Scompaiono i nomi di due giudici meloniani dal panel con Delmastro: tensione con Nordio
di Conchita SanninoGiustizia, la destra in cortocircuito sulla partecipazione di toghe (meloniane) ai dibattiti politici. Due giudici invitati da settimane a parlare sul palco nazionale di Fratelli d’Italia, a Napoli, nella kermesse coronata dal comizio di Arianna Meloni, vengono improvvisamente cancellati sabato dopo che nelle chat delle correnti di sinistra si prepara una risposta a Carlo Nordio. Il ministro, solo qualche giorno fa, aveva annunciato misure contro “le assai inopportune partecipazioni dei magistrati a iniziative politiche”, puntando il dito sulle toghe rosse. E invece sul palco di FdI ecco annunciata la partecipazione di giudici schieratissimi a destra, Luigi Bobbio e Giuseppe Cioffi, figure che possono creare imbarazzo sia per le sorelle d’Italia sia per Alfredo Mantovano, magistrato di Mi e potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio. La locandina infatti gira, e fibrillano le chat a Roma: “Questa la conserviamo e la mostreremo a Nordio all’incontro di aprile”, scrive qualch…
Giustizia, la destra in cortocircuito sulla partecipazione di toghe (meloniane) ai dibattiti politici. Due giudici invitati da settimane a parlare sul palco nazionale di Fratelli d’Italia, a Napoli, nella kermesse coronata dal comizio di Arianna Meloni, vengono improvvisamente cancellati sabato dopo che nelle chat delle correnti di sinistra si prepara una risposta a Carlo Nordio. Il ministro, solo qualche giorno fa, aveva annunciato misure contro “le assai inopportune partecipazioni dei magistrati a iniziative politiche”, puntando il dito sulle toghe rosse. E invece sul palco di FdI ecco annunciata la partecipazione di giudici schieratissimi a destra, Luigi Bobbio e Giuseppe Cioffi, figure che possono creare imbarazzo sia per le sorelle d’Italia sia per Alfredo Mantovano, magistrato di Mi e potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio. La locandina infatti gira, e fibrillano le chat a Roma: “Questa la conserviamo e la mostreremo a Nordio all’incontro di aprile”, scrive qualche consigliere con ruoli istituzionali. Risultato: entrambi gli ospiti vengono sbianchettati dal panel dove il sottosegretario Andrea Delmastro si presenta nervoso e con mezza mano ingessata, ufficialmente una banale scivolata, una caduta dalla “scaletta” dell’aereo. Lo frena di più l’ incidente politico che, a quanto pare, avrebbe infiammato la giornata di sabato con i vertici di via Arenula.
Nordio ha saputo ed espresso la sua sorpresa? O sono stati i vertici di FdI a bloccare quelle due partecipazioni? Al posto dei due relatori si presenta, non annunciata, la brillante e mediatica avvocatessa FdI, Micaela Ottomano, responsabile Giustizia in Campania, più nota come presenza fissa alle feste con l’amica Elisabetta Gregoraci. Tra l’altro, un dettaglio certo non gradito a Palazzo Chigi è che Bobbio, in un recentissimo post su Fb aveva incitato la premier a trattare i propri colleghi dell’Anm “come Trump e Vance hanno trattato Zelly”, cioè Zelensky, nel famigerato corpo a corpo alla Casa Bianca. Aggiungendo: “Ma purtroppo al governo abbiamo Mantovano e Nordio”, a suo giudizio timidi, per usare un eufemismo, nell’offensiva contro pm e correnti. Anche su Cioffi c’è una storia non esaltante: sette anni fa fu costretto a lasciare il collegio che doveva giudicare i potenti fratelli Cesaro, per reati di mafia, dopo che un’inchiesta di Repubblica raccontò le sue perduranti frequentazioni con Forza Italia.
Il retroscena sui giudici non turba ovviamente l’iniziativa di FdI, pomposamente battezzata Aura Neapolis, chiusa ieri da un’energica Arianna Meloni sul lungomare di Rotonda Diaz. In particolare viene lanciato il panel sulla separazione delle carriere: il big del dibattito è Delmastro, già reduce dallo strappo col Guardasigilli dopo la bocciatura a sorpresa della riforma Nordio nell’intervista al Foglio (“L’unica cosa figa? Il sorteggio al Csm. Per il resto, o si va fino in fondo e si porta il pm sotto l’esecutivo, come avviene in tanti paesi, oppure gli si toglie il potere di impulso sulle indagini”).
Al fianco del sottosegretario, con il senatore Rastrelli, dovevano esserci Bobbio e Cioffi. Che però sul palco, sabato, non arrivano. Il primo crea polemiche da tempo con i suoi post: per uno dei quali finì fu condannato (scrisse a proposito dell’uccisione dell’attivista Carlo Giuliani al G8 di Genova: “Giuliani era una feccia di teppista da strada".) Dal palco, un fulmineo saluto solo all’altra toga: “Purtroppo per motivi familiari, Cioffi non può essere con noi: ma fu al centro di una feroce campagna mediatica”. Il riferimento è all’inchiesta di Repubblica che scoprì le relazioni di quel giudice con Forza Italia, sia come interlocutore di parlamentari per incontri privati in odore di candidatura, sia come spettatore nelle prime file alle iniziative di Berlusconi mentre si apprestava a giudicare, da presidente del collegio del Tribunale di Napoli nord, Aniello e Raffaele Cesaro per concorso esterno in associazione mafiosa. Entrambi gli imputati erano i fratelli dell’ex pluri-inquisito leader azzurro in Campania, Luigi, più noto in Transtlantico per lustri come Giggino ‘a purpetta. E fu costretto ad astenersi.
Delmastro dal palco torna a ribadire: “Il sorteggio per i membri dei Csm taglierà le unghie alla degenerazione cancerogena del correntismo. Finalmente separiamo la politica dalla magistratura”. Colpisce di più la perla di un altro degli ospiti, avvocato di FdI, Vincenzo Pecorella, che addirittura “arruola” Giacomo Matteotti alla causa della separazione, sorvolando sulla sua uccisione da parte del commando mussoliniano, con queste parole: “Sapete chi scriveva in un articolo che il pm è di parte? Un esponente storico della sinistra, Matteotti, che poi va be’ conosciamo per la storia che ha avuto”. Applausi.