L’offerta della Lega a Meloni: “Infrastrutture a FdI”. Tensioni sul riarmo
di Tommaso Ciriaco , Lorenzo De CiccoNon è stato un agguato quello di Matteo Salvini. Prima d’intervenire alla fortezza da Basso di Firenze e rilanciarsi per il Viminale aveva preso il telefono e chiamato Giorgia Meloni. Per avvisarla di quello che avrebbe detto sul palco: il partito me lo chiede e il ministero dell’Interno è un obiettivo politico. La premier però continua a non essere convinta di questa opzione. Anzi. Pure il titolare attuale del dicastero, Matteo Piantedosi, sentito dal capo leghista prima dell’intervento, sembra tutt’altro che smanioso di lasciare per tentare la corsa a governatore in Campania. Ma Salvini non mollerà la presa facilmente.
Pur di convincere Meloni è disposto a mettere sul piatto, raccontano nella sua cerchia, anche il ministero delle Infrastrutture, a cederlo a un “Fratello”. Un’offerta, così si augurano i leghisti, che potrebbe spingere Meloni ad aprire a una valutazione. Anche se da FdI c’è chi fornisce anche questa lettura, circa i dubbi, persistenti, della premier: Meloni non …
Non è stato un agguato quello di Matteo Salvini. Prima d’intervenire alla fortezza da Basso di Firenze e rilanciarsi per il Viminale aveva preso il telefono e chiamato Giorgia Meloni. Per avvisarla di quello che avrebbe detto sul palco: il partito me lo chiede e il ministero dell’Interno è un obiettivo politico. La premier però continua a non essere convinta di questa opzione. Anzi. Pure il titolare attuale del dicastero, Matteo Piantedosi, sentito dal capo leghista prima dell’intervento, sembra tutt’altro che smanioso di lasciare per tentare la corsa a governatore in Campania. Ma Salvini non mollerà la presa facilmente.
Pur di convincere Meloni è disposto a mettere sul piatto, raccontano nella sua cerchia, anche il ministero delle Infrastrutture, a cederlo a un “Fratello”. Un’offerta, così si augurano i leghisti, che potrebbe spingere Meloni ad aprire a una valutazione. Anche se da FdI c’è chi fornisce anche questa lettura, circa i dubbi, persistenti, della premier: Meloni non vorrebbe affidare a Salvini, insieme agli Interni, anche la partita Starlink, su cui il Viminale ha parzialmente competenza. E Piantedosi in questa fase è un ministro apprezzatissimo dalla premier. Per la Campania poi da tempo c’è l’opzione Edmondo Cirielli.
C’è un altro dilemma che lacera in queste ore la maggioranza e che si può racchiudere in una domanda: è meglio restare afoni e senza una posizione su un tema cruciale come quello del riarmo, o battere un colpo rischiando però di spaccare il centrodestra? O, peggio ancora, sconfessare la linea tenuta negli ultimi due Consigli europei da Meloni, che ha sostenuto — sia pure con accenti critici — il piano di Ursula von der Leyen? Il nodo è sul tavolo di Palazzo Chigi, perché da oggi e per l’intera settimana, la Camera dovrebbe occuparsi anche di questo.
Il centrosinistra ha in cantiere una serie di mozioni: dovrebbero presentarle Movimento e Avs, probabilmente anche il Pd. E lo stesso vale per Azione. Testi distinti e distanti: ostile al riarmo quello dei contiani, a favore quello di Carlo Calenda. Il centrodestra, invece, è incastrato nel dilemma già riferito. E non sa come muoversi.
Da qualche giorno, i tecnici di Palazzo Chigi, della Difesa e della Farnesina hanno iniziato a ragionare attorno a un’ipotesi da sottoporre poi alle forze di maggioranza. La Lega, però, ha comunicato informalmente la propria posizione: il Carroccio non intende sostenere o anche solo valutare il ReArm. Vogliono una chiusura netta, definitiva. Con il rischio di aprire un fronte interno al governo e sfidare von der Leyen, proprio mentre l’Italia ha bisogno della Commissione per ottenere dagli Stati Uniti uno “sconto” sui dazi in alcuni settori del made in Italy.
I tempi della decisione non sono ancora chiari: il termine per la presentazione delle mozioni dipende da quando si discuteranno e voteranno i testi in Aula. Da martedì ogni giorno è buono. Difficile che accada prima di mercoledì, pare. E non è detto che l’appuntamento non slitti ancora. Fino ad allora, le forze del centrodestra possono provare a studiare una strategia comune.
Evitare di presentare una mozione, limitandosi a votare soltanto quelle delle opposizioni, equivarrebbe a un’ammissione di impotenza. Scelta controversa, anche se legittima, che metterebbe in evidenza l’impossibilità della maggioranza di costruire una posizione autonoma e unitaria. Forza Italia poi difficilmente potrebbe votare contro la mozione di Calenda, o comunque porzioni di essa. E lo stesso vale per il Carroccio, che avrebbe difficoltà a non sostenere almeno alcuni passaggi del testo del M5S.
Ecco perché Palazzo Chigi sta lavorando per verificare la possibilità di scrivere una mozione unitaria. Potrà tentare un equilibrismo linguistico, al quale lavorano da giorni gli esperti e i capigruppo. Il problema, ancora una volta, si chiama Lega: la sensazione è che gli uomini di Salvini stiano alzando l’asticella del confronto per far capire che senza un via libera sul Viminale per Salvini — con il sacrificio di Piantedosi, dunque — la tensione è destinata ad aumentare. Meloni, poco incline a subire ultimatum, non sembra disposta a cedere. L’obiettivo della premier è chiudere la legislatura senza rimpasti.