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Sicurezza, c’è la stretta sui cortei. Tutela legale per agenti e militari

Roma, Palazzo Chigi conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri nella foto Matteo Piantedosi Carlo Nordio (ROMA - ,

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Il Cdm approva il decreto: accolti i rilievi del Quirinale. Previste anche le bodycam per le forze dell’ordine in servizio
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Più reati, più carcere, più tutele per chi indossa la divisa. Il decreto sicurezza ora c’è. Cadono solo le norme estreme, non poche: quelle su cui il Quirinale non aveva lesinato diffusi rilievi che Meloni ha dovuto far digerire a Salvini, in cambio di uno stravolgimento dell’iter del disegno di legge.

È l’accelerazione intorno a cui la maggioranza, dopo i giorni delle plateali divisioni sui dazi, può simulare coesione. E che, non a caso, proprio oggi da Firenze consentirà alla Lega di sventolare l’intero pacchetto di nuove sanzioni come bandiera dal palco del proprio congresso. Il leader del Carroccio prova a intestarsi la manovra: «Il governo è compatto e noi ne siamo il collante». La premier Meloni mette ordine: «Nessun blitz, i tempi erano maturi e le norme urgenti: il governo ha mantenuto l’impegno con i cittadini». Intanto, fuori, a pochi passi da Palazzo Chigi, le opposizioni annunciano battaglia. E in strada il dissenso alla nuova legge finisce in scontri.

Nel decreto, va…

Più reati, più carcere, più tutele per chi indossa la divisa. Il decreto sicurezza ora c’è. Cadono solo le norme estreme, non poche: quelle su cui il Quirinale non aveva lesinato diffusi rilievi che Meloni ha dovuto far digerire a Salvini, in cambio di uno stravolgimento dell’iter del disegno di legge.

È l’accelerazione intorno a cui la maggioranza, dopo i giorni delle plateali divisioni sui dazi, può simulare coesione. E che, non a caso, proprio oggi da Firenze consentirà alla Lega di sventolare l’intero pacchetto di nuove sanzioni come bandiera dal palco del proprio congresso. Il leader del Carroccio prova a intestarsi la manovra: «Il governo è compatto e noi ne siamo il collante». La premier Meloni mette ordine: «Nessun blitz, i tempi erano maturi e le norme urgenti: il governo ha mantenuto l’impegno con i cittadini». Intanto, fuori, a pochi passi da Palazzo Chigi, le opposizioni annunciano battaglia. E in strada il dissenso alla nuova legge finisce in scontri.

Nel decreto, varato in serata in Consiglio dei ministri, la mano pesante resta: con nuovi delitti, vari inasprimenti delle pene per chi fa resistenza (anche passiva) in carcere e nei Cpr per migranti, o per chi protesta contro opere pubbliche strategiche. Vengono sancite tutele (anche di spese legali) per quei rappresentanti delle forze dell’ordine che si trovino indagati per abuso di legittima difesa, introdotto l’uso di bodycam e «di altri dispositivi di videosorveglianza indossabili, nelle operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico», come spiega la nota del governo. Arrivano poi risposte a condotte di allarme sociale: dalle truffe agli anziani alle occupazioni sine die degli alloggi.

Ma resta la metamorfosi senza precedenti di quel provvedimento: un testo che dopo 16 mesi di confronto in Parlamento «è sottratto al dibattito che stava crescendo nel Paese, oltre che al suo iter istituzionale», come denunciano le opposizioni, e trasformato in poche ore in decreto legge. Dov’erano i motivi di urgenza? È la premier a dare la linea. «Né scorciatoia, né forzature — sottolinea Meloni in apertura del Consiglio — siamo consapevoli del fatto che non potevamo più aspettare e che era prioritario dare risposte ai cittadini. Quindi, una scelta legittima del governo, di cui ci assumiamo tutta la responsabilità». In conferenza, tuttavia, la presidente del Consiglio non c’è: lascia il posto al ministro Piantedosi e a un frettolosissimo Nordio (che vola verso il suo aereo del venerdì, anche per sfuggire a domande sulle imbarazzanti dichiarazioni degli «uomini di altre etnie» responsabili di femminicidio). Il ministro della Giustizia conferma la stretta dovuta al personale della polizia penitenziaria: «È intollerabile che una persona ristretta in carcere per ragioni dovute a reati commessi possa esercitare ulteriore violenza nei confronti di chi veste la divisa». Sebbene anche lì, come in altri casi, il Colle sia intervenuto ad attenuare l’iniziale stesura: prima il reato di rivolta si consumava in violazione persino degli obblighi di pulizia o ordine della cella, oggi solo di fronte a un ordine impartito per motivi di sicurezza.

Ben sei i punti su cui hanno pesato i no del Quirinale. Dalle madri con neonati che nell’originario testo, per volere della Lega, sarebbero finite in carcere, e ora andranno necessariamente negli Icam, Istituti a custodia attenuata; così come sui migranti che ora con un documento potranno ottenere una sim telefonica. Fino alle invasive richieste dei Servizi che puntavano a penetrare gli ambiti protetti da privacy delle università o di molti altri enti pubblici: tutto cancellato, dopo il serrato dialogo con i consiglieri di Mattarella. «Questa disposizione era stata equivocata, quindi l’abbiamo totalmente espunta, ma non mettiamo in mezzo il Colle», sorvola il ministro Piantedosi.

Che poi spiega: «Vorrei mettere in rilievo che alla fine abbiamo accolto diverse obiezioni che erano state mosse dalle opposizioni. Questo decreto non è un rigido concentrato di visione securitaria, come sento dire, casomai si pone il problema di un’efficacia preventiva». Un altro esempio? «Le bodycam per il personale delle forze di polizia erano attese e richieste dallo stesso personale, d’accordo, ma a dimostrazione della vocazione alla trasparenza degli interventi». Il decreto resta per le opposizioni il sigillo di una torsione.

Il dem Francesco Boccia: «In un colpo solo umiliano la Costituzione e il lavoro parlamentare. Continueremo la lotta in Parlamento e nelle piazze, grazie anche alle “reti” che hanno permesso che la nostra opposizione si sia fatta sentita nel Paese».

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