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Taruffi (Pd): “Calenda decida da che parte stare. No alle larghe intese”

Il responsabile organizzazione del Pd Igor Taruffi

 

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Intervista al responsabile organizzazione del Partito democratico: “La nostra unica prospettiva è costruire una coalizione progressista per vincere le elezioni”
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ROMA – «Se il congresso di una forza di opposizione diventa un luogo in cui si fa il processo alle altre opposizioni e si forniscono assist alla presidente del Consiglio, anziché mettere in evidenza le divisioni del governo — ancora oggi Tajani e Salvini se le sono date di santa ragione — vuol dire che c’è un problema», attacca Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd nonché braccio destro di Schlein. «Difficile far finta di niente».

Significa che non considerate più Azione come un possibile alleato?

«Bisogna che Azione decida da che parte stare. L’obiettivo della segretaria è vincere le elezioni e tornare al governo con un’alleanza progressista. Non siamo disponibili a larghe intese, né a operazioni di palazzo come lascia intendere Calenda. Quindi per prima cosa occorre capire cosa abbia in testa lui, sia a livello nazionale, sia sui territori. Sapendo che ciò che proprio non si può fare è continuare questa politica dei due forni».

La proposta dei volenterosi va rispedita al …

ROMA – «Se il congresso di una forza di opposizione diventa un luogo in cui si fa il processo alle altre opposizioni e si forniscono assist alla presidente del Consiglio, anziché mettere in evidenza le divisioni del governo — ancora oggi Tajani e Salvini se le sono date di santa ragione — vuol dire che c’è un problema», attacca Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd nonché braccio destro di Schlein. «Difficile far finta di niente».

Significa che non considerate più Azione come un possibile alleato?

«Bisogna che Azione decida da che parte stare. L’obiettivo della segretaria è vincere le elezioni e tornare al governo con un’alleanza progressista. Non siamo disponibili a larghe intese, né a operazioni di palazzo come lascia intendere Calenda. Quindi per prima cosa occorre capire cosa abbia in testa lui, sia a livello nazionale, sia sui territori. Sapendo che ciò che proprio non si può fare è continuare questa politica dei due forni».

La proposta dei volenterosi va rispedita al mittente?

«Ripeto: la nostra unica prospettiva è costruire una coalizione progressista per vincere le elezioni, non ci sono altre strade per tornare al governo. Capace di rappresentare un’alternativa vera e credibile alla destra che tanto male sta facendo al Paese con le sue scelte dissennate su lavoro, sanità, vassallaggio agli Stati Uniti. Non ci sono scorciatoie: si chiamino volenterosi o larghe intese».

Il candidato premier sarà Schlein o accetterete il consiglio di Calenda, che spinge per Gentiloni?

«Il Pd è il primo partito d’opposizione, al suo interno ha diverse anime ma è compatto, non è fatto di pezzi che vanno in ordine sparso. Abbiamo svolto un congresso, eletto una segretaria che sta portando avanti una linea molto precisa e su questa intendiamo proseguire. Sarebbe utile che tutti si confrontassero con il principio di realtà, non con quello del piacere personale. Stando insieme abbiamo vinto in tantissimi comuni e in diverse regioni ed è ciò che faremo anche alle prossime amministrative e poi alle Politiche. Le manovre di palazzo le lasciamo ad altri».

È un preavviso di rottura con il l’ex ministro dello Sviluppo?

«No, un messaggio chiaro che stiamo ribadendo da tempo con costanza, con pazienza, credo con la massima trasparenza».

Ma come si fa un’alleanza con Conte che non perde occasione per mettervi le dita negli occhi?

«Esistono delle differenze, sennò saremmo nello stesso partito. Ma non mi pare ci siano punti insormontabili, confrontandosi con lealtà e tenacia si troverà una sintesi. Credo sia interesse di tutti quelli che stanno all’opposizione mandare a casa questo governo».

Sulla politica estera però Pd e M5S sono agli antipodi, Come si fa?

«Non è vero. Abbiamo posizioni diverse sul supporto all’Ucraina ma anche Conte è favorevole alla difesa comune europea. E pure noi siamo contrari al riarmo di 27 Stati nazionali. Le posizioni non sono poi così distanti. Dopodiché non c’è solo la politica estera, che è un problema soprattutto per il governo che dice tutto e il contrario di tutto: si vedano le liti tra Tajani e Salvini».

Il Pd andrà in piazza con i 5S?

«È una valutazione che faremo, c’è tempo, non è domattina».

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