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Il rebus dazi al Salone del mobile: “Serve sostegno finanziario, chi pagherà per il made in Italy?”

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Dubbi e timori tra gli stand della storica fiera milanese, oltre 2mila espositori: “A gennaio il mercato cresceva del 7%, ora che accadrà?
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Si naviga a vista. E non è un modo di dire. «Ci sono nostri imprenditori che hanno fatto partire carichi dei loro mobili diretti negli Usa per nave qualche giorno fa, quando i dazi non c’erano ancora. Quando le navi arriveranno nei porti americani, invece, la merce sarà tassata di un 20% supplementare. Chi lo pagherà?», si chiede Claudio Feltrin, presidente di Federlegno-Arredo.

La risposta non è chiara, come del resto non è chiaro nulla in questo primo giorno del Salone del Mobile, dove la Brianza - e non solo - invita il mondo a casa. Oltre duemila espositori, anche dall’estero; compratori americani, dagli studi di interior design alle grandi catene alberghiere, importatori cinesi, architetti sudamericani, creativi di ogni genere e tipo intruppati nel monacale “total black”.

Tutti a caccia di un pezzo di Made in Italy, tutti con un occhio a quello che accade a Washington, lontanissima eppure assai evocata in questi padiglioni di Rho Fiera. A Milano, in città, è una settimana di …

Si naviga a vista. E non è un modo di dire. «Ci sono nostri imprenditori che hanno fatto partire carichi dei loro mobili diretti negli Usa per nave qualche giorno fa, quando i dazi non c’erano ancora. Quando le navi arriveranno nei porti americani, invece, la merce sarà tassata di un 20% supplementare. Chi lo pagherà?», si chiede Claudio Feltrin, presidente di Federlegno-Arredo.

La risposta non è chiara, come del resto non è chiaro nulla in questo primo giorno del Salone del Mobile, dove la Brianza - e non solo - invita il mondo a casa. Oltre duemila espositori, anche dall’estero; compratori americani, dagli studi di interior design alle grandi catene alberghiere, importatori cinesi, architetti sudamericani, creativi di ogni genere e tipo intruppati nel monacale “total black”.

Tutti a caccia di un pezzo di Made in Italy, tutti con un occhio a quello che accade a Washington, lontanissima eppure assai evocata in questi padiglioni di Rho Fiera. A Milano, in città, è una settimana di eventi; qui - si spera - di affari. Specie per un’industria, spesso piccola o piccolissima, del Nord, che come ricorda il presidente di Assolombarda Alessandro Spada è il nocciolo duro del settore: «La provincia di Monza e Brianza vanta 12 mila occupati e un export di 1,2 miliardi di euro, a Milano gli addetti sono oltre seimila con esportazioni per oltre un miliardo». Dati dell’era a.d., “ante dazi”, come il mercato «che a gennaio cresceva del 7% - dice ancora Feltrin - e ci dava la speranza di ripartire bene dopo un anno difficile; e invece...». E invece «le aziende hanno bisogno nell’immediato di sostegno finanziario - scandisce nel suo discorso di inaugurazione la presidente del Salone Maria Porro - perché non stiamo parlando di un bene di consumo ma di qualcosa che si progetta oggi e si consegna in due anni. Vanno sostenute le aziende italiane che fanno esportazione e che esportano anche un modo di fare impresa, perché gli Usa sono il nostro secondo mercato estero». L’appello di Porro è quello ad evitare una escalation dei dazi e a trattare, non a livello bilaterale, ma attraverso l’Europa.

Piccole aziende, del resto, ma anche grandi numeri: il settore del legno arredo lo scorso anno ha superato abbondantemente i 50 miliardi di produzione, l’industria del mobile in senso stretto è sopra i 25 miliardi. «Lunedì sera abbiamo avuto un’anteprima con un centinaio di grandi clienti - racconta Claudio Luti, che guida un marchio noto come Kartell, e il mood mi è sembrato buono. La cosa curiosa è che alcuni acquirenti americani sembravano quasi in imbarazzo per quello che sta succedendo sui dazi». Vince l’incertezza o la preoccupazione, presidente? «Al momento l’incertezza. Ancora non abbiamo capito se i nostri prodotti verranno tassati al 20% o magari a meno. Ma un dato certo è che è un peccato riportare il mondo indietro. Quando ho cominciato con Kartell, dall’Italia si esportava in 34 Paesi. Oggi in oltre 150 e mi pare un bel progresso».

Un progresso che rischia di sbattere contro gli scogli lanciati nel mare del libero commercio da Trump. «Con dazi così pesanti temo di perdere molti clienti», si lamenta con l’agenzia Apf l’architetta d’interni Allison Muir, sbarcata al Salone da San Francisco. «Nel 2013, come settore, esportavamo negli Usa meno di 700 milioni; nel 2023 eravamo arrivati a 1,7 miliardi- spiega ancora Feltrin -. Se adesso i dazi restassero, o peggio ancora se si innescasse uno scontro tra Paesi, questo mercato così importante per noi potrebbe tornare ai livelli del passato. E recuperare il terreno perso non è facile». Da oggi, a partire dalle ore 12.01 sulla costa Est americana, i dazi non saranno più una parola, ma un fatto che ogni nave in arrivo dovrà affrontare.

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