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Salvini rieletto segretario: “Serve la motosega di Milei contro l’Ue. Chiederò il Viminale”

Il leader della Lega Matteo Salvini 

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Il congresso di Firenze lo blinda fino al 2029 ma gli alleati stoppano l’autocandidatura all’Interno. FdI: “Squadra che vince non si cambia”. Tajani: “Piantedosi sta lavorando benissimo”
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Due giorni di congresso alla Fortezza da Basso, nessun sussulto, un esito scontato — Matteo Salvini viene rieletto segretario federale della Lega: era l’unico candidato — e il solito sogno da realizzare: tornare al ministero degli Interni, perché «se me lo chiedono sindaci ed elettori allora è mio dovere ascoltarli, con serenità parlerò sia con Matteo Piantedosi che con Giorgia Meloni».

Il leader del Carroccio, davanti alla sua platea, pone poi un altro obiettivo: riportare la Lega in alto, facendola tornare ad essere il primo partito italiano. «Ma non vogliamo farlo a spese degli alleati», dice, basterebbe pescare nel bacino dell’astensionismo. Le ambizioni del “Capitano” non sono poche, l’assemblea di Firenze gli dà un mandato pieno per altri quattro anni — al termine dei quali saranno 15 anni consecutivi di strapotere interno, e allora forse passerà la mano, ha fatto intendere — lungo due binari: autonomia e sovranismo, lotta e governo. Il rieletto segretario per acclamazione raf…

Due giorni di congresso alla Fortezza da Basso, nessun sussulto, un esito scontato — Matteo Salvini viene rieletto segretario federale della Lega: era l’unico candidato — e il solito sogno da realizzare: tornare al ministero degli Interni, perché «se me lo chiedono sindaci ed elettori allora è mio dovere ascoltarli, con serenità parlerò sia con Matteo Piantedosi che con Giorgia Meloni».

Il leader del Carroccio, davanti alla sua platea, pone poi un altro obiettivo: riportare la Lega in alto, facendola tornare ad essere il primo partito italiano. «Ma non vogliamo farlo a spese degli alleati», dice, basterebbe pescare nel bacino dell’astensionismo. Le ambizioni del “Capitano” non sono poche, l’assemblea di Firenze gli dà un mandato pieno per altri quattro anni — al termine dei quali saranno 15 anni consecutivi di strapotere interno, e allora forse passerà la mano, ha fatto intendere — lungo due binari: autonomia e sovranismo, lotta e governo. Il rieletto segretario per acclamazione rafforza i suoi ragionamenti mostrando vecchi manifesti della Lega Nord, quella di Umberto Bossi: già allora i lumbard erano critici contro l’Europa unita, l’immigrazione, le politiche di genere. Tutto ciò a dimostrazione, secondo Salvini, che tra alti e bassi e cambiamenti di strategia la Lega rimane coerente con i propri ideali di sempre.

Da remoto lo omaggiano gli amici dei Patriots, il gruppo europeo: Marine Le Pen e Jordan Bardella, Viktor Orbán, Santiago Abascal, Geert Wilders, tra gli altri. Anche Giorgia Meloni si appalesa con una clip registrata, col padrone di casa che risponde: «L’autonomia e il premierato vanno insieme mano nella mano», e la prima «non è un capriccio ma la salvezza di tutta l’Italia, serve a dare parità a di condizioni e di diritti, il merito». Dopodiché più che un congresso è una convention, visto che il pacchetto delle mozioni era già tutto prestabilito e calato dall’alto e gli unici interventi leggermente critici, più che altro da militanti della base, erano stati confinati alla chiusura di giornata sabato sera, nel disinteresse generale.

Fra gli ospiti della domenica, anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, secondo cui «sui dazi abbiamo la grande necessità di dialogare e negoziare con gli Usa e il negoziato deve avvenire da parte dell’Unione europea in modo unitario». Non è esattamente la stessa posizione di Salvini, però. Il quale vorrebbe una trattativa italiana con l’amico Donald Trump, convinto di spuntare migliori condizioni in virtù della vicinanza ideologica con lui (ed Elon Musk). «I contro-dazi raddoppierebbero i problemi per le aziende italiane ed europee. Chi parla di guerre commerciali è nemico dell’industria italiana e europea — dice il vicepresidente del Consiglio — È a Bruxelles il problema per le nostre imprese. È lì che bisogna usare la motosega di Milei. Il primo azzeramento dei dazi lo può decidere domani la Commissione europea e poi vai a trattare con Trump, la Cina e il Messico». L’altro argomento caldo di politica estera, la “pace”. Per Salvini la Lega «sceglie la pace, senza se e senza ma. Non possiamo ragionare per tifoserie, non possiamo essere trumpiani o antitrumpiani, muskiani o antimuskiani, bisogna ragionare, bisogna avere l’interesse nazionale come faro». In questo senso la linea del partito sul Rearm Europe rimane di ferma opposizione, poi come questo si tradurrà in azioni di governo è ancora tutto da capire.

C’è spazio, infine, anche per un saluto affettuoso a Vittorio Sgarbi. Anche la depressione è un tema politico, spiega Armando Siri nel suo intervento: «Ci troviamo di fronte a un diffuso stato di angoscia che affonda le sue radici in disagi ben più profondi. Non possiamo voltarci dall’altra parte, fino a quando non affronteremo seriamente questo problema non potremo parlare di vera libertà».

Dopodiché il punto cruciale di Firenze, il ritorno evocato di Salvini al Viminale, è accolto con la grande freddezza degli alleati. Per FI e FdI rispondono Raffaele Nevi e Marco Osnato, con argomentazioni simili: le aspirazioni sono legittime, ma la realizzazione è remota, la squadra di governo va bene così. “Ho grande considerazione del ministro Piantedosi, sta lavorando benissimo”, taglia corto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

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