difesa europea. «Stiamo lavorando — giura l’azzurro — per far sì che l’Europa sia sempre più casa di tutti. Abbiamo bisogno di costruire, non di sfasciacarrozze per difendere gli interessi di mezzo miliardo di persone». Concetti che sfidano apertamente Salvini. Parole a cui seguono altre di fuoco: «La trattativa sui dazi va condotta a livello europeo, sarebbe un errore condurla a livello italiano (come propone il segretario del Carroccio, ndr). L’obiettivo non è un braccio di ferro con gli Stati Uniti o mostrarsi arrendevoli: quello che conta è tutelare le nostre imprese». Infine la promessa, anche un po’ minacciosa: «Forza Italia gode di ottima salute. Siamo leali con il governo, ma non rinunceremo mai alle nostre idee. E non piegheremo la testa quando si tratta di difendere i nostri valori».

È, di nuovo, conflitto tra alleati che si comportano come fossero avversari. Meloni è invece costretta a ponderare ogni mossa. Ed è, come detto, preoccupatissima. Sui dazi, come sul resto. Deve gestire il rapporto con la Casa Bianca, senza commettere passi falsi. Da settimane, attende di ufficializzare una visita a Washington che sembrava imminente. A questo punto tutto dovrebbe essere rimandato alla seconda metà di aprile. Il 2, infatti, Trump imporrà nuove barriere doganali. E l’Europa proverà a trattare, prima di reagire: Bruxelles si è data tempo fino al 15 aprile. L’Italia vive questo passaggio con angoscia, perché i danni di uno scontro commerciale con Washington sono potenzialmente devastanti. Ecco perché Tajani chiede a Bruxelles, ad esempio, che non vengano messe tariffe doganali sul whisky, «perché se lo facciamo rischiamo di avere dazi enormi nei confronti dei vini». E sempre nella prima metà di aprile dovrebbe tenersi una nuova riunione dei volenterosi. Solo dopo questo doppio passaggio, la premier volerà negli Stati Uniti.

Anche Salvini volerà negli Usa. Nel frattempo, continua a sfidare il piano ReArm di von der Leyen, che pure Roma ha sostenuto — con critiche, certo — nel corso dei due Consigli europei che si sono tenuti in marzo. «La Lega — è la posizione ufficiale — è pronta a proporre agli alleati dei Patrioti una iniziativa per invitare la presidente tedesca della Commissione Ue a rivedere il progetto da 800 miliardi di euro per la difesa: i cittadini europei meritano investimenti per lavoro, sanità e sicurezza interna. Non servono né maxi-investimenti per comprare munizioni, né un piano per il riarmo nato già morto». Quindi, l’ultimo affondo: «La Lega auspica un ampio e approfondito dibattito in aula, dibattito che la tedesca von der Leyen vuole evitare a tutti i costi».

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