✕

Schlein: “Spagna da imitare, contrastiamo questa destra che non protegge le famiglie”

La segretaria del Pd Elly Schlein 

 

Ascolta l'audio

La segretaria Pd al conclave dem a Reggio Emilia: “Bisogna stare con l’Europa, il governo è carente su economia e sociale”
2 minuti di lettura

GATTATICO (RE) – Attacca a testa bassa Giorgia Meloni: è colpa sua se il Paese si è trovato «impreparato davanti al disastro dei dazi». Scommette sull’alleanza progressista che «preoccupa la destra perché se uniamo tutte le forze di opposizione siamo competitivi». Sente profumo di vittoria alle prossime amministrative e regionali: il viatico migliore per tornare al governo, quando sarà. Elly Schlein sceglie uno dei luoghi simbolo della Resistenza — quella Casa Cervi piantata nel cuore della pianura reggiana dove, nel dicembre ’43, sette fratelli antifascisti furono fucilati dai repubblichini — per rilanciare sulla costruzione di una coalizione alternativa, capace di liberare l’Italia dai sovranisti. Convinta, come tutti i deputati del Pd riuniti per due giorni a conclave, che presto in tanti apriranno gli occhi di fronte ai fallimenti della premier. Ma bisogna fare in fretta, stringere subito un patto nazionale. «Non sappiamo quando si andrà a votare, ma noi dobbiamo essere pronti», l…

GATTATICO (RE) – Attacca a testa bassa Giorgia Meloni: è colpa sua se il Paese si è trovato «impreparato davanti al disastro dei dazi». Scommette sull’alleanza progressista che «preoccupa la destra perché se uniamo tutte le forze di opposizione siamo competitivi». Sente profumo di vittoria alle prossime amministrative e regionali: il viatico migliore per tornare al governo, quando sarà. Elly Schlein sceglie uno dei luoghi simbolo della Resistenza — quella Casa Cervi piantata nel cuore della pianura reggiana dove, nel dicembre ’43, sette fratelli antifascisti furono fucilati dai repubblichini — per rilanciare sulla costruzione di una coalizione alternativa, capace di liberare l’Italia dai sovranisti. Convinta, come tutti i deputati del Pd riuniti per due giorni a conclave, che presto in tanti apriranno gli occhi di fronte ai fallimenti della premier. Ma bisogna fare in fretta, stringere subito un patto nazionale. «Non sappiamo quando si andrà a votare, ma noi dobbiamo essere pronti», l’invito ai partner del centrosinistra. Anzi: «Nella testa lo siamo già», taglia corto.

È una Schlein in assetto da battaglia quella che si presenta nella casa-museo di Gattatico per chiudere il seminario del gruppo Camera. «Meloni dice che dalle opposizioni non vengono proposte? Noi da mesi chiediamo al governo di non sottovalutare la guerra commerciale annunciata da Trump. Ma lei, per non urtarlo, fin qui è stata ambigua e non ha messo in campo alcuna risposta». Perciò ora faccia come Sanchez che «in Spagna ha stanziato 14 miliardi per proteggere famiglie e imprese. E se non sa dove trovarli, li prenda da quelli che ha buttato sul ponte di Messina», graffia. «Ci ha spiegato che i dazi non sono una catastrofe. Oggi però Piazza Affari ha avuto un crollo come non si vedeva dall’11 settembre. Se voleva rassicurare i mercati, non mi pare ci stia riuscendo». Implicito il messaggio: è la sua inerzia, il vassallaggio nei confronti del tycoon Usa, la vera sciagura. Il Pd, al contrario, le idee per difendere il Paese ce le ha e pure chiare: «Bisogna stare con l’Europa, dare una risposta unitaria, mirata e proporzionata. Al contempo, rilanciare il mercato interno sul lato della domanda, attraverso un intervento sui salari: rinnovare i contratti e approvare finalmente il salario minimo». È il terreno economico e sociale quello su cui la maggioranza è più in affanno e va sfidata. Perché «quando la linea di una premier è rivendicare di essere donna, madre e cristiana, io dico: benissimo, ma com’è che questo aiuta gli italiani che non arrivano a fine mese, a portare il pane in tavola? È lì il punto di debolezza ed è lì che dobbiamo costruire l’alternativa. Non ce l’ha ordinato il medico, ce lo chiede la nostra gente».

La ragione per cui, dopo mesi di tensione, occorre siglare una tregua anche dentro il Pd. Restare uniti all’interno e mostrarsi, fuori, «testardamente unitari». Perciò — annuncia — una delegazione dem parteciperà alla piazza del M5S. Senza nascondere le differenze, ma anche i tanti «punti in comune», per esempio sul piano di riarmo che «va cambiato». Linea che però nel partito non convince tutti. Quando al mattino l’ambasciatore Piero Benassi spiega perché è sbagliato dire no al piano militare europeo — «Serve per rimpinguare le scorte nei magazzini che abbiamo svuotato per mandare le armi a Kiev, è una questione di sicurezza nazionale. E poi il fondo Ue serve anche per l’intelligence e la cybersicurezza» — Piero Fassino protesta: «Sono settimane che lo dico». E pure Lorenzo Guerini ne parla come un passo per arrivare alla difesa comune. Schlein lo sa e infatti nelle conclusioni neppure ne accenna. È un problema da risolvere. Ma non qui, non a Casa Cervi, simbolo della Resistenza. Anche ai sovranisti.

Leggi i commenti