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Meloni invita alla calma: “Impatto affrontabile”. Ma lancia una task force

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi 

 

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La presidente del consiglio prova a ridimensionare il peso dei dazi. Martedì vedrà le categorie produttive. Salvini: dialogo con gli Usa
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L’AQUILA – Quando al mattino sale a bordo dell’Amerigo Vespucci, Giorgia Meloni già annusa i nuvoloni neri in arrivo. «Sono ovviamente preoccupata per i dazi», ammette. Deve però accompagnare il ragionamento con un messaggio rassicurante. «Non ne farei la catastrofe che sto ascoltando in questi giorni. Il mercato Usa vale circa il 10% del nostro export». Subito dopo, raggiunge L’Aquila in elicottero per il giuramento degli allievi dei vigili del fuoco. Quindi torna a Roma.

Attorno alle 18, la premier riunisce il consiglio dei ministri. La borsa di Milano, nel frattempo, ha perso il 6,5%. Serve un segnale più netto, per contrastare il panico. Per prima cosa, lancia una sorta di task force di governo che si occupi del dossier: assieme a lei, ne faranno parte i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, i ministri Giancarlo Giogetti (Economia), Adolfo Urso (Industria), Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Tommaso Foti (Affari europei). La prima riunione è fissata per lunedì pomer…

L’AQUILA – Quando al mattino sale a bordo dell’Amerigo Vespucci, Giorgia Meloni già annusa i nuvoloni neri in arrivo. «Sono ovviamente preoccupata per i dazi», ammette. Deve però accompagnare il ragionamento con un messaggio rassicurante. «Non ne farei la catastrofe che sto ascoltando in questi giorni. Il mercato Usa vale circa il 10% del nostro export». Subito dopo, raggiunge L’Aquila in elicottero per il giuramento degli allievi dei vigili del fuoco. Quindi torna a Roma.

Attorno alle 18, la premier riunisce il consiglio dei ministri. La borsa di Milano, nel frattempo, ha perso il 6,5%. Serve un segnale più netto, per contrastare il panico. Per prima cosa, lancia una sorta di task force di governo che si occupi del dossier: assieme a lei, ne faranno parte i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, i ministri Giancarlo Giogetti (Economia), Adolfo Urso (Industria), Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Tommaso Foti (Affari europei). La prima riunione è fissata per lunedì pomeriggio e servirà, spiega, «a portare uno studio sull’impatto per la nostra economia». Sarà l’impegno «prioritario» di questi membri dell’esecutivo. Ma non basta. A testimoniare la difficoltà, la premier convoca per martedì i rappresentanti delle categorie produttive.

Il resto è il tentativo di ridimensionare comunque il messaggio, rispetto alla gravità del momento. «È presto per valutare le conseguenze effettive sul nostro Pil – sostiene in cdm - e sulla nostra economia. Certamente, però, il panico e l’allarmismo possono causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi». Serve una stima accurata, aggiunge, «dell’impatto e dei settori maggiormente danneggiati nei diversi scenari, una linea d’azione per sostenere quelle filiere, un set di proposte da portare in Europa su come affrontare e rispondere a questa crisi». E, infine, «una linea di negoziato con gli Stati Uniti».

Difficile quantificare gli effetti nefasti, dunque. Meloni abbozza però un calcolo sulla scia della presidente della Bce Christine Lagarde: con dazi al 20%, la riduzione del Pil europeo sarà inferiore allo 0,3%. «Un impatto significativo, ma di un ordine di grandezza affrontabile». Semmai, aggiunge, preoccupano alcuni effetti indiretti, ad esempio sull’indotto italiano fondamentale per le auto tedesche che vengono esportate negli Usa. In ogni caso, serve sangue freddo: «Se si scatenasse il panico», ci sarebbe una contrazione di consumi e investimenti. E sarebbero guai.

Niente panico, insiste anche Tajani, promettendo cautela da parte di Bruxelles: «Qualora ci dovesse essere una reazione, sarà assolutamente inferiore all’azione fatta dagli Stati Uniti. Sarà un segnale politico a Washington». E Matteo Salvini si spinge oltre: «Il governo deve dialogare con gli Usa, non è il momento di fare guerre commerciali. E l’Europa può azzerare la sua burocrazia e i suoi vincoli». Una linea simile a Meloni, che chiede di superare le «regole ideologiche e non condivisibili del Green Deal».

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