Magi (+Europa): “Un referendum per abrogare il dl sicurezza, raccoglieremo milioni di firme”
di Giovanna CasadioNon è accettabile il metodo (per decreto), non è ammesso il merito (le misure repressive). Il decreto sicurezza va abrogato e subito. Si sta già costituendo un fronte referendario. Riccardo Magi, il segretario di +Europa, ha gettato la rete per raccogliere associazioni e partiti contrari al decreto sicurezza del governo Meloni che, tra l’altro, consentirà l’arresto a chi fa un blocco stradale e vieta la cannabis light (esclusi i semi). Sono 39 le misure nel decreto, grazie alle quali il governo Meloni intende imprimere una stretta securitaria al Paese. Magi annuncia che, appena sarà stato firmato il provvedimento dal Quirinale, partirà la raccolta di firme per abrogalo. Annuncia Magi: “Lo strumento referendario può essere uno degli strumenti per dire no alle scelleratezze di questo governo. Per questo sto già contattando tutti i leader delle opposizioni e l'associazionismo che si è battuto in queste mesi contro il ddl Sicurezza.
Depositeremo immediatamente richiesta di referendum…
Non è accettabile il metodo (per decreto), non è ammesso il merito (le misure repressive). Il decreto sicurezza va abrogato e subito. Si sta già costituendo un fronte referendario. Riccardo Magi, il segretario di +Europa, ha gettato la rete per raccogliere associazioni e partiti contrari al decreto sicurezza del governo Meloni che, tra l’altro, consentirà l’arresto a chi fa un blocco stradale e vieta la cannabis light (esclusi i semi). Sono 39 le misure nel decreto, grazie alle quali il governo Meloni intende imprimere una stretta securitaria al Paese. Magi annuncia che, appena sarà stato firmato il provvedimento dal Quirinale, partirà la raccolta di firme per abrogalo. Annuncia Magi: “Lo strumento referendario può essere uno degli strumenti per dire no alle scelleratezze di questo governo. Per questo sto già contattando tutti i leader delle opposizioni e l'associazionismo che si è battuto in queste mesi contro il ddl Sicurezza.
Depositeremo immediatamente richiesta di referendum abrogativo e inizieremo la raccolta firme per abrogare il decreto legge sicurezza”.
Previsioni? “Non migliaia ma milioni di firme contro”. Questa volta non è solo il merito, già grave, a essere messo sotto accusa dai referendari, ma anche il metodo. “È un decreto certamente incostituzionale per la palese mancanza dei requisiti di necessità e urgenza. Un intervento per decreto legge in materia penale all'insegna del populismo penale che non ha precedenti per ampiezza e portata ottusamente e irragionevolmente repressiva – continua Magi – ”
Molti degli articoli, che erano sul punto di essere modificati, sono stati abbandonati al loro vecchio destino e quindi rimasti tali e quali. Esempi? "Dalle madri detenute con i propri figli, alle aggravanti strampalate, al blocco stradale, alla sanzione penale per resistenza passiva, al divieto sulla cannabis light. Un colpo letale l ruolo e alla dignità del Parlamento che per mesi ha discusso il disegno di legge che il governo ha ora copiato con pochissime modifiche nel decreto emanato dal Consiglio dei ministri venerdì scorso”.
Tante le contraddizioni del testo. Anche i magistrati hanno puntato il dito su quanto non funziona. Cesare Parodi, il presidente dell’Anm, ha denunciato quanto non funziona: “Il decreto per certi aspetti è molto restrittivo e punitivo”. Sulle barricate anche il Pd. Dario Parrini ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato osserva: “Dal governo c’è stato un plateale e inaudito abuso di potere”. Rincara Andrea Giorgis, capogruppo dem in commissione: “L'approvazione di un decreto legge contenente gran parte delle norme del disegno di legge sulla sicurezza che da mesi stiamo esaminando in commissione e che la prossima settimana sarebbe dovuto essere discusso (ed emendato) in aula, segna l'ulteriore gravissimo avanzamento del processo dì marginalizzazione e umiliazione del Parlamento che dall'inizio della legislatura è in atto. I senatori e i deputati di maggioranza reagiscano, non è più solo una questione di rapporti tra maggioranza e opposizioni e di prerogative delle minoranze, ma di rispetto dei capisaldi della democrazia parlamentare''.