Dazi, Gamberini “Merci ferme nei porti. Ora guardiamo a nuovi mercati”
di Rosaria AmatoIl presidente di Legacoop Simone Gamberini
«Molte delle nostre imprese hanno cominciato a subire l’impatto negativo dei dazi ancora prima del loro arrivo. Ci sono nuovi ordini fermati dagli importatori per 90 giorni, in attesa di capire cosa succederà. Soprattutto nell’agroalimentare grandi quantità di merci sono bloccate nei porti». Uscendo da Palazzo Chigi, dopo l’incontro con la premier Meloni, il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, non nasconde le preoccupazioni per l’impatto dei dazi.
Nell’immediato cosa serve alle imprese per contenere le perdite e trovare nuovi sbocchi per l’export? «Diversi tipi di intervento, dal credito di imposta a misure per la liquidità, sul modello delle garanzie Sace. Ci sarà sicuramente bisogno anche di ammortizzatori sociali straordinari, da attivare con le modalità Sure del periodo Covid, per permettere alle imprese di gestire esuberi momentanei senza però perdere forza lavoro, nei periodi di impatto peggiore dei dazi».
«Molte delle nostre imprese hanno cominciato a subire l’impatto negativo dei dazi ancora prima del loro arrivo. Ci sono nuovi ordini fermati dagli importatori per 90 giorni, in attesa di capire cosa succederà. Soprattutto nell’agroalimentare grandi quantità di merci sono bloccate nei porti». Uscendo da Palazzo Chigi, dopo l’incontro con la premier Meloni, il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, non nasconde le preoccupazioni per l’impatto dei dazi.
Nell’immediato cosa serve alle imprese per contenere le perdite e trovare nuovi sbocchi per l’export? «Diversi tipi di intervento, dal credito di imposta a misure per la liquidità, sul modello delle garanzie Sace. Ci sarà sicuramente bisogno anche di ammortizzatori sociali straordinari, da attivare con le modalità Sure del periodo Covid, per permettere alle imprese di gestire esuberi momentanei senza però perdere forza lavoro, nei periodi di impatto peggiore dei dazi».
E a medio-lungo termine?
«Abbiamo bisogno di politiche strutturali per rilanciare la competitività e politiche industriali di sistema che vadano oltre l’emergenza. È da tempo che chiediamo un tavolo di concertazione e di confronto che aggredisca le questioni principali, a cominciare da quella dell’energia, e ci permetta di guardare alla ripresa: al di là dei dazi, siamo da tempo in una situazione di incertezza, con una crescita quasi a zero».
Quindi questa può essere l’occasione buona?
«Abbiamo preso atto che c’è una disponibilità da parte del governo di discuterne in un tavolo di confronto».
Le risorse che il governo mette in campo sono sufficienti?
«Rischiamo di parlare sempre delle stesse risorse, già note, che vengono riprogrammate per fini diversi: la premier ci ha prospettato l’ipotesi di destinare a favore delle imprese 14 miliardi non utilizzati del Pnrr, 11 che arrivano dalla revisione dei fondi di coesione più altri 7 dalla quota di risorse destinate all’Italia dal piano sociale per il clima. E poi ci sono le risorse non utilizzate che erano state stanziate per il piano Industria 5.0. Al momento però abbiamo ancora solo i titoli…».
Le imprese che non possono più esportare negli Stati Uniti perché l’impatto dei dazi rende i prezzi troppo alti per i consumatori hanno bisogno di trovare subito nuovi mercati. Come vi state muovendo?
«Abbiamo fatto diverse proposte. Contiamo sul sostegno finanziario e operativo di Sace, Simest e Ice, che in questi anni ci hanno già supportato nelle politiche di diversificazione dei mercati di sbocco, consentendoci di ridurre il peso degli Stati Uniti. Le imprese vanno accompagnate in questo percorso».
Verso quali mercati vi state dirigendo?
«Tutto il Mercosur, l’India, il Sud-Est asiatico, il Canada e parte dell’Africa. Stiamo lavorando anche sull’America Centrale, il Messico e l’Australia».