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Congresso Lega, Musk: con il terrorismo vedremo uccisioni di massa in Ue. Spero zero dazi in futuro

Il fondatore di Tesla da Washington si collega con l’evento di Firenze. La richiesta dei due capigruppo Molinari e Romeo a Meloni: “Salvini torni al Viminale e restino a noi tutte le regioni dove governiamo”

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«È un congresso unitario, non perché c’è un solo candidato ma perché ci sono donne e uomini che costruiranno da domani la storia di questo Paese. E la Lega e il governo sono una cosa sola, si mettano l’anima in pace Conte, Schlein e compagnia varia». Si apre così il congresso della Lega a Firenze, con Matteo Salvini – unico candidato per la leadership della segreteria federale – che ribadisce un messaggio di unità, del partito e nel governo, provando così a scacciare mugugni e tensioni.

L’intervento di Musk

Matteo Salvini, poco dopo le 17, si collega con Washington, dall’altra parte dello schermo c’è Elon Musk. Che il segretario della Lega intervista su guerra, burocrazia, immigrazione. “Non ho rispetto per chi incoraggia la guerra, per chi vuole che la guerra continui per sempre per i loro motivi – dice Musk parlando della guerra in Ucraina -. È qualcosa di veramente malvagio. Se si parla con quelli della sinistra ci dicono che non possiamo cedere alla Russia, ma non hanno alcun pian…

«È un congresso unitario, non perché c’è un solo candidato ma perché ci sono donne e uomini che costruiranno da domani la storia di questo Paese. E la Lega e il governo sono una cosa sola, si mettano l’anima in pace Conte, Schlein e compagnia varia». Si apre così il congresso della Lega a Firenze, con Matteo Salvini – unico candidato per la leadership della segreteria federale – che ribadisce un messaggio di unità, del partito e nel governo, provando così a scacciare mugugni e tensioni.

L’intervento di Musk

Matteo Salvini, poco dopo le 17, si collega con Washington, dall’altra parte dello schermo c’è Elon Musk. Che il segretario della Lega intervista su guerra, burocrazia, immigrazione. “Non ho rispetto per chi incoraggia la guerra, per chi vuole che la guerra continui per sempre per i loro motivi – dice Musk parlando della guerra in Ucraina -. È qualcosa di veramente malvagio. Se si parla con quelli della sinistra ci dicono che non possiamo cedere alla Russia, ma non hanno alcun piano per il futuro: stiamo mandando persone a morire tutti i giorni senza un piano. È inumano e non ha senso. Il presidente Trump ha ragione, dobbiamo ottenere la pace ed è arrivato il momento che il massacro di tutti questi giovani e meno giovani si fermi”. E ancora: “Vediamo un aumento enorme nel numero di attacchi, in Italia e in Europa, e i media cercano di ridurre questi attacchi. Ma alla fine vedremo uccisioni di massa in Europa, massacri veri e propri. Perché questa è la tendenza. Qual è il tasso di attacchi terroristici in Europa adesso? Porterà a un massacro. I nostri figli, amici saranno tutti a rischio. I numeri parlano chiaro”.

Poi, parlando di dazi e rapporti con l’Italia, auspica a una «partnership molto stretta. E spero, per quel che riguarda i dazi, che ci sposteremo a una situazione di zero dazi in futuro, creando una zona di libero scambio tra Italia e Nord America, con una maggior possibilità di spostarsi a chi vuole lavorare in questi due Paese. Questo è stato il consiglio che ho dato al presidente”.

Critica l’eccesso di burocrazia, anche europea, poi chi “ci accusa di qualsiasi cosa nonostante la nostra enorme trasparenza. Stiamo tagliando spese assurde che non hanno senso di esistere ma ci accusano ugualmente. Si capisce chi sta dalla parte giusta e sbagliata considerando chi vuole limitare la libertà di espressione. E chi vuole farlo è un Hitler, un Mussolini, uno Stalin che avevano censure molto forti: questo è uno dei segnali di chi sono i cattivi per così dire. Le restrizioni sulla libertà di espressione sono di espressione fascista, chi incoraggia la censura sta dicendo in qualche modo che chi è contro la libertà”. L’immigrazione di massa, aggiunge il fondatore di Tesla, “è folle. Ci sono 8 miliardi di persone al mondo e se siamo un Paese di 50-60 milioni di abitanti, se una percentuale anche piccola si sposta in quel Paese lo trasforma in un Paese diverso. Un Paese non è la geografia dove si trova ma le persone che lo abitano. Questo dovrebbe essere ovvio. Se trasportassimo gli italiani in qualche zona degli Stati Uniti sarà sempre l’Italia, ma se trasportiamo un gruppo di persone da un’altra parte del mondo in Italia, e lì non c’è più nessuno perché sono stati trasportati negli Usa, quel Paese non sarà più l’Italia perché sarà abitata da altre persone”.

La richiesta a Meloni: “Salvini torni al Viminale”

Arriva la richiesta dai due capigruppo di Camera e Senato, Molinari e Romeo, che parlano in veste di segretari regionali, il primo per il Piemonte, il secondo della Lega lombarda: "In questo momento sull’amministrazione della giustizia, sulla sicurezza credo si stia facendo bene l'ordinario, ma credo che su questi temi serva qualcosa di straordinario. E solo Matteo Salvini tornando al Viminale potrà farlo. Credo che questo Congresso debba chiedere a Salvini di tornare al ministero dell'Interno. Matteo pensaci perché credo che qui su questo siano tutti d’accordo”, dice Riccardo Molinari. Dalla platea è scattata la standing ovation. Solo Salvini è rimasto seduto in prima fila.

“Se si dovesse aprire una strada percorribile che possa portare Matteo Salvini a tornare a fare il ministro dell'Interno, dobbiamo per forza e a tutti i costi seguirla, perché è quello che dobbiamo fare proprio per il grande lavoro concreto e quello che ha dimostrato sul campo", aggiunge Romeo, ricordando come "dal 2007 in poi ci sono stati due ministri dell'Interno che hanno fermato maggiormente l'immigrazione Roberto Maroni e Matteo Salvini”. Dopo la richiesta, l’avviso sempre del capogruppo al Senato Romeo: "Condivido la massima lealtà della coalizione, Meloni sta facendo bene, il centrodestra deve essere unito pur con delle differenze perché non siamo un partito unico, ma un certo punto un ragionamento con la Meloni dovremo proporlo: le regioni del nord dove governa la Lega devono restare alla Lega, tutte le regioni, Lombardia compresa". Più tardi, anche il sottosegretario Claudio Durigon ribadisce la linea, e si rivolge a Salvini: “Devi tornare al Viminale, hai subito un’ingiustizia”.

Salvini: “Sui dazi trattiamo con gli amici americani”

Al vicepremier spetta il saluto iniziale («Il discorso politico lo lascio a domani»), dopo un video che ripercorre la storia di quello che Salvini definisce «movimento, non partito». Si sente una voce narrante: «Hai scelto la moneta unica, le auto elettriche, la farina di grillo», poi si interrompe, le immagini fanno come per tornare indietro, come a ribadire che quella non è la storia di chi è seduto in sala. E allora ecco, di nuovo, quella stessa voce: «Guardi all’Europa con lucidità e coraggio, controvento», da lì partono le immagini di Umberto Bossi, Roberto Maroni (entrambi applauditi). Poi Romano Prodi che parla di euro, Mario Monti, Giorgio Napolitano: fischi in sala. Alla fine ecco Salvini, in una vecchia intervista in cui si dice contrario alla guerra.

Il segretario viene accolto con un’ovazione e ribadisce la linea: «Questo è un congresso contro ogni tipo di guerra e di conflitto, contro le guerre militari, contro le guerre commerciali, e noi vogliamo proporre un futuro diverso, che non significa sfilare in piazza con le idee confuse e le bandiere rosse sventolanti. Non sarà un congresso contro qualcuno. Non siamo contro: contro l'Europa, contro gli stranieri, contro le diversità, anzi, noi siamo il movimento politico che adora, tutela e difende le diversità, perché il buon Dio ci ha fatto diversi e grazie a Dio, non siamo tutti uguali», dice. Ribadisce l’unità del governo «che avrà vita lunga, e la Lega è il collante del governo». Che sui dazi «la trattativa col governo americano ci deve essere, meglio dialogare che guerreggiare. Quello che può cambiare sono le politiche suicide dell'Ue: azzerare il green deal, la sbornia elettrica, il patto di stabilità, i danni fatti agli agricoltori. Parlano dei pericoli dei dazi di Trump sulle auto europee ma stando alle folli direttive 7 milioni di veicoli euro-5 tra poche settimane dovrebbero essere fuori legge. In attesa di portare a casa una trattativa utile con gli Usa azzeriamo le politiche suicide Ue che stanno massacrando le nostre imprese, azzeriamo la burocrazia europea».

Poi lascia il palco. La fine, stasera, è prevista intorno alle 20: «C’è pur sempre Milan-Fiorentina» scherzano dei leghisti fuori dal padiglione fuori dalla Fortezza da Basso.

Il vicesegretario Crippa: “Basta moschee”

Il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa, fa invece un’altra proposta: “Basta moschee”. Parla di immigrati, e tuona: “Ci sono parole che non si possono più dire perché sono considerate scomode, dal mio punto di vista per esempio chi arriva in Italia senza un permesso di soggiorno e un lavoro è un clandestino, chi bivacca in tante zone dei nostri paesi e città non è un cittadino rumeno ma è uno zingaro. I clandestini e gli zingari in Italia non ci dovrebbero stare”. Poi cita Fallaci: “Firenze è la patria di Oriana Fallaci che diceva che non esiste un Islam buono o cattivo ma esiste un Islam che ha dichiarato guerra all'Occidente e dal mio punto di vista non dovrebbe essere più costruita una moschea in nessuna città d'Italia. La Lega è l'ultima speranza e dipende da noi il futuro di questo paese e il futuro dei nostri figli”.

Poi in tv, più tardi, itorna sulla questione Salvini al Viminale. “Non abbiamo chiesto un rimpasto, abbiamo chiesto che Salvini possa ritornare dov'era e dove ha fatto un ottimo lavoro come ministro degli Interni e nella difesa dei confini dell'Italia –spiega Crippa ai microfoni di Piazza Pulita, la trasmissione de La7 – Dato che non è più imputato, può tornare al Viminale. Credo che la persona più felice nel caso sia Matteo Piantedosi che è stato un validissimo capo gabinetto proprio di Salvini. Spero per lui che possa fare il candidato in Campania come spero per Salvini che possa fare il ministro dell'interno. Detto questo, credo che la persona più felice, ne sono certo, sarà Piantedosi".

Il congresso

In serata, il congresso di Firenze ha votato per alzata di mano il nuovo statuto per la Lega per Salvini premier. A guidare le operazioni di voto il presidente del Congresso, Giancarlo Giorgetti. Poco prima a illustrare il nuovo documento era stato Roberto Calderoli, ricordando che sul testo non sono arrivate proposte di emendamento. Il precedente statuto era stato approvato il 22 novembre 2018. Il nuovo conferma il formato nazionale del partito (e non più solo della Lega nord) e blinda il segretario (in carica per 4 anni, e non più tre) e il suo staff più vicino, cioè i vicesegretari (prevedendone un quarto) e di un pezzo del Consiglio federale, che è l'organo esecutivo del partito.

Il Consiglio federale poi viene 'allargato', dando posto "con diritto di voto e parola" ai vicesegretari del partito. A farne parte, restano i segretari di ciascuna articolazione territoriale regionale, per i quali però decade il vincolo di avere "almeno 50 (cinquanta) soci ordinari militanti". Dentro al federale pure i 22 membri eletti dal congresso, anche loro sgravati dall'anzianità di militanza.

Gli altri interventi in programma

Roberto Vannacci dovrebbe arrivare domani e potrebbe annunciare l'adesione formale al partito. Oggi parlano i coordinatori regionali, i governatori. A Luca Zaia, appena arriva, viene chiesto subito dell’ex generale: «Lui vice? Al momento non esiste visto e considerato che per diventare vicesegretari bisogna essere tesserati». Non si esclude oggi un video-saluto della premier Giorgia Meloni, anche a nome della coalizione di centrodestra. Domenica attesa la parata degli alleati sovranisti europei (prevalentemente on line), dall'amico ungherese Viktor Orbán al francese Jordan Bardella e Marine Le Pen al presidente di Vox, Santiago Abascal.

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