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Dazi, Tajani: “Gli imprenditori non scappino. Con noi mai derive anti europee”

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Il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri: “Trattare con gli Usa in materia commerciale è competenza esclusiva della Commissione europea”
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Se al congresso di Firenze il leader della Lega Matteo Salvini, sui dazi, invoca una volta di più un confronto privilegiato Stati Uniti-Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal Consiglio nazionale di Forza Italia a Roma, suggerisce l’esatto opposto: «Trattare con gli Usa in materia commerciale è competenza esclusiva della Commissione europea». Punto, pausa, stoccata all’alleato: «Queste sono le norme e i trattati, quando si parla si dovrebbero conoscere regole e diritto» (come da copione, a stretto giro, lo contraddice il leghista Claudio Borghi: «Tajani non può non sapere che la competenza dell’Ue» è solo «per i dazi che mette»).

Non è solo una questione di regolamenti: la via solitaria, rimarca il segretario azzurro, rischia di essere dannosa: «Fare trattative individuali non significa fare il bene delle nostre imprese, ma indebolire il loro potere contrattuale». Proprio alle imprese, Tajani chiede tuttavia di fare la loro parte: non delocalizzare, non abbandonare l…

Se al congresso di Firenze il leader della Lega Matteo Salvini, sui dazi, invoca una volta di più un confronto privilegiato Stati Uniti-Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal Consiglio nazionale di Forza Italia a Roma, suggerisce l’esatto opposto: «Trattare con gli Usa in materia commerciale è competenza esclusiva della Commissione europea». Punto, pausa, stoccata all’alleato: «Queste sono le norme e i trattati, quando si parla si dovrebbero conoscere regole e diritto» (come da copione, a stretto giro, lo contraddice il leghista Claudio Borghi: «Tajani non può non sapere che la competenza dell’Ue» è solo «per i dazi che mette»).

Non è solo una questione di regolamenti: la via solitaria, rimarca il segretario azzurro, rischia di essere dannosa: «Fare trattative individuali non significa fare il bene delle nostre imprese, ma indebolire il loro potere contrattuale». Proprio alle imprese, Tajani chiede tuttavia di fare la loro parte: non delocalizzare, non abbandonare la nave ai primi segni di tempesta perché «scappare dall’Italia — dice — sarebbe un atto non coerente con quello che dovrebbe fare un imprenditore italiano». Mantenere la calma, lo ripete il vicepremier. Attendere almeno i tentativi di contenimento dei vertici europei: «Un primo obiettivo potrebbe essere la riduzione dal 20% al 10%» delle tariffe, suggerisce il titolare della Farnesina, per poi arrivare a «dazi zero-dazi zero».

Sui maxi schermi dell’evento intanto scorrono la foto e le parole di Silvio Berlusconi. L’immagine del fondatore è ancora nella tessera 2025 del partito. Lo ricorda anche il numero uno del Ppe Manfred Weber, sul palco con Tajani per benedire la professione di europeismo degli azzurri e la candidatura del ministro degli Esteri alla vicepresidenza del gruppo: «Silvio sapeva quanto fosse necessario proteggere l’Europa», sospira il popolare tedesco. Prima di lanciare un duplice allarme: contro «l’estrema destra e l’estrema sinistra» che «vogliono distruggere tutto quello che abbiamo costruito», contro «i populisti» che «si oppongono a tutto, ma non propongono nulla».

Gli stessi che non capiscono che «pace e sicurezza sono due facce della stessa medaglia: una difende l’altra». Gli stessi che, come la Lega, hanno votato contro il piano di riarmo di Ursula von der Leyen? Tajani allontana il problema: «Non farei mai parte di un governo anti-europeo», garantisce. Smentito nemmeno tre ore dopo dal collega vicepremier Salvini, che davanti a una platea plaudente si esercita sul tema prediletto: demolire «le politiche suicide dell’Unione europea».

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