L’attacco di Mantovano ai magistrati: “Sviano dalla loro funzione, caso più grave delle toghe rosse”
di Conchita SanninoIl sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano
Avanti tutta contro il “deragliamento” della magistratura “dai propri confini”. Un vero e proprio “sviamento giudiziario” che addirittura “va anche al di là delle correnti, attraversa tutte le giurisdizioni”: di fronte al governo è intenzionato ad andare fino in fondo. È un Alfredo Mantovano particolarmente tagliente quello che, dal Consiglio nazionale forense a Roma, ospite lo stesso ministro della Giustizia Nordio, mette all’indice le toghe italiane.
"Non riduciamo questo scenario a un racconto di 'toghe rosse' in azione, che forse aveva senso 30 anni fa e ora è macchiettistico – taglia corto il sottosegretario della presidenza del Consiglio, la mente delle riforme al fianco di Meloni – C’è qualcosa di più complesso e di più grave. È un ormai cronico sviamento della funzione giudiziaria, perché quest'ultima deraglia dai propri confini e decide, insieme alle norme, le politiche sui temi più sensibili, e chi quelle politiche deve applicare. Ed è uno sviluppo che attraversa tutte le gi…
Avanti tutta contro il “deragliamento” della magistratura “dai propri confini”. Un vero e proprio “sviamento giudiziario” che addirittura “va anche al di là delle correnti, attraversa tutte le giurisdizioni”: di fronte al governo è intenzionato ad andare fino in fondo. È un Alfredo Mantovano particolarmente tagliente quello che, dal Consiglio nazionale forense a Roma, ospite lo stesso ministro della Giustizia Nordio, mette all’indice le toghe italiane.
"Non riduciamo questo scenario a un racconto di 'toghe rosse' in azione, che forse aveva senso 30 anni fa e ora è macchiettistico – taglia corto il sottosegretario della presidenza del Consiglio, la mente delle riforme al fianco di Meloni – C’è qualcosa di più complesso e di più grave. È un ormai cronico sviamento della funzione giudiziaria, perché quest'ultima deraglia dai propri confini e decide, insieme alle norme, le politiche sui temi più sensibili, e chi quelle politiche deve applicare. Ed è uno sviluppo che attraversa tutte le giurisdizioni, a prescindere dalle appartenenze correntizie. Ritrovare l'equilibrio è indispensabile". A rispondere a Mantovano ci pensa il vice segretario dell'Anm, Stefano Celli: "Vi sono delle valutazioni che spettano ad organi diversi da quelli eletti, previsti dalla legge e che fanno il loro dovere, i quali a volte possono andare in contrasto con le decisioni del governo. Se proprio il governo ritiene di essere limitato da questo esercizio di poteri e se fosse vero che qualcuno di noi ha esercitato un potere che non è suo, si può ricorrere alla Corte costituzionale per il conflitto di attribuzione", dice all’Ansa.
Ma il sottosegretario affronta anche il tema spinoso delle pronunce sui migranti, sgradite al governo e alla maggioranza, che hanno determinato accuse ai giudici, culminate poi nell’attacco alle Sezioni Civili unite della Cassazione”. “Il tema della giurisprudenza creativa" è "diffuso fra tutte le giurisdizioni, con riferimenti alle fonti internazionali ed europee, dando una lettura 'estensiva', per non dire arbitraria, delle norme costituzionali", è tranchant il sottosegretario. Che aggiunge: c'è "la tendenza delle corti a negare spazi regolativi al legislatore", che erode "gli spazi di diretta espressione della sovranità popolare. Pensiamo, per riportare un esempio di leggi sistematicamente disapplicate, a quelle in materia di immigrazione".
Mantovano quindi ribadisce, parlando al Consiglio forense: "Quello che noi desideriamo non è delegittimare l'Unione europea, bensì che la nostra Repubblica continui a preservare il suo fondamento". Un affondo che certo peserà sulla preparazione del prossimo incontro, previsto il 15 aprile, tra l’Associazione nazionale magistrati e il Guardasigilli, già preceduta da dissenso interno.
Le parole del sottosegretario arrivano peraltro, forse casualmente, dopo i riferimenti diretti della magistratura associata e dei togati del Csm proprio al suo caso: cioè “all’incoerenza” con cui da destra si criticano persino le partecipazioni delle toghe a un convegno, “mentre l’attuale sottosegretario a Palazzo Chigi, Mantovano, è rientrato in magistratura subito dopo le numerose esperienze in Parlamento. È stato in Cassazione, oggi di nuovo in politica e non ha mai lasciato l’ordine giudiziario”.