Mattarella boccia i dazi. Meloni: errore ma niente guerre
Concetto VecchioIl Presidente Sergio Mattarella con Alar Karis, Presidente della Repubblica di Estonia il 2 aprile a Roma
«Un errore profondo», così Sergio Mattarella definisce i dazi trumpiani. E invoca «una risposta compatta, serena, determinata» dall’Unione europea. Una posizione, al momento, non troppo dissimile da quella di Giorgia Meloni, che è per la linea: rispondere, se necessario, ma senza rappresaglie. «Se serve, occorre immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni» si è spinta a dire ieri la premier prima dell’annuncio di Trump. Subito dopo l’annuncio dalla Casa Bianca, sui social, la premier ha commentato: «L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Ue è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti. Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Usa» e per «scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei».
La pre…
«Un errore profondo», così Sergio Mattarella definisce i dazi trumpiani. E invoca «una risposta compatta, serena, determinata» dall’Unione europea. Una posizione, al momento, non troppo dissimile da quella di Giorgia Meloni, che è per la linea: rispondere, se necessario, ma senza rappresaglie. «Se serve, occorre immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni» si è spinta a dire ieri la premier prima dell’annuncio di Trump. Subito dopo l’annuncio dalla Casa Bianca, sui social, la premier ha commentato: «L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Ue è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti. Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Usa» e per «scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei».
La premier ha ricordato «che gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione, con un export salito nel 2024 del 17%. Il mercato statunitense per noi è fondamentale, è evidente che l’introduzione di nuovi dazi avrebbe risvolti pesanti per i produttori italiani, e penso sarebbe un’ingiustizia anche per molti americani, perché limiterebbe la possibilità di acquistare e consumare le nostre eccellenze solo a chi può spendere di più».
I tre aggettivi - compatta, serena, determinata - per definire una risposta a Trump non sono scelti a caso da Mattarella. Li ha pronunciati ricevendo al Quirinale il presidente della Repubblica di Estonia, Alar Karis. Compatta, nel senso che l’Europa deve parlare con un’unica voce: no a tentazioni bilaterali care ai Salvini. Serena, perché la risposta deve essere ragionata, implicando in ciò una trattativa. Esiste la necessità di recuperare rapporti transatlantici collaborativi, ha spiegato al collega estone.
«Speriamo prevalga il buonsenso», aveva detto dieci giorni fa alla convention sull’Agricoltura in piazza della Repubblica a Roma, presente il ministro Lollobrigida. E infine, determinata. Nel senso che l’Europa deve difendere le sue ragioni fino in fondo, senza cedimenti, con l’orgoglio di sé. Perché questa è una partita vitale per la nostra economia, il nostro stile di vita, il che comporta la necessità di guardare avanti. Più volte Mattarella (lo dimostrano i recenti viaggi in Corea, Cina e Giappone), ha auspicato l’apertura di nuove rotte. In Montenegro, lo scorso febbraio, a precisa domanda dei cronisti, aveva però escluso che si possa arrivare alla fine della Nato, che ha una storia lunga quasi ottant’anni. Insomma, in qualche modo prevale la convinzione che la saggezza della storia possa avere la meglio.
Su dazi bisogna avere «un approccio pragmatico e dialogante ma con la schiena dritta» negli confronti degli Stati Uniti, ha spiegato ieri alla Camera Antonio Tajani. «È giusto riflettere sulle decisioni che prenderanno gli Stati Uniti e dovremo se necessario pensare a reazioni a livello europeo». La speranza è di convincere il vicepresidente Vance, quando verrà a Roma dal 18 al 20 aprile. «Mi pare saggia l’idea di dire che noi non siamo in guerra, però se dobbiamo reagire reagiremo. È l’ultima ratio. Viene da loro la decisione di fare un’offensiva sui dazi. Noi non vogliamo fare nessuna guerra commerciale, però se dobbiamo difenderci, ci difenderemo».
Dall’opposizione attaccano. «Di fatto Trump dichiara guerra commerciale all’Europa. È la fine della narrazione dell’influencer Giorgia Meloni che raccontava di essere il ponte fra Usa e Ue e invece è l’unico premier che non è stato ricevuto alla Casa Bianca», ha detto Matteo Renzi a Il cavallo e la torre, su Rai 3.
«Io mi aspetto dal governo italiano un atteggiamento che non divida l’Europa. Guai se noi diventassimo il cavallo di Troia di chi odia il nostro progetto europeo», ha spiegato l’europarlamentare pd, Nicola Zingaretti.