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I deputati del Pd in ritiro a casa Cervi: “Uniamo le opposizioni e torneremo al governo”

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Dai dazi di Trump al campo largo, la discussione dei dem in ritiro in uno dei luoghi simbolo della Resistenza
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REGGIO EMILIA – Sono venuti in ritiro in uno dei luoghi simbolo della Resistenza, quella Casa Cervi piantata nel cuore della pianura reggiana dove nel dicembre ’43 sette fratelli fieramente antifascisti, che per tutta la guerra offrirono aiuto e ospitalità ai partigiani, furono sorpresi e fucilati dai repubblichini. E’ qui, in questa casa colonica trasformata in un suggestivo museo della memoria civile, che i deputati del Pd si sono dati appuntamento per rilanciare la costruzione dell’alternativa a un governo in grande difficoltà. Sulla politica estera innanzitutto, ma ancor di più sui dazi imposti da Trump, che rischiano di impoverire l’Italia e mettere in ginocchio il sistema produttivo, fino a far collassare una maggioranza già malconcia di suo.

Il ritorno del campo largo

Ci credono gli eletti convocati dalla capogruppo Chiara Braga per serrare i ranghi e stilare un elenco di priorità da tradurre in atti parlamentari su cui ricominciare a lavorare insieme alle altre opposizioni. Pe…

REGGIO EMILIA – Sono venuti in ritiro in uno dei luoghi simbolo della Resistenza, quella Casa Cervi piantata nel cuore della pianura reggiana dove nel dicembre ’43 sette fratelli fieramente antifascisti, che per tutta la guerra offrirono aiuto e ospitalità ai partigiani, furono sorpresi e fucilati dai repubblichini. E’ qui, in questa casa colonica trasformata in un suggestivo museo della memoria civile, che i deputati del Pd si sono dati appuntamento per rilanciare la costruzione dell’alternativa a un governo in grande difficoltà. Sulla politica estera innanzitutto, ma ancor di più sui dazi imposti da Trump, che rischiano di impoverire l’Italia e mettere in ginocchio il sistema produttivo, fino a far collassare una maggioranza già malconcia di suo.

Il ritorno del campo largo

Ci credono gli eletti convocati dalla capogruppo Chiara Braga per serrare i ranghi e stilare un elenco di priorità da tradurre in atti parlamentari su cui ricominciare a lavorare insieme alle altre opposizioni. Per ricucire gli strappi, che pure ci sono stati. Restituire sin da subito l’immagine di una coalizione progressista che, sebbene ancora divisa su alcuni temi non proprio secondari, è comunque capace di unirsi per dare battaglia contro l’esecutivo “peggiore della storia”, lanciare un progetto-Paese condiviso, soprattutto diverso da quello proposto da Meloni e soci. Convinti, i deputati dem, che “di qui alle prossime elezioni” il campo largo si farà davvero. Con tutti dentro: da Italia viva al M5S, passando per Avs, +Europa e Azione. Carlo Calenda incluso, dunque, perché “se non si allea con noi sparisce”, sorride Matteo Orfini, “e lui lo sa”. Persino divertiti, come non manca di notare Nico Stumpo per il fatto che “a parte Elly, fin qui l’unico leader a dimostrarsi testardamente unitario è Matteo Renzi”. L’ex segretario che ha tradito, vissuto per lungo tempo come un nemico, e adesso invece guarda.

L’attacco alla premier

Lo dice in modo esplicito Braga, aprendo i lavori nel piccolo auditorium del museo: “Il Pd come principale forza di opposizione ha l’obiettivo di costruire un’alternativa credibile al governo attuale. Per questo è fondamentale un fronte unitario tra le forze di centrosinistra per contrastare le politiche della destra e mettere al centro un’agenda politica e sociale per il Paese”, spiega la capogruppo. “I dazi di Trump sono una colpo durissimo per le imprese e i lavoratori italiani, ci faranno perdere miliardi di euro e decine di migliaia di posti di lavoro”, insiste. Una politica aggressiva che “i sovranisti di casa nostra” subiscono senza reagire: “Aspettano zitti e buoni di essere ricevuti alla Casa Bianca per non disturbare o innervosire chi ha deciso di sferrare un attacco inaudito a decenni di relazioni commerciali e diplomatiche con l’Europa e l’Italia. Oggi Meloni è asserragliata nel palazzo con i suoi ministri, dopo aver fatto arrivare l’Italia impreparata a questa scadenza”. Ecco perché adesso serve uno scatto di reni. Rilanciare “un’azione parlamentare incisiva, in grado di condizionare l’agenda politica e obbligare il governo al confronto”. Così si possono cementare quelle alleanze capaci, in prospettiva, di riportare il centrosinistra al governo.

L’alleanza con il M5S

Non sarà facile, “ma in questi due anni abbiamo già lavorato insieme su una serie di temi cruciali, dal salario minimo alla difesa della sanità pubblica fino al no all’autonomia differenziata: bisogna solo riprendere il filo”, incalza Arturo Scotto. E pazienza se nelle ultime settimane, specie sulla guerra in Ucraina e dintorni, Schlein e Conte sono apparsi freddi e distanti: “La loro è una relazione complicata, ma meno drammatica di come la si descrive”, scherza l’ex Articolo1. Tanto più che “se la pensassimo sempre uguale saremmo nello stesso partito”, fa eco Marco Sarracino: “Deve esserci fra di noi una competizione espansiva, che ci fa crescere come coalizione, non a scapito l’uno dell’altro”. Ma prima occorre scavallare la piazza 5Stelle di sabato. Dove ancora nessuno sa se dal Nazareno arriverà il via libera a partecipare, oppure no.

Unire le opposizioni

E’ solo una questione di tempo. Orfini ne è sicuro: “La destra perde consensi a ogni elezione, alle amministrative e alle regionali siamo andati meglio di loro, che oltretutto non sono più d’accordo su nulla. Il centrosinistra alle Politiche correrà unito per forza di cose. Ma scusate: Conte ha rotto con Grillo per collocare stabilmente il Movimento nel campo progressista e poi va da solo alle urne? Io non ci credo. Lo dice adesso, solo per risalire nei sondaggi”. Non bisogna perdere tempo, però. “E’ ora di passare dalla protesta alla proposta, mettersi intorno a un tavolo per ragionare sul programma. Trovare i punti in comune. E chi non ci sta si assumerà la responsabilità politica di non aver contribuito alla sconfitta della destra, che è più divisa di noi”, taglia corto Piero De Luca. D’accordo Stefano Graziano: “Secondo me questo governo non durerà sino alla fine, dobbiamo far capire agli elettori che possiamo rappresentare un’alternativa vera e credibile. Ma occorre muoversi subito”. Da Casa Cervi parte la riscossa: una speranza che i deputati del Pd si augurano contagi pure gli alleati più riottosi.

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