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Salvini attacca von der Leyen: “Sbagliato volersi vendicare”

Il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini (ansa)

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Reazioni opposte nella maggioranza. Per Tajani e Urso la risposta deve essere europea. I governatori in allarme. Fedriga: “Subito una negoziazione”. Zaia: “Sarà un cigno nero”
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Roma – Ursula von der Leyen dice che l’Europa è pronta a fare tutto il necessario per proteggere i cittadini dai dazi, e il vicepremier Matteo Salvini le si scaglia contro: «Vendicarsi e aprire guerre commerciali con gli Usa non fa l’interesse di nessuno». Parole che scavano nella compagine di governo un nuovo solco, che diventa profondo quando gli altri ministri si affrettano a sottolineare invece l’importanza di una strategia comune europea.

Il ministro dei Trasporti, senza consultarsi con i colleghi così come non aveva avvisato nessuno della sua telefonata a J.D. Vance, il vice di Trump, da Torino decide di lanciare strali in direzione Strasburgo. L’obiettivo del leader leghista è stringere ancora di più i bulloni dell’alleanza con gli Stati Uniti: «Con l’amministrazione Usa occorre trattare e commerciare. Vendicarsi non è un buon punto di partenza per le aziende perché Trump è stato eletto dagli americani per fare gli interessi degli americani».

Parole molto diverse da quelle c…

Roma – Ursula von der Leyen dice che l’Europa è pronta a fare tutto il necessario per proteggere i cittadini dai dazi, e il vicepremier Matteo Salvini le si scaglia contro: «Vendicarsi e aprire guerre commerciali con gli Usa non fa l’interesse di nessuno». Parole che scavano nella compagine di governo un nuovo solco, che diventa profondo quando gli altri ministri si affrettano a sottolineare invece l’importanza di una strategia comune europea.

Il ministro dei Trasporti, senza consultarsi con i colleghi così come non aveva avvisato nessuno della sua telefonata a J.D. Vance, il vice di Trump, da Torino decide di lanciare strali in direzione Strasburgo. L’obiettivo del leader leghista è stringere ancora di più i bulloni dell’alleanza con gli Stati Uniti: «Con l’amministrazione Usa occorre trattare e commerciare. Vendicarsi non è un buon punto di partenza per le aziende perché Trump è stato eletto dagli americani per fare gli interessi degli americani».

Parole molto diverse da quelle che l’altro vicepremier, il forzista Antonio Tajani, decide di consegnare ai cronisti nei corridoi di Montecitorio, quasi preventivamente, prima che parlasse Salvini, per invitare tutti alla «calma». Non fa mistero di «una situazione che non è semplice» e della necessità di «trovare il modo migliore per tutelare le nostre imprese». Poi il ministro degli Esteri sottolinea l’importanza di un percorso comunitario: «Non dobbiamo piegare la testa, ma neanche essere anti-americani. Bisogna trovare una soluzione».

Anche il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, difende la «competenza della commissione europea» sulla politica commerciale, perché la risposta ai dazi Usa «deve essere dell’Ue e non frutto di accordi bilaterali». E su questa linea si trova anche il titolare del dicastero degli Affari europei, Tommaso Foti, per il quale la presidente della commissione von der Leyen «ha dato uno spazio per dire “ragioniamo”. Il mio è un invito alla ragione. Evitiamo di farci male».

Se i ministri non citano direttamente Salvini, il vicepresidente del Ppe Massimiliano Salini di Forza Italia non utilizza invece mezzi termini. Il leader leghista, dice, «è una voce oggettivamente stonata nel governo». Ospite di Metropolis l’eurodeputato si riferisce alla questione Ucraina e alle posizioni leghiste contro il riarmo, ma il discorso si allarga all’intera politica estera con una convinzione: «Per fortuna Salvini non è decisivo nel costruire la linea del governo».

Ucraina, Salini: "Salvini? Il governo ha un problema interno. Lui vuole Kiev con le brache calate"

Anche le Regioni esprimono preoccupazione per la nuova politica dei dazi, soprattutto quelle governate dalla Lega. Il presidente della Conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga, sottolinea come sia «importante che a livello nazionale ed europeo si intavoli subito una negoziazione con l’amministrazione statunitense». Sulla stessa scia il presidente del Veneto, Luca Zaia: «I dazi saranno il terzo cigno nero in cinque anni, dopo la pandemia e le guerre in Ucraina e Israele».

Alle forze di minoranza non sfugge la frattura all’interno del governo. «Un esecutivo spaccato su tutto riuscirà almeno ad essere unito per difenderci dallo tsunami provocato dai dazi?», chiede il capogruppo Pd in commissione Politiche europee, Piero De Luca. E Italia viva al Senato ha chiesto un’informativa urgente della premier. Il testo è stato sottoscritto da tutte le opposizioni.

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