“Se Carlo Calenda dovesse allearsi con il centrodestra farebbe una scelta innaturale che creerebbe fratture profonde all’interno di Azione. Vale per le Marche e, a maggior ragione, anche per il livello nazionale”. Non ha dubbi l’eurodeputato del Pd Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro e candidato governatore per il centrosinistra nella regione chiamata al voto d’autunno: “Sono convinto”, aggiunge, “che la maggior parte degli iscritti e degli elettori del suo movimento che sto incontrando in questi giorni non lo seguirebbero”.
Giovanni Donzelli, n.2 di FdI, parlando con Repubblica l’ha data quasi per fatta.
“Io non ci credo. Mi pare più un tentativo disperato della destra meloniana che nelle Marche sa di avere un presidente debolissimo, un’amministrazione mediocre e le sta provando tutte per non perdere. Stiamo parlando di una regione con la sanità in ginocchio e indici economici in peggioramento costante”.
Calenda rischia di cadere nella trappola di Meloni, che forse non per caso ha par…
“Se Carlo Calenda dovesse allearsi con il centrodestra farebbe una scelta innaturale che creerebbe fratture profonde all’interno di Azione. Vale per le Marche e, a maggior ragione, anche per il livello nazionale”. Non ha dubbi l’eurodeputato del Pd Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro e candidato governatore per il centrosinistra nella regione chiamata al voto d’autunno: “Sono convinto”, aggiunge, “che la maggior parte degli iscritti e degli elettori del suo movimento che sto incontrando in questi giorni non lo seguirebbero”.
Giovanni Donzelli, n.2 di FdI, parlando con Repubblica l’ha data quasi per fatta.
“Io non ci credo. Mi pare più un tentativo disperato della destra meloniana che nelle Marche sa di avere un presidente debolissimo, un’amministrazione mediocre e le sta provando tutte per non perdere. Stiamo parlando di una regione con la sanità in ginocchio e indici economici in peggioramento costante”.
Calenda rischia di cadere nella trappola di Meloni, che forse non per caso ha partecipato al congresso di Azione?
“La manovra della premier è sfacciata quanto palese. Quello che non capisco è la strategia di Calenda: se la sua intenzione è dividere il centrodestra mi sembra impossibile. A livello nazionale, nonostante le forti divergenze fra Tajani e Salvini, al dunque trovano sempre un modo per restare insieme: lo fanno da trent’anni. L’obiettivo di Carlo, con il quale ho un ottimo rapporto, mi sembra un po’ velleitario, anche perché Meloni, alla fine, sceglie sempre di tenersi stretta la destra estrema”.
Calenda sostiene che destra e sinistra non esistono più, perciò propone di creare un gruppo di volenterosi per scardinare il bipolarismo. Può funzionare?
“È una proposta che non ha nessuna prospettiva, né chance di riuscita. Intanto perché bisognerebbe cambiare la legge elettorale. E se anche Meloni volesse procedere in tal senso, spingerà ancora di più per blindare la coalizione, addirittura con l’indicazione del candidato premier sulla scheda e premio di maggioranza. Ma sarebbe impraticabile anche se restasse la legge attuale. Capisco che una forza come Azione abbia problemi con i compagni di viaggio, ma penso che il suo spazio esiste solo al centro di un nuovo centrosinistra”.
Intanto, concludendo il congresso, ne ha avute per tutti: Conte e Salvini tacciati di populismo, persino Schlein troppo poco riformista.
“Ognuno ha il suo modo di fare politica, il suo stile. Io però eviterei. È davvero sgradevole affibbiare patenti o dettar legge in casa d’altri. Il Pd, oltretutto, il suo congresso l’ha fatto, ha vinto Elly, è lei che guida e decide la linea politica del partito fino alle prossime Politiche. Dovremmo tutti darle una mano”.
Ma come si fa un’alleanza con il M5S che non perde occasione per mettere le dita negli occhi del Pd?
“Io non vedo altra strada se non quello di costruire un nuovo centrosinistra fra forze diverse. Individuando un comun denominatore valoriale e progettuale che tenga insieme tutti i partiti d’opposizione, compresa una forte componente moderata. Del resto FI e Lega quante cose condividono? Non esistono alternative a questo schema di gioco. Pena, consegnare il Paese alla estrema destra per i prossimi vent’anni. E poi le regionali sono ora. Si vince con un voto in più e le alleanze si formano sui candidati e progetti locali. Confido che Azione alla fine starà con noi”.