Il decreto Sicurezza? “Un pessimo segnale. Per la salute del diritto e per lo stato della democrazia parlamentare”. Nello Rossi, esponente storico di Magistratura democratica, giudice da oltre 40 anni, continua a rileggere i 34 articoli del testo varato in Consiglio dei ministri. Da disegno di legge a decreto legge, in una sera, in pochi minuti, con un colpo di spugna su 17 mesi di dibattito parlamentare.
Dottor Rossi, ha scritto in tempo reale su Questione Giustizia: “l’eccessivo ricorso ai decreti leggi è già grave, farlo sulla materia penale è inquietante ”. Perché?
“Rave, Cutro, Caivano, ce li ricordiamo tutti i nomi dei più noti decreti legge in materia penale adottati dal governo e dalla sua maggioranza. Ma imboccare di nuovo la scorciatoia della decretazione di urgenza per imporre nuovi reati, nuove aggravanti e nuovi aumenti di pena tradisce la singolare declinazione che questa destra coltiva del rispetto delle istituzioni”.
Il decreto Sicurezza? “Un pessimo segnale. Per la salute del diritto e per lo stato della democrazia parlamentare”. Nello Rossi, esponente storico di Magistratura democratica, giudice da oltre 40 anni, continua a rileggere i 34 articoli del testo varato in Consiglio dei ministri. Da disegno di legge a decreto legge, in una sera, in pochi minuti, con un colpo di spugna su 17 mesi di dibattito parlamentare.
Dottor Rossi, ha scritto in tempo reale su Questione Giustizia: “l’eccessivo ricorso ai decreti leggi è già grave, farlo sulla materia penale è inquietante ”. Perché?
“Rave, Cutro, Caivano, ce li ricordiamo tutti i nomi dei più noti decreti legge in materia penale adottati dal governo e dalla sua maggioranza. Ma imboccare di nuovo la scorciatoia della decretazione di urgenza per imporre nuovi reati, nuove aggravanti e nuovi aumenti di pena tradisce la singolare declinazione che questa destra coltiva del rispetto delle istituzioni”.
“Ma il governo doveva rispettare un impegno con i cittadini, l’iter era tortuoso”, ha spiegato la premier Meloni. Non basta?
“La scelta di punire penalmente dovrebbe essere già una decisione estrema, da discutere approfonditamente in Parlamento. E’ così che si rispettano gli impegni e non invocando surrettiziamente una inesistente situazione di necessità ed urgenza. La prova di ciò che dico sta nel fatto che “nulla” è cambiato dal momento della presentazione del disegno di legge sicurezza al momento della sua metamorfosi in un decreto legge”.
Da giurista: perché proteste e scontri diventano crimine?
“Il governo mostra di considerare il conflitto sociale solo come un problema di ordine pubblico. E l’ordine pubblico come questione da governare con lo strumentario del diritto penale. È un sillogismo pericoloso: oltre che incompatibile con l’ordine pubblico democratico proprio della nostra Costituzione”.
Dalla Biennale Democrazia di Torino, pochi giorni fa, lei ha detto il gigantismo penale del governo Meloni ha introdotto 417 anni di carcere in più e 48 nuovi reati, una media di 2 al mese. Ma non dipende anche da una concreta un’istanza di sicurezza dei cittadini?
“Sono calcoli certamente approssimativi, ma non distanti dalla realtà. Capisco che l’insicurezza “percepita”, fortemente influenzata dai media, sia acuta e crescente, a dispetto di statistiche che attestano la diminuzione dei reati, soprattutto di violenza. Ma chiedo: si può rispondere a ogni crimine a risonanza mediatica con nuovi reati e aumenti di pena?”.
Se hanno i voti, possono: questa è la tesi.
“Ma così siamo al diritto penale della cronaca. È un’antica furbizia del potere prediligere questa via all’adozione di serie politiche di contrasto al crimine che richiedono intelligenza , tecnologie, investimenti e formazione di personale qualificato. E intanto crescono indisturbate le truffe e altri reati sul web che non sono ogni giorno sotto i riflettori”.
Come la mettiamo con le truffe agli anziani e le occupazioni degli alloggi: reati molto percepiti su cui il decreto interviene?
“Ben vengano procedure rapide di recupero degli immobili indebitamente occupati e tutele incisive per soggetti deboli come gli anziani. Ma in questo campo servono assistenti sociali e forze di polizia specializzate assai più che le grida manzoniane che aumentano le pene”.
Le tutele legali, le bodycam per le forze dell’ordine: un’efficace garanzia per agenti e anche per i cittadini, come dicono i ministri Piantedosi e Nordio?
“Per essere un’efficace garanzia delle forze dell’ordine e dei cittadini, l’impiego delle bodycam dovrebbe essere attuato con modalità tecniche che impediscano di selezionare solo alcune immagini e di cancellarne altre. Inoltre, come naturale pendant di questa innovazione dovrebbero essere finalmente introdotti i numeri di riconoscimento degli agenti in servizio di ordine pubblico”.
E il reato della resistenza passiva nelle carceri e nei Cpr, per quanto modificata dal Quirinale?
“Per chi crede in un diritto penale del fatto, punire penalmente forme di resistenza non violenta resta inaccettabile”.
Lei vede il rischio di una spirale: più reati, più caos giustizia più insicurezza?
“Esiste in concreto questo rischio. Perché se facciamo il confronto con il passato o con altri Paesi, ad esempio la Francia, noi vediamo che oggi in Italia vi è un conflitto sociale a bassa intensità. Aumentare indiscriminatamente le norme penali fa sì che una vivace ripresa del conflitto impatti contro la barriera di irrigidimento punitivo che è stata eretta, suscitando un ulteriore innalzamento delle tensioni sociali e della risposta repressiva. Una spirale davvero indesiderabile”.
Il Colle ha dovuto spingere alla modifica o alla rimozione di almeno sei punti specifici. La legge resta comunque a rischio di incostituzionalità?
“La saggezza e la cultura giuridica del Presidente si rivelano ancora una volta una risorsa preziosa della Repubblica. Ma cogliere in tutta la loro ampiezza i molteplici profili di incostituzionalità del pacchetto sicurezza è un compito complesso che spetta in prima battuta al Parlamento e poi ai giudici ordinari nella loro dialettica con il giudice costituzionale”.