ROMA – “JeSoutiensMarine”, scrive su X Matteo Salvini. «Io sostengo Marine». Da “patriota” a “patriota”, il vicepremier leghista è il primo a schierarsi con Le Pen. Grida al complotto giudiziario e picchia duro su Bruxelles, mettendosi alla testa del coro di estremisti di destra che protestano da ogni angolo del continente. Con Salvini, si schiera anche Elon Musk: il fondatore di Tesla, sempre più demiurgo dell’ultranazionalismo sovranista, flirta sui social con il segretario del Carroccio e sostiene il gruppo dei Patriots for Europe. Con un piano dichiarato: far saltare in aria l’Unione.
Salvini difende la fondatrice del Rassemblement national. Non si può dire lo stesso per Forza Italia, ma soprattutto per Giorgia Melo…
ROMA – “JeSoutiensMarine”, scrive su X Matteo Salvini. «Io sostengo Marine». Da “patriota” a “patriota”, il vicepremier leghista è il primo a schierarsi con Le Pen. Grida al complotto giudiziario e picchia duro su Bruxelles, mettendosi alla testa del coro di estremisti di destra che protestano da ogni angolo del continente. Con Salvini, si schiera anche Elon Musk: il fondatore di Tesla, sempre più demiurgo dell’ultranazionalismo sovranista, flirta sui social con il segretario del Carroccio e sostiene il gruppo dei Patriots for Europe. Con un piano dichiarato: far saltare in aria l’Unione.
Salvini difende la fondatrice del Rassemblement national. Non si può dire lo stesso per Forza Italia, ma soprattutto per Giorgia Meloni. Sia chiaro, la premier in privato considera agghiacciante — usa parole di questo tenore — aver stabilito l’incandidabilità di Le Pen alle prossime presidenziali. Pensa anche che questa decisione non farà che lacerare la Francia e rafforzare la leader lepenista. E però, a caldo, non parla. Valuta di farlo, pesa costi e benefici, ma nel giorno della sentenza si mantiene cauta. E lo fa almeno per un paio di ragioni.
La prima è istituzionale: significherebbe entrare nelle questioni politiche e giudiziarie di un Paese alleato. Si tratterebbe di uno schiaffo diretto a Emmanuel Macron. Come è noto, non va d’accordo con l’inquilino dell’Eliseo, ma con lui deve comunque dialogare su nodi strategici cruciali. Non si può inoltre trascurare la rivalità che divide la fondatrice di Fratelli d’Italia da Marine: è proprio lei — assieme a Viktor Orban e Salvini — ad aver fondato i Patrioti, un progetto politico che da quasi un anno tenta di schiacciare su posizioni moderate i Conservatori europei di Meloni. Sono ruggini antiche e sospetti recenti, che portarono la presidente del Consiglio a mostrarsi prudente anche in occasione del voto per il Parlamento francese, lo scorso anno, senza eccedere in endorsement per il RN.
Il segretario della Lega, invece, è scatenato. «Chi ha paura del giudizio degli elettori — dice — spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali. Un brutto film che stiamo vedendo anche in Romania». E poi, alzando ancora di più il livello dello scontro: «Quella contro Marine è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di von der Leyen e Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia!».
Anche Fratelli d’Italia critica la sentenza. Evitando però di tirare in ballo l’Europa e limitandosi a contestare il dispositivo. Parla Tommaso Foti: «La ineleggibilità a 5 anni — dice il primo — è un modo come un altro per far fuori gli avversari politici». Il ministro del Pnrr aggiunge anche un ragionamento condiviso da Meloni, che probabilmente sarà ripreso dalla premier alla prima occasione utile: «Ho sempre ritenuto che gli avversari politici si battono nelle urne e non si escludono prima del voto». A sostenere ragionamenti simili è anche il co-presidente dei conservatori Nicola Procaccini: «L’incandidabilità è la sconfitta dello stato di diritto».
Decisamente fredda è invece Forza Italia. Il portavoce azzurro Raffaele Nevi si limita al minimo sindacale, senza sbilanciarsi: «Il caso Le Pen vale come tanti altri in Italia. Siamo garantisti con tutti, è innocente fino al terzo grado di giudizio. Noi siamo concentrati più sui problemi del nostro Paese che di altri Stati sovrani», aggiunge. Il riferimento, implicito ma non troppo, è proprio a Salvini.