Il corteo 5S anti-riarmo, Conte: “Siamo in tanti, da qui parte l’alternativa”
di Gabriella CeramiGiuseppe Conte ha la sua piazza e dal palco la invita a gridare per tre volte: «No al riarmo, no al riarmo, no al riarmo». Via dei Fori è colorata di bandiere del Movimento 5 Stelle, della pace, della Palestina, ci sono cartelli contro l’Europa di Ursula von der Leyen, manifesti che chiedono di uscire dalla Nato e anche striscioni che invitano alla «pace con la Russia». L’ex premier sostiene di aver radunato 100 mila persone che «costruiscono il primo pilastro dell’alternativa a questo vergognoso governo».
La questura a tarda sera comunicherà 18 mila persone ma, al di là dei numeri, per l’ex premier questo pilastro sarebbe cementato anche da Avs, presente con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, e dal Pd in piazza con una delegazione. La segreteria dem Elly Schlein, come previsto, non è arrivata. C’erano invece una decina di esponenti tra cui il capogruppo del Senato Francesco Boccia, e i componenti della segreteria Igor Taruffi e Marco Furfaro. «Siamo qui al netto delle nostre differe…
Giuseppe Conte ha la sua piazza e dal palco la invita a gridare per tre volte: «No al riarmo, no al riarmo, no al riarmo». Via dei Fori è colorata di bandiere del Movimento 5 Stelle, della pace, della Palestina, ci sono cartelli contro l’Europa di Ursula von der Leyen, manifesti che chiedono di uscire dalla Nato e anche striscioni che invitano alla «pace con la Russia». L’ex premier sostiene di aver radunato 100 mila persone che «costruiscono il primo pilastro dell’alternativa a questo vergognoso governo».
La questura a tarda sera comunicherà 18 mila persone ma, al di là dei numeri, per l’ex premier questo pilastro sarebbe cementato anche da Avs, presente con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, e dal Pd in piazza con una delegazione. La segreteria dem Elly Schlein, come previsto, non è arrivata. C’erano invece una decina di esponenti tra cui il capogruppo del Senato Francesco Boccia, e i componenti della segreteria Igor Taruffi e Marco Furfaro. «Siamo qui al netto delle nostre differenze, perché vogliamo mandare a casa il governo Meloni», ripete il presidente dei senatori Pd che raccomanda di «restare uniti». Un attivista M5s lo incrocia e risponde netto: «Sì, ma vi dovete togliere quella zavorra che avete addosso». E la zavorra, per gli stellati, è Matteo Renzi. Ma molti cori sono anche contro Carlo Calenda. «Cancella questa piazza, se ci riesci», dice dal palco Paola Taverna rivolgendosi al leader di Azione.
Poi qualcuno grida «ambigui» ai dem, ma nessuna contestazione. Si levano però un po’ di fischi quando Barbara Spinelli, figlia di Altiero Spinelli, ricorda il voto Pd a Strasburgo favorevole alla relazione sulla difesa europea. Conte, parlando con i cronisti nel retropalco, dice di non voler entrare in polemica ma su una cosa è certo: «Questo popolo ci chiede di costruire un’alternativa su alcuni punti fermi e senza ambiguità». Quindi traccia un programma di coalizione che consiste nel «no al riarmo, sì alle spese per la sanità e l’istruzione. Questo è il punto e l’obiettivo aggregatore». Non cita apertamente il Pd, ma pizzica quelle «forze politiche che parlano politichese, che stanno tutti i giorni a parlarsi tra di loro, tra segreteria ed esponenti politici». Come successo ai dem, nelle ultime settimane, proprio sul voto al Parlamento europeo riguardo il riarmo.
Ed ecco infatti il post sui social della vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, dell’area riformista: «Bisogna intendersi su quelli che sono i valori fondamentali. Ignorare i massacri di Putin in Ucraina significa utilizzare ancora una volta il populismo come cifra».
Poco prima sul palco M5s - oltre trenta gli interventi - era salito Jeffrey Sachs, presentato da Taverna come una delle voci più autorevoli sul disarmo. «Adesso vi do un suggerimento - ha detto il professore Columbia University - non avete bisogno dell’esercito. Dovete parlare con i russi. Invitate il presidente Putin a Roma, sarà ispirato da voi, voi riuscirete a trovare la pace». La piazza applaude. La delegazione Pd non apprezza. Conte prova a tenere insieme tutto e, nel suo discorso conclusivo, al primo posto mette un ringraziamento a tutti i presenti, «anche a quelli che non hanno la tessera di M5s, e che sono qui anche se non condividono tutte le nostre posizioni» ma vogliono contribuire a costruire un’alternativa di governo.