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“Un altro mondo”. Alla Camera Casini e Violante celebrano l’amarcord della vecchia politica

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I due ex presidenti di Montecitorio alla presentazione del libro di Elio Vito “Quel che so di loro”. L’ex Ds bacchetta i dem: “Non ho votato Schlein, ma i segretari si sostengono e basta”
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“Un altro mondo, proprio un altro mondo quello di oggi, distante anni luce dal nostro”. Lo dice Pier Ferdinando Casini, annuiscono tutti gli altri. Nella Sala della Lupa di Montecitorio, per la presentazione del libro di Elio Vito “Quel che so di loro”, si celebra l’amarcord della vecchia politica.

Il radicale ex forzista al tavolo dei relatori mette due ex presidenti della Camera, Pier Ferdinando Casini e Luciano Volante. La sedia vuota è del terzo, Gianfranco Fini, assente giustificato per un colpo della strega. Quasi un tris di “quirinabili”. Sorride Casini se glielo si chiede, concorda Elio Vito: “Lo sarebbero tutti e tre autorevolmente, ma io li ho scelti perché sono stati i miei presidenti a Montecitorio”.

E allora, davanti al parterre di parlamentari ed ex - Fabrizio Cicchitto, Giuseppe Moles, Gregorio Fontana, Maria Stella Gelmini, Enrico Borghi, Giorgio Mulè, Riccardo Magi, Raffaele Nevi e Luigi Marattin, per citarne alcuni – i veterani Vito, Casini e Violante parlano poco di…

“Un altro mondo, proprio un altro mondo quello di oggi, distante anni luce dal nostro”. Lo dice Pier Ferdinando Casini, annuiscono tutti gli altri. Nella Sala della Lupa di Montecitorio, per la presentazione del libro di Elio Vito “Quel che so di loro”, si celebra l’amarcord della vecchia politica.

Il radicale ex forzista al tavolo dei relatori mette due ex presidenti della Camera, Pier Ferdinando Casini e Luciano Volante. La sedia vuota è del terzo, Gianfranco Fini, assente giustificato per un colpo della strega. Quasi un tris di “quirinabili”. Sorride Casini se glielo si chiede, concorda Elio Vito: “Lo sarebbero tutti e tre autorevolmente, ma io li ho scelti perché sono stati i miei presidenti a Montecitorio”.

E allora, davanti al parterre di parlamentari ed ex - Fabrizio Cicchitto, Giuseppe Moles, Gregorio Fontana, Maria Stella Gelmini, Enrico Borghi, Giorgio Mulè, Riccardo Magi, Raffaele Nevi e Luigi Marattin, per citarne alcuni – i veterani Vito, Casini e Violante parlano poco di passato e tanto di presente. Dispensano consigli con la calma di chi ha alle spalle l’acrimonia dello scontro e ora sta ai lati del ring.

Lievi le critiche alla destra, la denuncia più forte riguarda una sola vittima: il Parlamento. “Non esiste più”, dice Casini. “O meglio, ci fanno passare il tempo a votare mozioni inutili e commissioni d’inchiesta parlamentare. Ma è un processo spaventoso iniziato già prima di Meloni”.

E qui si arriva a un altro problema, ragionano i tre: lo stato di salute dei partiti. Visibile su un tema soprattutto, secondo Casini: “Abbiamo due potenziali coalizioni su cui grava l'impossibilità di avere una linea coerente sulla principale materia del momento, che è la politica estera".

Una divisione, secondo l'ex presidente della Camera, meno d'impaccio per il governo perché “su Salvini hanno capito che can che abbaia non morde” e “c'è uno squilibrio di rapporti talmente evidente nella maggioranza”. Va peggio ai partiti di opposizione, litigiosi anche all'interno. Un aspetto incomprensibile, commenta Violante: “Non ho votato Schlein, ma quell’altro [Bonaccini, ndr]. Ma nella mia educazione politica il segretario è segretario e basta, si sostiene, si aiuta, si è solidale con lui. Poi quando ci sarà il congresso si vedrà". Messaggi in bottiglia per il Partito democratico: "Ciò che non apprezzo - insiste l'ex Ds - è la continua mobilità all'interno della compagine diretta a indebolire il segretario, questo è inaccettabile in democrazia".

E però, aggiunge Casini, “se Schlein si vuole candidare a guidare questo Paese può ancora indugiare un pochino, ma prima o poi deve presentarsi con qualcosa che sia persuasivo rispetto al rapporto con l'opinione pubblica".

In prima fila, poi, c’è anche l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. Nel clima di pacificazione, alla fine avviene anche l’inaspettato: prende la parola, e lo per elogiare una proposta di Silvio Berlusconi: "Una delle sue migliori idee fu quella dello Spitzenkandidat – dice – alle elezioni ciascun partito indica il candidato che proporrà per la carica di primo ministro in caso di vittoria. Dal Quirinale, allora, si obiettò che così si ipotecavano le prerogative del capo dello Stato, ma non è così".

E dunque l’ex presidente della Consulta propone la riforma come alternativa buona all’impantanato progetto di legge sull’elezione diretta del presidente del Consiglio. Del resto, sottolinea, “il premierato sta dividendo, ha le sue buone ragioni ma in questa forma non riesce a trovare il consenso. Se lo trovasse avrebbe i due terzi del Parlamento e gli italiani non sarebbero divisi da un referendum su un tema cruciale".

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